Caso Artoni-Fercam: realtà drammatica interviene il ministro
Rimpalli di responsabilità e interrogazioni parlamentari che accusano l’azienda altoatesina. Lunedì nuovo tavolo
Rimpalli di responsabilità, accuse reciproche, il Ministero dello sviluppo economico che convoca nuovamente le parti, interrogazioni parlamentari, i comprensibili appelli di chi è quasi sul lastrico ma sta di fatto che per i lavoratori della Artoni Trasporti e per tutto l’indotto si allontana l’ipotesi di una soluzione e la realtà si fa sempre più drammatica.
L’azienda altoatesina di trasporti Fercam per acquisire un ramo azienda di Artoni aveva creato la newco FercamArtoni poi ha fatto un’improvvisa marcia indietro perché sarebbero «venuti meno i presupposti per procedere ad una definizione contrattuale con il gruppo Artoni sin dal 10 febbraio». Nella nota di Fercam non sono mancati i riferimenti alla «mancata conclusione di un accordo sindacale», che parrebbe il motivo fondamentale della rinuncia.
Il sindacato Filt Cgil nazionale si sta organizzando per tentare di recuperare la situazione prima di tutto con Fercam ma sottolinea pure che «è responsabilità di Artoni chiarire le proprie intenzioni per il futuro, al fine di salvaguardare le professionalità presenti e l'occupazione, anche attraverso l'attivazione di ogni strumento di protezione sociale - come ha affermato Danilo Morini della stessa Filt-Cgil nazionale - Il personale dipendente diretto non ha ricevuto l'ultimo stipendio e le aziende che occupano lavoratori indiretti vantano crediti per oltre un semestre e versano in gravissime criticità. Ancora una volta i lavoratori corrono il grave rischio di dover pagare a caro prezzo gli errori e le incapacità imprenditoriali».
Va ricordato che oltre ai 586 dipendenti di Artoni (una ventina dei quali a Campogalliano) sono coinvolti circa 2.500 autotraportatori di aziende in appalto e fra questi molti avevano rapporti diretti con la filiale modenese. Lavoratori, di solito padroncini o appartenenti a cooperative del settore, che giustamente reclamano arretrati da 7-8 mesi, in molti casi di parla di 40mila euro o di altre somme enormi, e che ora non lavorano e non hanno accesso agli ammortizzatori sociali.
Ora è stato convocato un nuovo tavolo istituzionale a Roma presso il Ministero dello sviluppo economico, previsto per lunedì 27 febbraio, ma è difficile fare previsioni ottimistiche anche per l’esito di questo incontro.
Al tempo stesso la vicenda Artoni è arrivata in Parlamento in seguito a interrogazioni di Giovanni Paglia, di Sinistra Italiana, e di Andrea De Maria del Pd. Paglia, con Yuri Torri e Igor Taruffi, interroga il Ministero dello sviluppo economico «per sapere se, in previsione del tavolo di discussione convocato per il prossimo 27 febbraio al MISE, si intenda operare per il rispetto del criterio di ragionevolezza, in presenza del comportamento scorretto di una delle parti in causa e delle drammatiche ricadute che gravano sulla testa di migliaia di persone».
Nell’interrogazione al ministero da parte di De Maria si sollecita «l'attenzione del Governo su questa grave situazione». «La Fercam - sottolinea il deputato del Partito Democratico - avrebbe dovuto acquisire Artoni, attraversata da una difficile e complicata situazione finanziaria che coinvolge il destino di 586 dipendenti e circa 2500 lavoratori di aziende in appalto, di questi circa la metà in Emilia Romagna. Invece - prosegue De Maria - stravolgendo di fatto la procedura che riguardava tutti i dipendenti dell'intero perimetro aziendale e tutte le filiali operative, la Fercam ha comunicato che la vertenza avrebbe riguardato solo 400 unità lavorative e 22 filiali anziché 39, lasciando di fatto 170 lavoratori senza lavoro e senza salario».
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