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Mirandola. Ritardo di un minuto, salta il dibattito sulle offese a Lugli e Platis

Mirandola. Ritardo di un minuto, salta il dibattito sulle offese a Lugli e Platis

Una mail spedita oltre il termine per 1 minuto e 59 secondi fa saltare in Consiglio la discussione sui dati sensibili e sulla richiesta di dimissioni del capogruppo di maggioranza

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MIRANDOLA. Voleva invitarli all’accoglienza dei migranti aspiranti profughi. E per farlo si è rivolto ai consiglieri comunali Platis e Lugli, domandando loro tra l’altro: «Avete dimenticato le vostre origini?». Parole che hanno scatenato una valanga politica sul capogruppo del Pd in consiglio comunale, Enrico Dotti, autore di un articolo pubblicato su un periodico istituzionale. Parole percepite come una virulenta intrusione nella vita famigliare e nella storia personale dei due consiglieri di minoranza. Ad indignarsi, prima ancora dei due diretti interessati, i loro famigliari e gli amici di infanzia.
Così i consiglieri di tutte le minoranze, di centrodestra e dei 5 Stelle, hanno inoltrato una richiesta al sindaco e al presidente del consiglio comunale perchè venisse discussa al consiglio in programma martedì 1 marzo alle 18.30 una “mozione di censura delle parole espresse dal consigliere Dotti”, con conseguente richiesta di dimissioni dell’ex vicesindaco ed ex Idv, poi passato al Pd. Per i Cinque stelle un’ occasione di rivincita, in quanto era stato il gruppo di Dotti a promuovere una analoga richiesta di dimissioni contro il capogruppo Tinchelli per una sua frase su facebook. Il regolamento del consiglio comunale prevede che le richieste di mozioni pervengano 96 ore prima.
La richiesta è stata inoltrata da Lugli venerdi 24 febbraio. E lunedì 27 è arrivata la risposta: «Su disposizione del Presidente del Consiglio, la mozione di censura non verrà iscritta al Consiglio comunale del 28 Febbraio in quanto pervenuta oltre le 96 ore precedenti la seduta consiliare, come disposto dal Regolamento. Tale mozione verrà iscritta all'ordine alla seduta successiva».
«Dagli atti risulta che ho spinto il bottone della Pec alle 18.31, e che allo scoccare delle 18.32 è arrivata al Comune. L’istanza viene fatta saltare per 1 minuto e 59 secondi di presunto ritardo. Noi parliamo di dati sensibili sulle origini razziali ed etniche, di opinioni politiche e di altri valori, e questi per evitarlo si attaccano ai secondi. Non so se ridere o definirla una nuova bassezza», commenta Lugli.
 

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