Policlinico, dirigente Ccc: «Mai corrotto»
Appalti e mazzette, la difesa Benedetti: «Errori dei pm: proscioglietelo, e un caso è in prescrizione»
Non c’è corruzione per Giorgio Benedetti, l'ex direttore commerciale del Ccc (oggi nel nuovo consorzio cooperativo Integra) «e comunque il consorzio non risponde delle condotte dei singoli». E ancora: illecito amministrativo prescritto per lo stesso Consorzio cooperative costruzioni; contestazioni nei capi di imputazione definite «sbagliate». L’avvocato Paolo Trombetti, noto penalista di Bologna, è stato il protagonista della seduta di ieri all'udienza preliminare del processo “Last Business” di fronte al giudice Elenora De Marco per i discussi appalti e le presunte corruzioni al Policlinico nell'era del direttore generale Stefano Cencetti (2008-2012, dal 2009-2010 si entra in zona prescrizione). Oggi tocca quindi alla difesa di Benedetti, uno dei protagonisti, con Cencetti, del caso Policlinico, secondo l'impianto ricostruito dai pm Marco Niccolini e Pasquale Mazzei. Il nome di Benedetti ritorna spesso nelle intercettazioni dei suoi colloqui con Cencetti a proposito dei lavori milionari per l'ospedale universitario assegnati in primis alle coop rosse “amiche”, secondo l'accusa. Trombetti ha chiesto il non luogo a procedere per il suo assistito e ha presentato anche una memoria sul caso del suo assistito, confidando nel giudice anche se, fa capire il legale, sarà difficile uscire dal processo già nella fase preliminare.
Entrando nel merito, innanzitutto, sul capitolo Cmb di Carpi spiega trombetti citando quanto già sostenuto dai suoi colleghi: «Per Benedetti non sussiste assolutamente la corruzione perché tutti i pagamenti Cmb, come spiegato dal professor Manes, sono giustificati da prove documentali certe. Quindi, non possono essere ritenuti pagamenti illeciti, come corrispettivo di una corruzione». Inoltre, evidenzia il legale dell’ex dirigente Ccc, nello stesso capo di imputazione «non è minimamente descritto in che modo Benedetti avrebbe proceduto a questi pagamenti». Passando al capitolo dell'impresa energetica Siram, la contestazione specifica sarebbe poi «sbagliata»: nel capo di imputazione Siram è indicata come una consorziata di Ccc; in realtà non lo è mai stata, avendo fatto parte solo del primo raggruppamento dell'ormai celebre “Appaltone” del Policlinico. Sempre il Ccc è sospettato di essere al centro della turbativa d'asta per la questione della Biobanca per lo stoccaggio di materiali biologici. E proprio in questo caso, secondo Trombetti, sta l'equivoco dei pm: «Nella delibera si parla della Siram dicendo che prendeva parte come mera referenziata, ma il consorzio con l'assegnazione della Biobanca non c'entra nulla. Non era un appalto suo, non c'era alcun provvedimento che lo riguardasse».
Infine, la richiesta di prescrizione. Ecco i motivi: visto che il vertice apicale Benedetti è imputato per corruzione, il consorzio è conseguentemente imputato per illecito amministrativo (secondo la norma 231 del Codice Appalti). Ma la prescrizione per l'illecito amministrativo è di cinque anni dalla data di commissione del fatto: nel capo di accusa dei pm, il pagamento è datato marzo 2010 e la richiesta di rinvio a giudizio maggio 2016 (vale la data della notifica). Anche ammesso che la corruzione ci sia stata, dunque, sono passati oltre sei anni, ha puntualizzato Trombetti.
Lunedì nuova seduta della maxi udienza preliminare. Parlerà il professor Giulio Garuti, difensore del protagonista della vicenda: Cencetti.
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