Imprese sociali, crescita tra “neet” e ripresa lenta
Il prof. Solinas di Unimore ha analizzato la realtà di chi non cerca più lavoro e delle aziende che reagiscono alla crisi nonostante le carenze dei politici
Le opportunità si vedono, i giovani un po' meno. È iniziata ieri pomeriggio una nuova edizione di "Ri-comincio da me": nell'aula magna ovest di Economia sono stati mossi i primi passi della rassegna che da ieri a domenica è dedicata alle opportunità e al lavoro.
Il tema specifico dell’incontro di ieri era l'impresa sociale ed esperti di tutta Italia si sono confrontati con modelli diversi. C'era chi ha spiegato il funzionamento di una cooperativa come Gulliver e chi ha portato esperienze da Milano, Pisa e altre realtà del Paese.
Dati e presentazioni multimediali sono stati riflessi negli occhi di qualche ragazzo e pochi addetti al settore. Un'ambiguità che rappresenta lo specchio di quanto affermato da Giovanni Solinas in apertura. «Vediamo la luce in fondo al tunnel - ha esordito il direttore del dipartimento di Economia Marco Biagi - ma c'è ancora un problema strutturale, che riguarda tutte le singole parti del sistema Paese».
Gli esempi sono molteplici e il docente universitario ne ha illustrati parecchi. Uno su cui ha posto particolare attenzione è quello dei cosiddetti "neet". Un acronimo inglese con cui s'indica coloro che non sono inseriti in percorsi di studio e nemmeno lavorativi o formativi. Una realtà per la quale, ha ripreso Solinas, «in Italia va peggio di altri Paesi». Le risposte, tuttavia, ci sono.
«Ma la generazione colpita sta generando capacità di creare impresa in modo nuovo», ha ripreso il docente. Come? Tre gli ambiti indicati dal professore: tecnologico («coordinato con l'università»), servizi alle imprese e servizi alle persone. La realtà modenese sarà esaminata più nel dettaglio in una tavola rotonda che è prevista domenica mattina, in questo caso al Foro Boario. Il direttore del dipartimento ha comunque voluto fornire qualche anticipazione: «La crisi del 2008 ha colpito la manifattura modenese meno di altre aree produttive - ha aggiunto il docente - ma i tempi di ripresa sono stati più lenti». Va detto che la situazione politica italiana non aiuta, secondo il docente: «La difficoltà della classe politica di garantire il consenso per un periodo lungo è un problema assoluto di struttura del Paese». In un momento di crisi, in ogni modo, gli scudi restano sollevati. «Forse il capitale si sta deteriorando - ha garantito Solinas - ma la capacità di resistenza e di rinnovamento sono straordinarie. Basta vedere in tal senso la reazione dell'export».
Passiamo così alle start-up. «Sentire troppo il termine mi fa venire il mal di stomaco - ha garantito il relatore - ma sono figure che contano e che rappresentano segnali di capacità e di volontà di rinnovamento». Un assist per l’assessore Andrea Bosi. «L'Emilia Romagna è diventata la locomotiva d'Italia - ha concluso l'assessore comunale al lavoro e alle pari opportunità - e il lavoro diventa una priorità dell'azione politica dell'amministrazione».
Gabriele Farina
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
