Gazzetta di Modena

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Castelnuovo, «Quei ladri volevano ammazzarmi»

di Francesco Dondi
Castelnuovo, «Quei ladri volevano ammazzarmi»

Li scopre in magazzino, li segue ma deve fuggire in retromarcia per non essere speronato a folle velocità

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CASTELNUOVO. Ha rischiato di morire, finendo nel fosso o venendo tamponato ad oltre 90 all’ora da un furgone intenzionato a speronarlo in retromarcia. Un imprenditore di Castelnuovo, socio della Eureka System di via Dell’Industria, azienda specializzata nella “produzione di macchine e impianti per il settore ceramico della lavorazione della pietra naturale, mosaico, marmo e ceramiche, tutte realizzate con il nostro marchio e secondo la nostra progettazione, è stato vittima di una banda di ladri senza scrupoli. Tutto è accaduto domenica mattina, con un prosieguo a metà pomeriggio, tra Castelnuovo e Portile.

Sono passate le 10 quando il responsabile dell’Eureka System raggiunge il capannone produttivo. La domenica precedente qualcuno aveva tentato di intrufolarsi e così i vari addetti fanno a turno per controllare la zona. Non fa in tempo ad avvicinarsi che nota due furgoni posteggiati davanti all’ingresso e sei uomini intenti a caricare della merce. Sono predoni, che stanno rubando ciò che trovano: barre di ottone lunghe fino a tre metri, porta utensili, targhette, pezzi finiti. Il sospetto è che siano gli stessi che la domenica precedente avevano effettuato un’ispezione per capire cosa ci fosse di interessante da razziare.

Appena vedono un testimone, però, decidono di darsi alla fuga: un furgone va in una direzione, il secondo si dirige verso Portile ed è quello che l’imprenditore decide di seguire mentre telefona ai carabinieri con cui si tiene in contatto per tutto il tempo. I ladri sanno che sono inseguiti, tentano alcune manovre per far perdere le proprie tracce fino a quando non decidono per una strategia estrema. Poco prima dell’ingresso a Portile bloccano il furgone e innescano la retromarcia: l’intenzione è speronare l’inseguitore.

«Quando ho capito cosa volessero fare - spiega la vittima - ho avuto paura. Ho inserito la retromarcia e ho iniziato a fuggire. Guardavo il tachimetro e facevo almeno i 90 all’ora. Ho dovuto impostare anche la semicurva di via Castelnuovo e le mie uniche fortune sono state che nessuno arrivava da dietro e che l’auto ha mantenuto aderenza anche quando con le ruote sono finito nell’erba a ridosso del canale. Ma in quella folle retromarcia ho pensato che sarei potuto morire e mi sono preparato all’impatto».

L’inseguimento al contrario però non riesce e i nomadi, appena vedono l’imbocco per strada Cave Paolucci si buttano dentro. La via però è senza uscita, porta sul torrente Tiepido. Ma i ladri non si fanno intimorire, danno gas, abbattono una sbarra di protezione e pensano anche di guadare il corso d’acqua con il furgone, cosa impossibile e che li costringe ad abbandonare il mezzo. Sul posto arriva la polizia, avvertita da un agricoltore che ha notato la pazza manovra, ma i ladri si dileguono nei campi.

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