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La sfida di Christian: l’elettricista cambia e si reinventa chef

di Serena Fregni
La sfida di Christian: l’elettricista cambia e si reinventa chef

Ha cominciato come artigiano tra cavi ed impianti elettrici «ma non era la mia via»: ora è un re dei panini con Palmieri

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Questa è la storia lavorativa di un giovane che ha deciso, all'età di 38 anni di mollare tutto e ricominciare da zero. La storia di chi, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che questo paese crea a tanti giovani promettenti e meritevoli, ha voluto sfidare il proprio destino e ce l'ha fatta. Sono passati due anni e oggi Christian Lo Russo, per tutti "Chicco", è chef presso Generi alimentari, "Da Panino", dopo vent'anni passati a fare l'elettricista. Un lavoro che non rimpiange ma che non denigra anche se l'aver creduto nei propri sogni, l'aver rischiato e l'averci provato l'ha portato a fare ciò che voleva essere come commenta lui stesso «quello che mi fa svegliare con il sorriso, la voglia di imparare, osare, credere e vivere».

Una storia perfetta per la nostra serie di interviste “Io lavoro” dedicata ai modenesi che si raccontano attraverso la propria occupazione.

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Christian, come si sente oggi?

«Benissimo, ci ho pensato tanto, ogni tanto ancora mi chiedo se ho fatto la scelta giusta e mi rispondo di si, che non potevo fare altro, dovevo per forza seguire la passione».

Da sempre ha avuto la passione della cucina, cosa l'ha spinta a fare il "salto" lavorativo? «E' stata la voglia di fare veramente quello che si ama perché è l'unica strada per stare bene sia con te stesso ma anche con il contesto in cui si lavora. E' stato fatale l'incontro con Beppe Palmieri, il mio superiore, colui che ha creduto in me e che mi ha accolto nel suo team. Oggi amo quello che faccio, creiamo panini con un'attenzione meticolosa verso la tradizione e le materie prime d'eccellenza e c'è un grande lavoro dietro e questo è uno degli aspetti più importanti del mio mestiere».

Quando ha sentito che stava andando verso una strada che non era la sua?

«Avevo circa 24 anni, sentivo che volevo cambiare così ho provato anche a fare il commesso nel campo dell'abbigliamento, ho aperto con alcuni amici anche un negozio a Carpi per qualche anno e poi sono tornato a fare l'elettricista».

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Ha sempre svolto quella professione?

«Si ho fatto l'elettricista per 20 anni circa, tra alti e bassi. Ho passato anche due mesi a casa disoccupato, è stato il periodo più brutto della mia vita, soprattutto quando sei abituato a fare, mi sentivo inutile e questa credo sia la sensazione più straziante che si possa provare. La disoccupazione giovanile crea malumore, tanti giovani che si deprimono senza un lavoro e perdono la voglia di fare davvero quello che vogliono ma non devono. Lo so che è difficile ma bisogna guardare avanti».

Cosa manca oggi ai giovani per potercela fare nel mondo del lavoro?

«Alcuni si lamentano e molti lavori non li vogliono più fare. Ci vuole tanto impegno e dedizione per raggiungere il tuo sogno e mai mollare. Poi certo, il nostro paese dovrebbe dare più opportunità e anche responsabilità ai giovani per farli crescere professionalmente. Pensi che ho partecipato alle selezioni della terza edizione di Masterchef. Poi ho capito che non serve un reality ma bisogna pedalare e lavorare, si deve essere il primo ad arrivare e l'ultimo ad andare via. Bisogna crederci e andare avanti, anche attraverso le difficoltà».

Credere in quello che si fa basta secondo lei?

«Crederci e rischiare, provare a prendere certi rischi. Io me li sono presi che avevo quasi 40 anni e per molti sono stato definito pazzo a fare un salto del genere e invece oggi sono felice»

Lavorare in team e rendere il giovane partecipe potrebbe essere una formula vincente secondo lei?

«Si certamente. Noi qui siamo un team e si cerca di capire anche le problematiche che può avere il titolare, non solo il nostro ma qualsiasi, arrivare a fine mese, garantire uno stipendio per i dipendenti. Ecco credo che i giovani debbano conoscere tutte le sfaccettature del mondo del lavoro. A volte non vengono coinvolti al 100% e invece bisogna farlo, è essenziale».

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