L’impiegata: «Non ho mai sottratto un euro al Comune»
BOMPORTO. «Non ho mai sottratto un euro al comune, non mi sono mai sognata di farlo». Lo ripete più volte la dipendente 50enne del Comune di Bomporto, nel corso dell'udienza in tribunale a Modena che...
BOMPORTO. «Non ho mai sottratto un euro al comune, non mi sono mai sognata di farlo». Lo ripete più volte la dipendente 50enne del Comune di Bomporto, nel corso dell'udienza in tribunale a Modena che la vede imputata per peculato. In ballo ci sono i soldi finiti all'associazione di cui era presidente il marito, “La compagnia dei guasti”, secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza. Questa l'essenza dell'accusa: disponendo in Comune di denaro, vista la sua qualità di dipendente incaricata ad occuparsi del commercio fisso e ambulante così come dell'organizzazione delle manifestazioni pubbliche nel territorio, la diretta interessata “con azione reiterate negli anni 2011, 2012 e 2013” si sarebbe di fatto appropriata di 2.150 euro, complessivamente. L'addetta del Comune ha già scontato una sospensione amministrativa, lavorando per quattro mesi in altri uffici, ma appunto dopo la trasmissione degli atti alla procura (la richiesta di rinvio a giudizio è di un anno fa) bisogna difendersi davanti ai giudici. Come risultato dall'inchiesta amministrativa portata avanti a suo tempo, tra l'altro, per rispondere alle contestazioni (sul periodo ottobre 2012-luglio 2013) l'impiegata aveva prodotto cinque “ricevute” delle quali però gli stessi destinatari erano risultati ignari. Così, però, la posizione dell'impiegata via via si è aggravata. Dopo il passaggio con i testimoni dell'accusa, ieri è toccato dunque alla diretta interessata difendersi, incalzata in aula dal pm Claudia Natalini. «Non ho mai preso impegni di spesa oltre a quanto dovuto», ha insistito l'impiegata ieri mattina, parlando al massimo di «residui economici» disponibili e «mai di determine specifiche per importi superiori». Il Comune, parte civile al dibattimento con l'avvocato Luca Scaglione, ha puntualizzato però sul fatto che i versamenti all'associazione venivano predisposti tramite un conto corrente di cui anche la dipendente disponeva. «Specificai alla ragioneria comunale - ha continuato in aula l'impiegata sul punto specifico - che il conto corrente era intestato a me e a mio marito, la Ragioneria su questo non ha sollevato alcuna perplessità. Erano certi che non mi sarei intascata soldi. Un conflitto sul fatto che mi occupassi io stessa delle determine? Nessuno mi ha mai sollevato questo problema, la compagnia in questione lavorava per il Comune dal 2006...». Insomma, «tutti sapevano», ha ripetuto l'imputata, insistendo sulla propria «buona fede».
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