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Il caso a Modena. Il Tar: «È un condannato, ma non va espulso»

Il caso a Modena. Il Tar: «È un condannato, ma non va espulso»

I giudici: Lo straniero, che ha scontato la pena, ha famiglia. La legge prevede il permesso di soggiorno È la sentenza pronunciata dal Tar di Bologna che dava torto alla Questura di Modena per aver negato il rinnovo del documento che permetteva a un albanese residente in città e quindi lo espelleva.

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MODENA. È stato condannato a quattro anni per traffico di droga, ma ha diritto ugualmente al permesso di soggiorno in Italia: il motivo è che l’unione familiare e la lunga permanenza in Italia prevalgono sul crimine commesso. È la sentenza pronunciata dal Tar di Bologna che dava torto alla Questura di Modena per aver negato il rinnovo del documento che permetteva a un albanese residente in città e quindi lo espelleva.

Il caso è stato sollevato da un albanese soprannominato “Codino” che nel 2011 la Squadra mobile della Questura indicò come l’elemento-chiave di un’organizzazione di trafficanti di eroina e hascisc che coinvolgeva altre nove città italiane. “Codino”, che abitava da tanti anni in Italia, è stato condannato a 5 anni ridotti in Appello a 4 anni e diventati esecutivi nel dicembre 2012. È stato in carcere e poi ai domiciliari, finché dando prova di ravvedimento il magistrato di sorveglianza gli ha permesso di uscire e lavorare per una azienda. Tuttora svolge quel lavoro. Nel 2013 ha presentato la domanda per rinnovare il permesso di soggiorno ma nell’ottobre 2014 la Questura glielo ha negato ricordando la condanna e di fatto ha decretato la sua espulsione dall’Italia. “Codino” ha fatto ricorso al Tar ritenendo di essere stato discriminato per un eccesso di potere e per una mancata ponderazione sulle sue ragioni. Il caso è stato esaminato dal Collegio del Tar di Bologna partendo dalla constatazione che l’uomo ha una famiglia composta da una convivente e tre figli e abita stabilmente in un alloggio affittato a Modena. Nella sua istanza, l’ex detenuto rivendica di non essere più socialmente pericoloso: ora “riga dritto”. Dal suo canto, la Questura ha ricordato che in base alla legge Bossi-Fini del 1998 in Italia non è ammesso uno straniero che risulti condannato per reati di stupefacenti e che “Codino” è stato condannato in via definitiva: è un uomo, secondo la legge, pericoloso per l’ordine pubblico e per la sicurezza dello Stato.

Tutto pare chiaro, ma in realtà l’orientamento giuridico non va in questa direzione, scrivono i giudici nella sentenza. Le norme dell’Unione Europea e la Corte Costituzionale hanno stabilito che essere uno straniero che ha alle spalle un lungo soggiorno con una famiglia è una condizione superiore a quella dello straniero delinquente condannato, quando si valuta il rinnovo del permesso di soggiorno. Il questore non ha perciò tenuto conto col dovuto rilievo di questi requisiti. Perciò il Tar ha annullato l’espulsione.

Carlo Gregori

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