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Penna digitale: Giusti abbandonò il progetto

Riccardo Giusti, titolare della omonima azienda fiorentina, non commise alcun reato di “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente” quando gli fu aggiudicato il contratto - secondo la...

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Riccardo Giusti, titolare della omonima azienda fiorentina, non commise alcun reato di “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente” quando gli fu aggiudicato il contratto - secondo la Procura mediante collusione con Cencetti - per il progetto della “penna digitale” Safekey. Il motivo è che in realtà, secondo la difesa intervenuta ieri in udienza preliminare - l’avvocato Rossana Zanoni - il progetto si arenò e Giusti lo abbandonò completamente prima di realizzarlo ritirandosi «con un bagno di sangue finanziario». L’avvocato Zanoni ha spiegato che la persona che secondo l’accusa sarebbe coinvolta con loro per fare da tramite sui pagamenti per Cencetti come socio occulto, in realtà era un semplice agente della Giusti stessa e i pagamenti, avvenuti anche dopo l’abbandono della “Penna digitale”, sono solo il suo stipendio base con le provvigioni. Secondo la difesa non esiste neppure «l’accordo previo tra l’imprenditore e la pubblica amministrazione per aggiudicare il contratto nel quadro di una sistematica condivisione manageriale con Cencetti delle strategie commerciali della società». Lo dimostrerebbero le perdite.

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