Io ho scoperto l’Europa E non credo a chi dice che è una strega cattiva
Europe Direct del Comune di Modena in 20 anni ha coinvolto oltre 30mila ragazzi: didattica, gioco, cooperazione, scambi
Si può ancora parlare ai bambini di Europa, insegnare loro cos’è, senza raccontare favole o frottole, ma prima che qualcuno gli racconti che è solo una strega noiosa e cattiva? A Modena sì, lo si fa e lo si fa da prima che altrove. «Il centro Europe Direct qui esiste da vent'anni, in ordine di tempo è stato il secondo a nascere in Italia - dice Antonella Buja responsabile dell'Ufficio per le politiche europee del Comune - l'amministrazione locale ha sempre creduto nei valori promossi da un'Europa unita. Motivo per cui ha deciso di lavorare con i cittadini e per i cittadini. Chi entra qui trova sempre una risposta. L'obiettivo è di sensibilizzare le persone in materia di cooperazione internazionale prestando grande attenzione alle nuove generazioni. Puntiamo infatti molto sulla didattica». Didattica la cui missione prioritaria è sviluppare, tramite la conoscenza, una coscienza critica scevra da pregiudizi. Questo affinché i nostri figli crescano con l'opportunità di credere in quello stesso grande sogno europeo che oggi più che in qualsiasi altro momento storico ha urgente bisogno di novelli sognatori. Giovani e giovanissimi. "Pensato per gli alunni delle elementari, Modena chiama Mondo è un progetto che, realizzato in collaborazione con le associazioni locali, ad oggi coinvolge una decina di scuole del territorio. Forti di un bagaglio volutamente leggero che prevede pochi argomenti ma chiari ci proponiamo di scardinare il concetto di disuguaglianza educando gli allievi delle quarte e quinte classi alla solidarietà. Soprattutto attraverso il gioco - sottolinea Daniele Vacirca uomo di punta per la cooperazione internazionale targata Europe Direct - L'iniziativa più amata dai bambini? Lo zaino del viaggiatore. Dopo un primo incontro le associazioni portano in classe alcuni oggetti di diversa provenienza. Un'amaca ad esempio. Oppure, se lavorano in Madagascar, i baccelli di vaniglia. Ed ecco come nasce uno zaino che, colmo di piccoli scampoli di mondo, aiuta a guardare oltre senza pregiudizi. Anche i giochi che noi stessi realizziamo, un misto tra Monopoli e Trivial Pursuit, riscuotono notevole consenso. I bambini non hanno filtri. Sono spontanei, si nutrono di entusiasmano e imparano in fretta". E se gli alunni delle elementari viaggiano da fermi lungo la rotta internazionale, i loro "colleghi" un poco più adulti diventano consapevoli di essere cittadini europei entrando in galleria. Nella Galleria Europa di Piazza Grande. "Sempre declinato per temi, l'approccio che riserviamo agli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado si rivela consono alla loro età. Il gioco cede quindi il passo alla didattica - spiega Elisabetta Olivastri responsabile Europe Direct per le attività con le scuole - Utile non soltanto per i ragazzi ma anche per gli stessi insegnanti, il percorso dura due ore e si svolge qui in galleria. Che cosa significa avere la cittadinanza europea? Oltre a ripercorrere le tappe storico politiche della UE, è questa la domanda cui vogliamo dare una risposta. Tanto dal punto di vista delle opportunità quanti in termini di libera circolazione. Quest'anno seguiamo ottanta classi. A partire dal 2001 gli allievi che abbiamo coinvolto negli itinerari didattici sono stati 33208, i docenti 1841. E se è vero che il nostro bacino d'utenza privilegiato è il territorio della provincia modenese, altrettanto vero è che, previa richiesta, ospitiamo anche giovani provenienti da scuole oltreconfine. Abbiamo infatti dieci classi di Parma". Confronto didattico "do ut des" che trasforma le puntuali domande dei ragazzi in spunti di riflessione di stretta attualità, la lectio di Elisabetta non disdegna l'uso di un idioma multimediale e vanta scenografia oltremodo peculiare: il muro di Berlino. Un bel frammento di muro da toccare con mano che, salvato diversi anni or sono dall'oblio, è oggi prezioso custode di memoria a sua volta custodito nel ventre generoso della Galleria Europa. "Suscita molta curiosità - chiosa Elisabetta - E piace moltissimo ai ragazzi". Forse perché i muri, a meno che non siano pareti portanti, servono solo se vengono abbattuti. Tanto che il più delle volte un muro a pezzi ha più valore di un muro intero.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
