Dottoressa straniera non può lavorare: «Decide il ministero»
L’iscrizione all’Albo dei medici è una strettoia burocratica Per gli extracomunitari laureati in Italia serve un nullaosta
Puntuale, come tanti altri colleghi neo-laureati, si è presentata all’Ordine dei medici di Modena per chiedere l’iscrizione all’Albo. Solo con quell’inserimento, infatti, potrebbe dedicarsi alle sostituzioni mediche o accettare incarichi di guardia medica notturna e quindi lavorare e quindi guadagnare e quindi chiedere di diventare italiana. Ma c’è un “però”. Da qualche tempo, infatti, la domanda di iscrizione all’Albo avanzata da cittadini extracomunitari è subordinata ad un nullaosta che deve essere rilasciato dal ministero della Sanità. E per farlo serve compilare un’autocertificazione in cui si sostiene di aver superato tutti gli esami, di essersi laureati e di vivere in Italia. Oltre a ciò c’è il resto: fototessere, permesso di soggiorno (in originale), codice fiscale e ovviamente il pagamento della quota di iscrizione.
La storia di Jonida, diplomata a Modena, in città da tantissimi anni con la famiglia e laureata in Medicina e Chirurgia all’università geminiana con il massimo dei voti, è soltanto una tra le tante che potrebbero raccontare i nuovi medici extra comunitari, che vedono rallentato il percorso professionale per una burocrazia paradossale.
Pur essendosi diplomati e laureati in Italia e volendo vivere e lavorare in Italia, sono infatti costretti a chiedere un nullaosta al ministero che dovrà certificare l’ovvio percorso di studi - altrimenti non sarebbero laureati - e magari esprimere un parere sulle qualità del medico a seconda del suo libretto universitario.
Diventa perciò evidente quella sensazione di discriminazione che la 26enne albanese, alla pari di tanti colleghi stranieri, è costretta a tollerare, con l’ambizione di essere presto equiparata a tutti gli altri neo laureati, pronti ad affrontare il delicato mondo del lavoro. Passerà, certo, ma lo sconforto è tanto soprattutto se si pensa a come le nuove normative siano state introdotte soltanto poco tempo fa: nel recente passato, infatti, il percorso tra comunitari ed extracomunitari era il medesimo, senza strettoie. Non c’erano autocertificazioni da compilare né passaggi intermedi, serviva soltanto aver conseguito la laurea e la possibilità di lavorare e mettersi al servizio degli altri era cosa fatta.
La dottoressa, invece, dovrà attendere ancora un po’, certa di avere tutte le carte in regola e vogliosa di dimostrarsi all’altezza appena la nuova assemblea dell’Ordine dei medici decreterà la sua iscrizione all’Albo. Ma fino a quel momento non potrà lavorare, non farà sostituzioni e non sarà a disposizione dei pazienti nelle tante chiamate di emergenza notturne a cui la Guardia medica risponde puntuale. Colpa della burocrazia...
@francescodondi
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