Modena vista dal taxi di Filippo Messori «Dal finestrino del mio taxi vedo una città accogliente»
«Modena è plurale, non c’è razzismo e di notte trovo più brava gente che altro» I turisti, il traffico, il trasporto pubblico, l’inquinamento e la protesta anti-Uber
«Nel mio lavoro incontro gente di ogni tipo, raggiungendo un livello di intimità al limite dell'imbarazzante, e vedo la realtà di strada senza barriera alcuna. La città è davvero diversa da quello che vedete voi, dico sul serio. Dopo mezzanotte cambia di nuovo tutto, i parametri si azzerano, tutto si mescola e diventa differente».
Modena vista dal finestrino di Filippo Messori, taxista di 33 anni, è, detta da lui, una città plurale che però stenta a porsi le domande giuste.
«Modena è una città plurale, e la ricerca di basi retrò di molta gente è una ingenua illusione. Si va solo avanti. Non esiste razzismo, la strada rende tutto crudo e concreto, come l'asfalto. Tra immigrati non servono giri di parole o correttezza politica, ci si tratta da pari, in maniera educata o brusca che sia. Io vedo più brava gente che altro, lo dico chiaramente. Un sorriso, una buona parola, magari schietta, un atteggiamento senza preconcetto, fanno molto. Poi a volte volano schiaffi, sul serio. Ma è sempre un rapporto tra pari. Oggi si parla di una contrattura dei concetti global, ma se vedessero la varietà di persone, svedesi, giapponesi, estoni, brasiliani, malgasci, russi, australiani, statunitensi, indiani, che popolano le nostre strade… Chi li fermerà?».
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«Abbiamo aumentato, senza muovere quasi un dito, il turismo di cifre doppie, da qualche anno a questa parte. Siamo un angolo poco esplorato del Belpaese che offre tantissimo, e la gente qui non cerca i luna park come a Venezia o altro, ma cerca la sacrosanta verità, della vita italiana. E la trova. Il plusvalore che do al mio mestiere è fare il public relator per questa gente, cerco di essere un morbido cuscino tra la città ed il cliente. Suggerimenti, suggestioni, indicazioni. È una cosa apprezzata tantissimo, mi è capitato anche di fare la guida turistica. Io glielo dico sempre: “Benvenuti e grazie, abbiamo bisogno di voi”. Dobbiamo solo scrostare un po' del provincialismo bigotto che ci caratterizza e puntare in alto. Abbiamo un'ottima università che porta tanta gente, un tessuto economico diamantino, un discreto welfare. Io vedo una città che purtroppo però stenta a porsi le domande giuste».
Presidente di categoria dei tassisti modenesi, Filippo afferma che i tassisti modenesi stanno bene, con riserva.
«La nostra condizione di lavoro è ideale, una città molto industrializzata dalla discreta viabilità, non molto grande, e non troppo pericolosa. Purtroppo, e qui devo ammetterlo, abbiamo una sorta di impermeabilità con le istituzioni, e noi tutto sommato ci autogestiamo bene. Abbiamo qualche problema disciplinare, specialmente sui turni, con monitoraggi inesistenti sul nostro operato, e problemi amministrativi dovuti all'eccessiva lentezza delle pratiche: per un cambio auto o una sostituzione alla guida ci vuole anche un mese… Troppo, per i numeri modenesi, siamo 85, non migliaia. Stiamo rivedendo le tariffe inserendo accorgimenti che miglioreranno la trasparenza per i passeggeri, abbiamo messo in campo soluzioni per migliorare la qualità del servizio, inglese, telematica, veicoli».
Come commenti la protesta della categoria in corso?
«Non sono d'accordo con parte dei contenuti della protesta, e non sono assolutamente d'accordo con il metodo della protesta. Se sciopera un dipendente metto in difficoltà un'azienda, se sciopera un tassista metto in difficoltà chi si affidi a lui, per viaggiare. Non va bene. Abbiamo avvelenato i pozzi per anni, supportati ogni volta da politici diversi. Oggi il clima è pessimo, e non siamo capiti dalla nostra clientela. Io sono per lo sviluppo, noi a Modena abbiamo investito, e parecchio. Ma essendo un servizio pubblico demandato a privati, la cosa non tange alle amministrazioni, siamo un problema oramai sbolognato. Solo che nei tempi recenti abbiamo intercettato uno dei nodi cruciali a livello globale, il trasporto urbano di massa, e tutti i più grossi attori economici mondiali, Google, Apple, GM, Daimler, Toyota, Volkswagen, passando per super start up come Uber, stanno buttandosi a capofitto. Noi vogliamo giocarcela o no? Io credo di no, da quel che vedo, mi sembra si stia cercando di fermare una marea con un cucchiaino, e non va bene. Tra sacrificare 50 oggi e perdere tutto domani, preferisco la prima».
«I grossi provider di chiamate devono poter essere usati sia dagli ncc che da noi, e diventare così una sorta di compagnia telefonica: migliori le condizioni, maggiori i numeri di clienti. Ma ci stiamo solo concentrando su nuove forme di sfruttamento, mascherate da progresso e da concorrenza, invece che capire come la maggior quantità di offerta possa essere utilizzata per creare lavoro vero e per dare servizi veri. Siamo seduti su una miniera d'oro, a mio avviso, ma vogliamo continuare a rubare galline. Chissà se si sbloccherà qualcosa…».
Mobilità: qual è il tuo modello ideale? Come valuti Modena dal tuo osservatorio?
«Parto dalla seconda parte della domanda, come valuto la città. Diciamo che la valutazione è bassa, per una serie di fattori: in primis, noto una certa affezione dei cittadini, siano del capoluogo o di fuori, di preferire il trasporto privato, sia per necessità che per diletto. Secondo, noto un deciso decadimento nell'offerta di trasporto pubblico di linea, sia a livello qualitativo che quantitativo. Terzo, lo sviluppo raffazzonato della città nella sua urbanistica, sottende spinte sì modernizzanti, ma poi abortite a diversi livelli per le cause più svariate. Quarto, poca analisi preventiva che porti ad una idea organica di città, di hinterland, di provincia. Insomma, maluccio».
«Modena vive di equilibri precari, ha dei problemi che saltano sempre più all'occhio, per i quali latitano soluzioni, anche drastiche. Mi spingo un po' più in là. Conoscendo la storia della città, salta all'occhio la pragmaticità iconoclasta dei cittadini modenesi di ieri e di oggi. Siamo l'archetipo dell'emiliano fattivo, irruento, poco avvezzo agli arabeschi. Arriva la piena? Si abbandoni la città. Urge lavoro? Si abbattano le mura e le porte. Ci sono nuove esigenze di trasporto? Si interrino i canali. Servono case? Si costruiscano quartieri dormitorio anonimi. E via, fino ai chioschi del parco, risposte rapide ed in un certo senso concrete a domande evidentemente malposte. Costruiamo un palazzo razionalista di gran pregio commissionandolo al Venturi, ma facendolo devastiamo la visuale della Palazzina dei Giardini. Insomma, noi siamo entusiasti e concisi, ma talvolta, anzi, spesso, non basta».
«Noi siamo figli di questo, ed avremmo in dovere di capirlo, per rimettere a posto alcuni danni e cercare di non farne più. Ma visto che la coperta economica attuale è ben corta, ci focalizziamo per mera necessità sull'oggi più che sul futuro. Vedendone i risultati ogni giorno nelle cicatrici urbane, non posso che essere preoccupato, pur comprendendo la situazione contingente, che richiede grandi compromessi alle amministrazioni».
«Per quel che riguarda il modello ideale, vorrei che si arrivasse ad una città gestibile tramite il pubblico, sia di linea che non di linea, almeno dentro l'anello delle tangenziali. Traffico e smog si combattono non con prese di posizione provvisorie, ma con azioni di forza: anche una città medio piccola come Modena può avvalersi di zone ztl interdette al traffico di chi non vi abiti o vi lavori. Non solo il centro storico. L'inibizione del traffico fatta solo con infrastrutture sempre più congestionanti (corsie più strette, svolte più difficili, etc) porta solo ad “infarti urbani”, che aumentano il tempo di utilizzo dei veicoli, in condizioni di grosso rilascio di sostanze, e certo non migliorano la qualità della vita. Ovvio che senza investimenti cospicui in settori strategici si va poco lontano. Oggi in città le alternative alle auto sono poche. I bus latitano, sono vecchi e poco capillari. I parcheggi veri non esistono, e portano tutti a recarsi comunque in zone centralissime della città».
«È un cane che si morde la coda, e trovo frustrante che la discussione in merito al trasporto pubblico sia monopolizzata da quel fallimento su rotaia che è Gigetto. È un problema serio, ma di una lunga serie. Quindi: meno traffico e più scorrevole in città, grosso rinforzo dei trasporti pubblici, aree ztl anche fuori dal centro storico, parcheggi scambiatori periferici, e cercare di organizzare le questioni ricorrenti, come le famigerate uscite da scuola: centinaia di auto in pochi metri, per ragazzi che potrebbero fare da soli, con strumenti giusti. Abbiamo esempi virtuosi senza scomodare alieni come gli olandesi, perchè non tentare?».
E con l'inquinamento come la mettiamo?
«Se il nemico principale è lo smog generato dalle auto, ebbene servono alternative. Noto che sono stati fatti grossi investimenti in passato, ma sui mezzi sbagliati: i filobus in centro sono una piaga, costano moltissimo, i cavi sono orrendi e richiedono grossa manutenzione, le linee non sono facilmente adattabili ad esigenze improvvise. i mezzi sono enormi, troppo grandi, quasi sempre semivuoti. Servono mezzi agili, i filobus, come diceva bene Sitta giorni fa, devono fare il mestiere di Gigetto. Esistono realtà che permettono la condivisione dei mezzi come i taxi, e vanno sfruttate per aumentare la capillarità a richiesta. Il taxi oltre alle sue mansioni standard può essere, come già fa in maniera limitata, un ottimo sostituto dei bus, in momenti dove una linea fissa sarebbe solo uno spreco».
«Sia chiaro, mi rendo conto che è un libro dei sogni. Amministrare una città è il mestiere più difficile del mondo, oggi specialmente. Ma con centinaia di sforamenti dei livelli di pm10, è una questione oramai cruciale, che può essere affrontata solo con misure drastiche sicuramente avverse ai cittadini».
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