Contributi da voucher. L’Inps di Carpi gli nega la pensione
Un operaio di Carpi incassava gli stipendi con i buoni lavoro ma non risultano versamenti La Cgil: «È inconcepibile che il lavoratore non abbia l’assegno cui ha diritto»
CARPI. Assaporava il momento della pensione, alla quale aveva diritto, ma, nonostante la domanda presentata entro i termini, l’Inps l’ha respinta perché non risultano contributi versati.
Potrebbe strappare un sorriso a fior di labbra, se fosse la scena di un film, ma è tutto vero. Capita, infatti, che un lavoratore abbia maturato il diritto ad andare in pensione il primo gennaio scorso e che, presentata domanda nei tempi previsti dalla legge, se la sia vista respingere dall'Inps di Carpi perché «non risultano versati i contributi». Cos'è successo? In sintesi, il malcapitato ha lavorato regolarmente tutta una vita poi, negli ultimi quattro anni è stato costretto ad accettare un'occupazione retribuita con voucher in una tintoria industriale per poter raggiungere i contributi necessari, ed è incappato in una doccia ghiacciata: l'Istituto previdenziale non è abilitata ad accreditare questo particolare tipo di contribuzione. Fantascienza? Magari. Il lavoratore sta ora aspettando che l'Inps disbrighi la matassa.
«Nato per regolamentare le prestazioni lavorative saltuarie - spiegano Tamara Calzolari e Maura Romagnoli, rispettivamente di Cgil e patronato Inca - il voucher non dà diritto alle prestazioni a sostegno del reddito dell’Inps quali disoccupazione, maternità, malattia, assegni familiari, ma è riconosciuto ai fini del diritto alla pensione. Quindi? Perché il nostro assistito non vede la sua pensione liquidata? Perché sul suo estratto contributivo non ci sono i contributi versati relativi al lavoro accessorio? Questo caso certo non è l'unico ma, anche se lo fosse, riteniamo sia inconcepibile. I dati dell'Inps confermano la diffusione sempre maggiore dell'uso dei buoni lavoro a discapito delle “normali” assunzioni con contratti regolari.
La Cgil ha più volte denunciato che questo strumento consente ad aziende e imprese di ogni tipo di poter pagare a voucher indistintamente ogni tipo di lavoratore e per ogni attività. Questa degenerazione dello strumento minaccia la tenuta del tessuto lavorativo e crea difficoltà anche dal punto di vista previdenziale. A fronte di questo, la Cgil ha promosso un referendum che punta all'abolizione dei voucher e al ridisegno di una nuova tipologia contrattuale che definisca regole, ambiti, limiti e diritti del lavoro occasionale: esso dovrebbe tenersi in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno insieme a quello sulla tutela dei diritti dei lavoratori degli appalti, a sostegno della proposta di legge sulla nuova Carta Universale dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, per risolvere le difficoltà dei lavoratori costretti a forme di lavoro precario» concludono Calzolari e Romagnoli.
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