Pd, alla Madonnina va in scena la delusione
Posizioni divergenti sul futuro del partito. La deputata Pini: «Resta la nostra casa, più uniti che divisi»
«Il Partito democratico è ancora la casa adatta per dare le risposte ai cittadini». Ne è convinta Giuditta Pini. La parlamentare modenese ha preso la parola lunedì sera in un'assemblea pubblica. «Sono più le cose che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono - ha garantito la deputata nella sede del circolo Pd alla Madonnina - ma, se si decide che dopo la botta del 4 dicembre il Pd non è più adatto a portare avanti le istanze, si fa una nuova cosa: è assolutamente legittimo. Tuttavia, se è un problema di leadership e contenuti, per come siamo fatti noi (gli altri hanno un blog, chiosa la Pini), l'unico modo è il congresso». Pini ha preso la parola dopo aver ascoltato diversi sostenitori, quasi tutti delusi e “navigati”. «Eravamo nati per unire - ha commentato Gianni - ma la discussione profonda non c'è stata. Così nasceranno due soggetti più deboli. Mi auguro che l'agonia sia molto veloce, se s'imbocca questa strada». «Non so con chi sarò - ha ripreso Sergio - e ciò mi dispiace». «Basta che non stai con Renzi», ha aggiunto un altro partecipante alla serata. Alberto Cirelli ha lanciato una voce di unità. «Il Paese e bisogno di noi e delle nostre idee - ha spiegato il presidente della Circoscrizione 4 - non dei nostri litigi. Abbiamo un'enorme responsabilità: non la buttiamo via». Un intervento sulla stessa linea dell'introduzione di Andrea Bortolamasi. «Mi sento scisso tra l'incazzatura profonda e la forte motivazione», ha esordito il segretario cittadino del Pd. Per Bortolamasi il partito così com'è «non ha futuro» e «non è il partito di Renzi, come non era di Bersani, Franceschini...». Allora di chi è? «Degli iscritti, dei militanti, degli elettori», ha garantito il segretario. Per Bortolamasi «se ci spacchiamo a Roma avremo ripercussioni anche a Modena e in Emilia, dove governiamo dal secondo dopoguerra. Se perdiamo qualcuno il partito sarà più povero». "Scissione" è un termine che ha diviso i partecipanti. «Renzi non è un segretario di partito - ha sbottato Camillo - e i circoli sono stati abbandonati. La divisione fa male a tutti: questo non era il momento di andarsene. La minoranza non per forza ha torto: dev'essere ascoltata». «Bisognerebbe che il governo andasse avanti - ha sostenuto Paolo - e, se ci sarà la scissione, i due pezzi continueranno a sostenerlo». Qualcuno ha consigliato di evitare la parola "scissionisti" in quanto «evoca brutti ricordi», lanciando un appello: «smettiamola di essere rissosi». L'unità è importante anche per Gianluca Fanti. «Abbiamo l'ambizione di lasciare una realtà migliore - ha detto il segretario del circolo della Madonnina, citando Baden Powell - e ci possiamo riuscire soltanto restando uniti». Una posizione ribadita dalla parlamentare... prima di due appelli dal pubblico. «Sarebbe veramente irresponsabile dividere il partito - ha ammonio Laura Zanazzo, una delle poche giovani presenti - e l'unità è più importante delle antipatie personali». «Fate una legge elettorale meno proporzionale possibile», ha concluso un elettore.
Gabriele Farina
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
