Gazzetta di Modena

Modena

Ruggero Po: «Mio papà buttò via la tv Io avevo la radio nel Dna»

di Serena Arbizzi
Ruggero Po: «Mio papà buttò via la tv Io avevo la radio nel Dna»

In onda a 12 anni con gli altoparlanti: Festival del bambino per le vicine Il sogno? Intervistare cantanti. E a scuola, forse, non lo capivano molto

4 MINUTI DI LETTURA





Il ricordo splendido di un'infanzia felice e di un’adolescenza che, seppur sinonimo di complicazioni in ambito scolastico, gli ha permesso di far emergere quel sacro fuoco che era già bello acceso dentro, quel talento per la radio, scolpito nel suo Dna, che ho gli ha permesso di diventare il conduttore di uno dei principali e più ascoltati programmi Rai (La notte dei misteri, Baobab, Radio anch’io, Zapping) degli ultimi decenni.

Ruggero Po, profondamente e intimamente carpigiano, aveva soltanto 12 anni quando, in via Cosmè Tura a Carpi, si divertiva a organizzare il “Festival del bambino” innescando insieme meccanismi tecnologici fatti di transistor e registratorino, che dalla sua stanzetta al terzo piano si collegava con le vicine attraverso gli altoparlanti.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.14931460:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.14931460:1650035553/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Un talento che negli anni si è forgiato e sviluppato consentendogli di maturare un senso di rivalsa nei confronti della scuola che, alle medie e al liceo Fanti non gli ha riservato troppe soddisfazioni. Una dote che lo ha portato a diventare per 25 anni la voce ufficiale di Radio Rai: un periodo durante il quale non ha mai dimenticato il dialetto carpigiano, con i suoi suoni, così diversi da una frazione all’altra della città. «Io sono bilingue - racconta Ruggero - oltre all’italiano, dalla prima infanzia ho imparato il dialetto carpigiano grazie ai miei genitori e agli zii. Ed è la cosa che mi manca di più della città in cui sono nato. La mia infanzia a Carpi è stata bellissima, l’adolescenza problematica - ricorda Ruggero Po - Di quand’ero piccolo custodisco un bellissimo ricordo: la mia famiglia mi ha fatto viaggiare molto. Il mio papà aveva un’officina come elettrauto di fronte allo stadio Cabassi: una delle prime ad aprire negli anni Cinquanta, gli anni del boom economico. Mia mamma faceva la segretaria al liceo scientifico, poi si spostò al tecnico Meucci. I miei genitori mi hanno donato un imprinting di libertà: mia madre non pensava nemmeno a licenziarsi e a stare in casa a fare l’angelo del focolare. Per quegli era un modo di pensare parecchio emancipato… Mio padre è stato uno dei primi a comprare la televisione: ma non aveva fatto i conti con l’effetto che avrebbe provocato averne una in casa. Puntualmente, la stanza in cui c’era la tv si riempiva del vicinato tanto che mio papà in poco tempo si è sbarazzato della televisione».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.14931461:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.14931461:1650035554/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Così, Ruggero è cresciuto senza i fondamentali della tv. «In compenso mi sfogavo con le radio transistor - prosegue il giornalista - ed è stato in quegli anni che mi sono innamorato della radio. Mio padre, appassionato di elettronica, quando avevo 12 anni mi insegnava a usare le valvole. In via Cosmè Tura organizzavo il “Festival del bambino” azionando diversi meccanismi elettronici: a partire da un registratore che dal terzo piano di casa mi collegava con le vicine attraverso degli altoparlanti».

All’epoca c’erano la Rai, Radio Capodistria e Radio Montecarlo. «A 17 anni, magrissimo e con le orecchie a sventola, andai con la sfacciataggine del neofita a chiedere di essere assunto a Radiocapodistria - prosegue Ruggero - Dall’altra parte trovai una persona illuminata che mi diede una chance. Così andavo nelle balere e mandavo i nastri per intervistare i cantanti dell’epoca».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.14931459:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.14931459:1650035553/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Dal punto di vista scolastico, l’infanzia dell’alunno Ruggero Po è stata costellata di momenti indelebili.

«A 9 anni sono rimasto coinvolto in un incidente stradale che mi ha imposto di stare a casa per tre mesi – continua Ruggero - Il maestro e i compagni di classe mi portavano i compiti. Poi, qualcosa si è rotto alle medie. Pensavo ad altre cose e, se da una parte questo mi ha aiutato, dall’altra è stato disorientante. In terza liceo ho iniziato a sognare di intervistare i cantanti». Un sogno realizzato e che ha portato Ruggero Po verso la carriera che ancora oggi continua (consultabile al sito www.ruggeropo.it) ma che si è intrecciata con un periodo complicato a scuola. «Ho rifatto due volte la quarta e due la quinta liceo al Fanti, comprese le bocciature - ricorda Po - Del periodo trascorso dietro ai banchi di scuola, tuttavia, custodisco il bel ricordo del prof di lettere Ottorino Savani, che apprezzava molto i miei temi. Agli scritti mi dava 7, 7 e mezzo, 8 e questo mi incoraggiava. Una volta mi incontrò, dopo la scuola, quando lavoravo a Radio Bruno, e mi disse: “Ero sicuro che avresti fatto carriera, per la tua intelligenza e la tua personalità”. Un’altra prof aveva capito molto di me era Rosanna Zelocchi: insegnava inglese, molto free, dal temperamento artistico».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google