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Ferito facendo cross, tre condanne

Ferito facendo cross, tre condanne

Finale. Motociclista principiante si schiantò a Santa Bianca, primo risarcimento

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FINALE. Tre condanne per lesioni colpose, con un primo risarcimento di 10mila euro. Risarcimento da consegnare al figlio del motociclista rimasto gravemente ferito durante un incidente sulla pista di motocross di Finale. E poi morto alcuni mesi dopo, a causa di un tumore, che i medici scoprirono durante la fase di riabilitazione: «Le caratteristiche del percorso tracciato dagli organizzatori - scrive il giudice di Pace, Nadia Trifirò - è risultato pericoloso e non idoneo a persone principianti; la mancata predisposizione di ogni cautela e misura idonea in relazione all’attività svolta e al livello dei partecipanti, rende ancora più gravi le responsabilità degli imputati».

È il maggio del 2010 e al circuito di Santa Bianca, gestito da Danilo C., viene organizzato da Marco Borsi un corso di moto Enduro. Borsi affida il ruolo di istruttore a Giovanni Sala, il pilota più titolato d’Italia nella specialità. Sono loro i tre condanati. Al corso si iscrive anche Giuseppe Mazza, dirigente della Federazione di canoa e incuriosito da quel mondo.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri di Finale e ascoltati diversi testimoni, il corso era composto da una parte teorica e un’altra pratica. Ma qualcosa non va. Mazza esce dal circuito delimitato e finisce - in contromano - su una collinetta utilizzata come atterraggio delle moto da free style. Lassù non sa come fermarsi e precipita, finendo contro una rampa di metallo. Le sue condizioni sono giudicate subito gravi tanto che atterra l’elisoccorso. Serviranno due mesi nei reparti di Rianimazione e di Ortopedia perché Mazza tenti di rimettersi ma un male incurabile lo stronca.

La moglie e il figlio, rappresentanti dall’avvocato Monica Giatti, si costituiscono parte civile nel processo. Sostengono che la zona in cui è avvenuto l’incidente non fosse adeguatamente segnalata con le “filette”, delimitazioni che avrebbero evitato la drammatica caduta. La tesi, sostenuta anche dalla Procura, è confermata dal giudice che ha condannato i tre imputati. Il risarcimento totale sarà discusso con un procedimento civile che ora si instaurerà. (fd)

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