Gazzetta di Modena

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Da Zocca all’Egitto per riportare a casa due bimbi scomparsi

di Saverio Cioce
Da Zocca all’Egitto per riportare a casa due bimbi scomparsi

Il legale Righetti e il consulente Poli in soccorso alla madre Già aggredita e violentata dall’ex marito fuggito coi loro figli

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ZOCCA. Aggredita in casa, picchiata e anche violentata dall’ex marito egiziano. La sua colpa? Essersi trasferita in Egitto per ottenere dal tribunale del Cairo l’affidamento dei figli e il divorzio secondo le leggi locali.

È questa la prima parte di un racconto dell’orrore che ha per protagonista una donna difesa da due professionisti di Zocca e Montese che stanno trattando un difficilissimo caso di diritto internazionale. Bruno Poli di Montese, da quarant’anni combattente per i figli sottratti all’estero da un genitore all’altro, e l’avvocato di Zocca, Alessandro Righetti stanno per arrivare alla battaglia finale. Ancora una volta un matrimonio misto, tra persone di diverse nazionalità, è un caso internazionale.

«Il padre, ovvero l’ex marito, quando si è accorto che non poteva più spillare altri soldi dalla moglie, è tornato dalla sua famiglia d’origine in Egitto e ha portato con sè i figli. Ora sono ostaggi - racconta Poli - Lei, dopo aver dato all’uomo i soldi per comprare un bar e due case, ha smesso di pagare. Quando si è accorta che gli immobili erano intestati solo al marito ha smesso di versargli i quattrini. Da lì è nato lo scontro e ora la donna è in pericolo di vita. Fra tre giorni dovrà testimoniare in tribunale al Cairo sulle violenze di cui è stata vittima. Dalla sua parte ha i certificati dei medici egiziani che l’hanno curata dopo le aggressioni e la prima sentenza del giudice. Già, il marito per intimidirla l’aveva denunciata per adulterio, presentando una videocassetta fasulla, come ha riconosciuto lo stesso magistrato. Credo che sia per questo che il marito, vedendo crollare il suo castello di accuse, l’ha aggredita a casa».

Nel frattempo con fax e mail Poli ha chiesto aiuto diplomatico alla nostraambasciata al Cairo. «La donna, originaria di Vasto, è dovuta riparare in Italia - conclude Poli - Il marito l’ha minacciata di morte: visti i precedenti non c’è da rischiare. Abbiamo chiesto un carabiniere almeno durante l’udienza per accompagnarla al Palazzo di Giustizia del Cairo e metterla al sicuro. Dall’ambasciatore italiano è arrivata solo la disponibilità ad accompagnarla dalla polizia per ricevere protezione. Il caso Regeni non insegna nulla?»

«Il mio ex marito - dice la donna, Antonella Grassi - fa di tutto per fabbricare prove contro di me e non mi fa parlare con i bimbi. Ma pochi giorni fa mi ha fatto recapitare un messaggio vocale in cui sono loro che mi chiedono di non chiamare più. Figurarsi, ripetono ciò che il padre gli ordina. Cosa volete che dicano due bimbi spaesati di otto e sei anni?».

«Spero di riavere presto i miei figli - dice trattenendo le lacrime - Non vedo l’ora di riabbracciarli».

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