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Modena, figurine al Mata: flop clamoroso

di Stefano Luppi
Modena, figurine al Mata: flop clamoroso

Tolto Festival Filosofia, in media solo 22 ingressi al giorno. I conti economici sono un bagno di sangue

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MODENA. Flop di visitatori per la mostra “I migliori album della nostra vita. Storie in figurina di miti, campioni e bidoni dello sport”, al Mata di via Monte Kosica e al vicino Museo della Figurina di corso Canalgrande. In tutto i visitatori sono stati, spiega una nota del Comune, 11.840 di cui appena 5.500 allo spazio dell'ex Manifattura Tabacchi. Oggi è l'ultimo giorno per visitare questa rassegna che ha fatto molto discutere in città, non per la qualità espositiva quanto per gli alti costi e il modo in cui è stato concepito l’appuntamento.

I NUMERI. Abbiamo fatto due calcoli per comprendere se dal punto di vista numerico l'appuntamento ha funzionato o meno. Prendiamo in esame il solo Mata visto che il museo della figurina è gratuito e, ragionando per eccesso, teniamo presente che non certo tutti i 5.500 visitatori hanno pagato il biglietto pieno (5 euro). Il Comune non specifica, per cui da questo numero togliamo almeno 2mila visitatori che hanno visitato - gratuitamente - la rassegna nei primi giorni di apertura dello scorso settembre in occasione del FestivalFilosofia, come dichiarato dallo stesso Comune. Il guadagno totale, dunque, varia tra i 27.500 euro incassati se tutti avessero pagato il biglietto a un più realistico 17.500 euro tolti appunti i visitatori delle prime tre giornate “filosofiche”. Considerando che la mostra è rimasta aperta 160 giorni circa il guadagno quotidiano varia dai 171 euro ai più realistici 108 euro al giorno, dove in media sono passate 22 persone. Teniamo presente che affittare questo spazio costa alle tasche pubbliche 50mila euro l'anno, ossia 137 euro al giorno. In ogni caso il “rosso” per questo evento, costato oltre 200mila euro è di almeno 170mila euro. L'operazione è quindi in assoluta perdita da vari punti di vista.

COSTI DELLA MOSTRA. La rassegna, appunto, è costata 200mila euro, necessari a spostare di meno di un chilometro mille figurine conservate di norma al museo Panini posto a Palazzo Santa Margherita di corso Canalgrande. Alla cifra vanno poi aggiunti i cachet delle “comparsate” di ex noti sportivi e attori - Nino Benvenuti, Felice Gimondi, Neri Marcorè - che hanno guadagnato dai 1200 ai 4mila euro per i loro interventi (tranne Beppe Bergomi, venuto gratuitamente).

IL CURATORE. Il giornalista sportivo Leonildo “Leo” Turrini, incaricato di pensare questa mostra insieme a personale del Museo della Figurina ha guadagnato 20mila euro. Il Comune non ha mai spiegato come, in generale, vengano attribuiti i cachet per i curatori. Di recente, infatti, Filippo Aldovini, curatore della mostra “Zimoun” alla Palazzina Vigarani ha guadagnato 2.500 euro, mentre Andrea Bruciati per una recente rassegna su “L’Agonismo” ne ha presi 6.500. Cifre sempre comunque ben lontane da quanto percepito per il flop al Mata.

IL MATA. Finora, oltre a 300mila euro di affitto per 6 anni, le mostra al Mata sono costate circa 850mila euro. Cifra non troppo inferiore a una mostra “epocale” come quella recente di Bologna dedicata a David Bowie, dove le visite sono state 130mila.

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