Enza Rando: «Si è scritta una bella storia»
L’avvocato di Libera ha accolto don Ciotti: «Sono venuto per sostenere un giornalista coraggioso»
Parlare di mafia e antimafia con lei è sempre educativo. Enza Rando è tra le poche a trovare collegamenti, offrire spunti di riflessione, notare pratiche sospette e che meritano attenzione. Per tre anni, da avvocato e attivista di Libera, ha seguito il processo “Black Monkey”, ingoiando bocconi amari quando gli imputati alzavano la voce e volevano impantanare il processo, condividendo invece la strategia del Pm Francesco Caleca di arrivare dritti al punto, evitando strumentalizzazioni che avrebbero soltanto fatto il gioco dell’organizzazione criminale. E ora anche Enza Rando può respirare soddisfatta: «È stata scritta una bella pagina di storia di questo territorio - ha detto dopo la lettura della sentenza - Credo che siamo di fronte ad un giudizio storico, ad una verità processuale. Potevamo avere le nostre idee, ma adesso le hanno confermate i giudici. Le condanne sono chiare e nette, ma fa anche piacere vedere come tutto il ruolo delle parti civili sia stato tenuto in grande considerazione dalla Corte. Il loro riconoscimento è pieno, lo dicono i risarcimenti disposti». E non potrebbe essere altrimenti, soprattutto per chi, in Aula, da spettatori, non ha mai mancato un’udienza. Come, ad esempio, le classi delle scuole, sempre invitate e guidate da Libera di don Luigi Ciotti, che ieri non è voluto mancare. Era a Bologna per caso, per dare l’ultimo saluto all’amico Ivan Cicconi, grande e coraggioso ingegnere. E dopo la preghiera nel cimitero della Certosa, don Ciotti è arrivato in tribunale.
«Sono qui per prima cosa per non lasciare solo un giornalista che ha avuto coraggio, che ha scavato in profondità con le sue inchieste, che ha denunciato il malaffare, che ha subito minacce. Mi sembrava corretto - ha detto parlando di Giovanni Tizian -Da tre anni, in ogni udienza, Libera è presente con le scuole e i giovani, per non lasciare sole le vittime e per dare un segno di condivisione e di responsabilità. Il risarcimento ottenuto dai giudici? A parte che quei soldi non arrivano mai..., ma abbiamo sempre dichiarato che vengono spesi esclusivamente per dare una mano alla gente in difficoltà. Tra i progetti che portiamo avanti, con il ministero della Giustizia, c’è quello per i ragazzi della messa in prova: ragazzi che hanno commesso dei reati, che hanno sbagliato, ma che ora devono trovare una via d’uscita. Se arrivano dei soldi vanno in questa direzione». (fd)
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