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Difesa Cencetti: non esiste alcun sistema corruttivo

di Carlo Gregori
Difesa Cencetti: non esiste alcun sistema corruttivo

Caso Policlinico, il professor Garuti: «Firmava le delibere solo dopo i suoi dirigenti Alcuni non sono stati indagati, perché? Se c’era un disegno, tutti erano coinvolti»

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È stato il grande giorno della difesa di Stefano Cencetti, l’ex direttore generale del Policlinico incriminato per le presunte mazzette da appalti e opere assegnate. Il professor Giulio Garuti, che lo difende, ha parlato per un’ora davanti al giudice Eleonora De Marco alla maxi udienza preliminare del caso Policlinico (“Operazione Last Business” dei Nas di Parma) sottolineando la fragilità, dal suo punto di vista, del teorema dell’accusa. Cencetti come grande corruttore e collettore di denaro da aziende amiche, Cencetti che prende accordi segreti, distribuisce le opere e convoglia il denaro delle mazzette sul conto della Fondazione di sua moglie o lo triangola tramite la Gutemberg di Arezzo. Il cosiddetto “sistema Cencetti”, insomma, quell’insieme di conoscenze e accordi che secondo i pm Marco Niccolini e Pasquale Mazzei tra il 2009 e il 2012 ha prodotto una serie di gare d’appalto “aggiustate” e casi di corruzione. Garuti ha spiegato che Cencetti non potrebbe aver fatto tutto da solo. Le delibere - il 50% dei documenti in cui erano autorizzate spese o lavori - erano firmate da lui solo alla fine di una lunga catena di passaggi che comprendeva figure apicali della direzione del Policlinico. E alcune di queste figure, ha fatto notare, non sono nemmeno state indagate. Il restante 50% degli atti erano determine e venivano firmate dal dirigente di settore in accordo con le aziende incaricate dei lavori; in questo caso Cencetti non c’entra neppure.

Gli importi stessi e le percentuali delle mazzette sono squilibrati (vedi articolo a fianco), ha notato con un altro difensore. In cosa consisteva allora questo sistema corruttivo e come si sarebbe realizzato?

Garuti è partito segnalando l'iniziale ipotesi di associazione a delinquere, a cura dei Nas, per tutti i dirigenti del Policlinico (oltre a Cencetti, il direttore amministrativo Maurizio Pirazzoli e il direttore sanitario Maurizio Miselli, in aula vengono citati altri vertici come Alessandro Bertacchi e Sabrina Amerio) poi scremata dai pm Niccolini e Mazzei. «Cencetti non è intervenuto nel cosiddetto “Appaltone” (Global Service). Se davvero è esistito un disegno per tanti anni alla base della sanità modenese, in una struttura complessa come il Policlinico dove le varie direzioni hanno autonomia decisionale, questo avrebbe dovuto coinvolgere tutti questi signori e non solo Cencetti», rimarca l'avvocato.

Garuti precisa quindi sugli atti amministrativi ritenuti illegittimi: «Il 50% è stato firmato da Cencetti insieme ai direttori amministrativo e sanitario, per il resto si tratta di determine siglate dal direttore dell'ufficio acquisti Amerio. L'ipotesi dei pm è che Cencetti abbia forzato sulla firma i propri sottoposti, ma questo non emerge assolutamente e la stessa Amerio lo ha escluso».

«C'erano gruppi di lavoro e commissioni che aggiudicavano, non c'è prova che Cencetti forzasse o ordinasse. Bisogna riuscire a provare che fosse il “deus ex machina” corruttivo, che lui tenesse fisicamente i contatti con ditte, che provvedesse lui a contratti e gare» . Infine, sul caso Cmb lo sconto per i lavori al Polibulatorio Aquatic della moglie, a Carpi, sono stati spiegati come una compensazione per chiudere un contenzioso privato per un’opera malfatta: lo dimostrerebbero i documenti della causa civile tra Cencetti e Cmb.

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