Bortolamasi: «Serve più coerenza»
Il monito agli scissionisti: «Chi esce deve dimettersi». Guerra ai vertici nazionali. E per la giunta spunta Mariella Lioia
Il dado ormai è tratto. I fuoriusciti della minoranza Pd insieme ad alcuni esponenti di Sinistra italiana hanno lanciato il nuovo soggetto politico: con la conferenza stampa di lancio tenuta da Roberto Speranza, Enrico Rossi ed Arturo Scotto, nasce Articolo 1 - Movimento Democratici e progressisti. Non un partito ma la costituente di un rinnovato centrosinistra che non rinuncia al progetto di una grande forza che sia anche stimolo «affinchè il Pd fermi la sua deriva neocentrista». Non c’era Pierluigi Bersani, che ha “aderito” solo via Twitter e parlerà per la prima volta in pubblico lunedì sera a Modena.
Lunedì si riuniranno anche i senatori che aderiscono al movimento e lo stesso faranno i deputati. Martedì, poi, la definizione dei gruppi: Maria Cecilia Guerra è in ballo per guidare il movimento al Senato.
A Modena si continua a fare la conta. E se in città c’è stata l’uscita di tre consiglieri comunali dal Pd, in provincia sembra che la situazione, almeno nelle istituzioni, sia più tranquilla. Paolo Trande, Walter Stella e Marco Malferrari confluiranno con Francesco Rocco e Marco Cugusi nel gruppo Movimento Democratici e Progressisti. Esprimeranno un assessore? Muzzarelli, che ha volutamente tardato il rimpasto di deleghe per capire lo scenario politico dopo la scissione, potrebbe anche aprire la giunta ad un nuovo nome di Sinistra: in pista adesso c’è l’ex Sel Mariella Lioia, ma è difficile che il gruppo di Trande lasci esprimere i due assessori sempre a Sel.
Dalla parte del Pd, la perdita di tre consiglieri non è un aspetto da sottovalutare, anche per i prossimi equilibri di voto: «Prima di tutto c’è l’aspetto personale: quando qualcuno lascia un parito, che è prima di tutto una comunità di uomini e persone, c'è dispiacere, umano e politico», spiega Andrea Bortolamasi, segretario cittadino e consigliere comunale.
Una sconfitta per il Pd locale?
«Come ebbi modo di dire con le dimissioni di Rocco, mi spiace abbiano prevalso istanze nazionali rispetto a quelle locali, dove c’era e c’è ancora uno spazio, chiamato Pd, largo ed includente».
Ai suoi ex colleghi di partito cosa si sente di dire?
«Per coerenza, mi sarei aspettato le dimissioni, non la creazione di un gruppo, nuovo, si è stati eletti in una lista di partito - il Pd appunto - con un programma chiaro e definito che il sindaco sta rispettando: o prevalgono le istanze locali o quelle nazionali».
Ora per il Pd, in consiglio comunale, ci sarà anche un problema di numeri: escluso il sindaco si passa da 18 a 15 consiglieri e un gruppo di sinistra che invece avrà cinque seggi.
«Auspico, al di là delle dichiarazioni, continuità nelle azioni amministrativa e un sostegno all’azione della Giunta: penso che i nostri concittadini siano più interessati alle risposte, concrete, che saremo in grado di dare, che ai posizionamenti interni o esterni al Pd».
Problema solo di numeri o problema di contenuti?
«Siamo, peraltro, in un momento delicato, con diversi progetti di trasformazione della città, di cui discuteremo a breve per i quali serve l'impegno di Giunta e Consiglio: penso, ad esempio, il progetto dell’Ex Sant'Agostino, al bando periferie: ci misureremo su quelli, non su altro».
Davide Berti
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