Gazzetta di Modena

Modena

Lo sconforto del Pd corre su Facebook «È un vero disastro»

di Stefano Luppi
Lo sconforto del Pd corre su Facebook «È un vero disastro»

Baruffi: «Ne pagheremo il prezzo tutti: sia quelli presi da una forma di euforia malata, sia quelli neri come me»

3 MINUTI DI LETTURA





C'è chi è preoccupato, chi si appoggia al pensiero di altri e chi snobba “serenamente” l’argomento forse perché preferisce amministrare. Pur sempre grazie a quel partito, comunque. Basta navigare tra i profili Facebook di alcuni politici modenesi - parlamentari, sindaci, consiglieri regionali e locali - per rendersi conto della “febbre” che sta dietro la scissione dal Partito Democratico di dirigenti storici come Enrico Rossi, Pierluigi Bersani e Massimo D'Alema. Si va, non potrebbe essere altrimenti sui social, in ordine sparso anche se un filo conduttore forse c'è ed la condivisione da parte di molti del discorso che ha fatto Giovanni Taurasi. Carpigiano, autore di molti testi e collaboratore dell'Istituto storico di Modena, era all’assemblea di Roma. Sul proprio profilo ne parla, ad esempio il sindaco di Carpi Alberto Bellelli: «Condivido Giovanni!», scrive entusiasta il primo cittadino carpigiano a proposito dell'intervento di Taurasi all'assemblea Pd di domenica scorsa che ha citato il “Compagno Zeta”: «Da due anni ascolto tutti e apprezzo la passione civile di tante opinioni: mi comporto, come semplice delegato, come il Compagno Zeta che arriva puntuale, si siede in sesta fila e spesso viene deluso nonostante sia un militante da tanti anni. Sprizza gioia solo nel giorno delle primarie. I compagni Zeta mi dicono che hanno votato poco Renzi, ma ora non apprezzano neppure D'Alema».

E poi ieri sul suo sito: «I compagni Zeta sono molto riservati, ma avevano voglia di farsi sentire questa volta perché sono momenti drammatici».

Maria Costi, sindaco di Formigine, cita anche l'intervento dell'ex segretario Pd Walter Veltroni: «Meno riunioni di corrente, più rappresentanza di bisogni sociali».

Sembra prenderlo in parola il sindaco di Sassuolo Claudio Pistoni che sul suo profilo Fb tralascia il Pd per imitare l'ex premier Renzi occupandosi di rispondere ai cittadini su mendicanti, cinema e pizzerie chiuse. Il consigliere comunale Federica Venturelli assicura: «Resto nel partito, ma la colpa del disastro è del leader inadeguato» e via con la condivisione del pensiero di Cuperlo che resta nel Pd ma con toni critici e pacati.

Il consigliere regionale Giuseppe Boschini “provoca” gli scissionisti che invocano Bandiera rossa. Scrive Boschini: «Senza intenti provocatori, ma se pensate che Bandiera rossa è il vostro inno ideale perché siete entrate nel Pd?».

Anche l'assessore regionale Palma Costi snobba l'argomento su Facebook, atteggiamento ben differente dall’onorevole Giuditta Pini che scrive post su post. Pini ricorda «Compagni io ve lo dico: Renzi in California e le date del congresso sono gli ultimi dei problemi che abbiamo davanti» e via una sfilza di fatti di cronaca come le tre bombe carta che ieri hanno caratterizzato la protesta dei taxisti davanti a Montecitorio. Bella assemblea al circolo Madonnina, ovvio un po' di smarrimento e rabbia, ma anche voglia di non mollare». L'ex segretario locale del Pd Davide Baruffi, oggi onorevole, spiega che l'ultima assemblea del “partitone” unito «rischia di passare alla storia come la fiera dell'irresponsabilità. Ne pagheremo un prezzo tutti, sia quelli presi da una euforia malata che quelli neri come me». Altra parlamentare, Manuela Ghizzoni, non lesina post sull'argomento: «Se la speranza è l'ultima a morire allora rimango aggrappata alla possibilità che ci sia ancora la volontà da parte di tutti di provare a trovare, in extremis, una soluzione che possa evitare l'harakiri del Pd. Mi rendo conto che può sembrare una posizione poco realistica».

Paolo Trande, ex capogruppo in Consiglio comunale se ne va e su Fb dice che «scambiare il popolo delle primarie Pd per il popolo italiano è stato ed è un errore politico madornale» e attacca il ministro ex democristiano Dario Franceschini: «E sarebbe una mediazione finire il congresso il 7 maggio invece del 30 aprile?». Infine Fabio Poggi, consigliere comunale: «Non siamo pecoroni, non siamo impazziti, non siamo obnubilati da un despota. Non abbiamo rinnegato alcuna idea restando».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google