L'infanzia di Elisa Guidelli: "In moto con papà ho visto dove far vivere i romanzi"
La giovane scrittrice cresciuta a Sassuolo: tra miti greci e Candy Candy Dai racconti dei nonni alla penna: antidoto ai “drammi” adolescenziali
«Sono nata a Sassuolo - racconta Elisa "Eliselle" Guidelli, giovane e apprezzata autrice di romanzi - e abitavo all'ultimo piano di una palazzina a tre piani, coi miei genitori e i nonni materni. I miei lavoravano, il nonno faceva il fabbro e io sono cresciuta sotto l'occhio costante e attento di mia nonna Anna che di pomeriggio mi preparava le fette di pane con burro e zucchero o lo zabaione montato e si metteva a guardare insieme a me i cartoni animati giapponesi. Non le sfuggiva nulla, mai. Ho cominciato a chiamarla nonnina, poi mi pareva troppo lungo da pronunciare e sono passata al diminutivo nina, e adesso molti pensano che Nina sia il suo vero nome. Curioso».
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È la televisione, a portare nelle case e a registrare nella memoria le immagini di molti eventi dell'anno di nascita di Eliselle, il 1978: il sequestro di Aldo Moro in via Fani e il ritrovamento del corpo dentro alla Renault rossa; l'assassinio di Peppino Impastato; il sorriso di Sandro Pertini, eletto a luglio settimo Presidente della Repubblica e la benedizione del primo papa non italiano da oltre sei secoli, Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II. E' anche l'anno della 194, la legge che regolamenta l'interruzione di gravidanza e della 180, quella sui manicomi, passata alla storia col nome del suo più grande sostenitore, lo psichiatra Basaglia. E, per i bambini, l'inizio della grande avventura manga, i cartoni animati giapponesi, con i primi episodi di Atlas Ufo Robot, cui seguiranno tutti gli altri.
«Sono cresciuta con le storie di Candy Candy, Lady Oscar, Heidi e Lovely Sara - conferma Elisa - e come spesso accade a quelli della mia generazione, le tragedie e i drammi esistenziali sono diventati il mio cruccio e la mia dannazione. Per uscirne ho scelto un metodo geniale: ne ho fatto uno scopo di vita iniziando a scrivere»
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«Mio padre - continua Eliselle - mi addormentava con le favole classiche, i miti greci e le leggende nordiche, e da lì è iniziata pure la passione per il Medioevo, che mi porto dietro da sempre ma mi portava anche in gita in moto sulle colline e sui monti che poi sono diventati lo scenario del mio romanzo dedicato a Matilde di Canossa, "Il romanzo di Matilda».
«Giocavo con gli altri bambini nel parchetto vicino a casa. Ricordo la neve, che quando veniva giù fitta diventava montagna da scalare o pista da affrontare col bob insieme agli amici, le corse in bicicletta e le passeggiate al fiume Secchia, all'isola naturalistica, al laghetto per portare il pane vecchio alle oche, alle anatre e ai pesci. E i gavettoni e le mangiate di gnocco in piazza nei giovedì di luglio e delle feste sassolesi».
«Ero una bambina timida - sorride Eliselle - ma alle scuole elementari De Amicis di Sassuolo ero nella classe della meravigliosa maestra Gianna, che ha coltivato la mia curiosità e il mio interesse ogni giorno. Mia mamma mi ha raccontato che li convocò un paio di giorni dopo l'inizio della prima elementare. Si presentarono tutti preoccupati, pensando che io ne avessi già combinata una grossa. Invece la maestra chiese loro soltanto se volessero passarmi in seconda, dato che sapevo già leggere e scrivere. Io l'ho saputo solo molti anni dopo».
«Uno dei miei passatempi preferiti era farmi raccontare gli aneddoti di guerra dai miei nonni. È una cosa che è rimasta in sospeso e che mi piacerebbe fare, raccogliere le fila della mia famiglia e andare a ritroso per raccontarne il passato. Poi, sono arrivate le scuole medie, un triennio durissimo in cui ho sviluppato ancora di più il mio amore per la letteratura e la storia, amore che mi ha portato a proseguire con gli studi classici e con la medievistica all'università. Il nocciolo però è nato negli anni Ottanta, e da lì ha messo radici e non si è più fermato».
Monica Tappa
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