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C’è del saggio in Danimarca Niente voti fino a 12 anni, né zaini fatti dalle mamme...

di Monica Tappa
C’è del saggio in Danimarca Niente voti fino a 12 anni, né zaini fatti dalle mamme...

Sono davvero molte le iniziative che coinvolgono le scuole primarie dell'Istituto Comprensivo 9 di Modena (Cittadella e Pascoli). Questa settimana, ad esempio, in varie classi, una insegnante danese...

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Sono davvero molte le iniziative che coinvolgono le scuole primarie dell'Istituto Comprensivo 9 di Modena (Cittadella e Pascoli). Questa settimana, ad esempio, in varie classi, una insegnante danese ha affiancato i maestri durante le ore di lezione.

«Si tratta di Merle Lone Sørensen - dice Ivan Sciapeconi - ed è ormai il quarto o quinto anno che la ospitiamo in classe. È molto interessante confrontare le didattiche e prendere spunto. In fondo anche le Indicazioni Nazionali che seguiamo noi hanno origine da riflessione a livello europeo, ma l'interpretazione che viene data al dibattito da parte di un altro Paese può fare la differenza e c'è sempre da imparare. Così, per qualche giorno, ci siamo sentiti europei a tutti gli effetti, i bambini si sono divertiti etutti abbiamo imparato qualcosa!».

«Da noi, in Danimarca - spiega Merle Lone Sørensen - le lezioni durano 45 minuti, e a ogni due ore di lezione, ossia 90 minuti, seguono 15 minuti di pausa. Questo fino a quando, alle 15,10 la scuola chiude. C'è anche una pausa più lunga, a pranzo, e, contrariamente a quanto accade qui in Italia, si mangia in classe, ma giusto il tempo necessario perché appena possibile, tutte le volte che è possibile, si esce, ci si muove, si salta, si corre in giardino. O in classe, come abbiamo fatto qui durante la lezione speciale di francese».

«In Danimarca può accadere che genitori o fratelli bussino ed entrino durante le lezioni per consegnare qualcosa che i bambini avevano dimenticato a casa. Di contro - continua Merle - qui i ragazzini sembrano avere più cura delle loro cose, di zaini, libri, quaderni, penne, sempre che non vengano aiutati dai genitori. Da noi imparano ad arrangiarsi e ad essere responsabili in modo diverso. Un'altra cosa che mi ha colpita è che in Italia i bambini ti guardano negli occhi, quando ci parli. Da noi sono molto catturati dai telefonini e dai tablet ».

«Un esempio che ci piacerebbe poter seguire - interviene Ivan - è sicuramente quello legato ai voti e ai colloqui. Merle ha raccontato spesso che da loro non esistono voti fino ai 12 anni, ovvero fino al nostro secondo anno di scuola secondaria di primo grado (la scuola media di una volta) e che anche ai due colloqui durante l'anno il ragazzo è presente».

«Viene valutato - sottolinea Merle - lo specifico apprendimento di ogni ragazzo e il nostro compito è quello di portarlo a raggiungere il suo massimo. Non un "massimo" teorico, intendiamoci, proprio il massimo cui può arrivare quello specifico ragazzo: a noi interessa cogliere i suoi progressi così come gli argomenti in cui ha necessità di essere seguito per comprendere meglio. In fondo la scuola è un diritto ed è gratuita fino all'università. Fa parte del nostro dovere e del nostro ruolo arrivare a portare ogni ragazzo a dare il massimo di quello che può, come sa. E in questo però riceviamo un aiuto importante perché siamo obbligati a seguire molti corsi di aggiornamento che ci forniscono indicazioni entro le quali poterci e doverci muovere, quindi anche il lavoro in team di noi insegnanti è facilitato: ci sono, diciamo, confini abbastanza netti fuori dai quali non possiamo andare e siamo controllati».

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