«Gardenia, così non va: sacrifici soltanto per noi»
Un folto gruppo di lavoratori dell’azienda in concordato: «Che futuro avremo? Prima tagli poi cassa integrazione, ora la proroga per i pagamenti degli arretrati»
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«Siamo sempre più preoccupati, le prospettive di Gardenia Orchidea, nonostante quello che ci viene raccontato, non sembrano convincenti e il solo fatto certo è che da mesi, ormai da anni, vengono richiesti sacrifici solo a noi lavoratori e a ogni richiesta aumentano l’avvilimento e la nostra preoccupazione». Sono parole di un folto gruppo di lavoratori della ceramica Gardenia Orchidea di Spezzano, azienda che da tempo cerca di risollevarsi da una situazione difficoltosa.
L’azienda ceramica fioranese è in regime di concordato in continuità, che il tribunale ha omologato nel gennaio scorso. Da una parte l’azienda diffonde periodicamente comunicati in cui sottolinea gli sforzi compiuti per reggere sul mercato e per soddisfare le esigenze determinate dalla procedura stessa di concordato. Dall’altra i lavoratori, attualmente sono circa 250, che manifestano le loro perplessità per le ripetute richieste di rinunce e sacrifici ma senza le necessarie garanzie in prospettiva, quantomeno stando alle loro esternazioni: «Prima ci hanno chiesto di rinunciare al 10-15 per cento degli stipendi - affermano all’unisono in un numero consistente rispetto alla forza lavoro complessiva - e non potevamo accettare. Abbiamo accettato sei mesi di cassa integrazione, motivati con la riorganizzazione di Bi-Tech ma in realtà non si è visto nulla se non quello che tutti noi ci abbiamo rimesso come cassintegrati. Poi c’è il problema di tutte le spettanze arretrate e pochi giorni fa ci è stato addirittura chiesto di prorogare di sette-otto mesi il termine di legge che consentirebbe di avere gli arretrati. Le norme prevedono che un anno dopo l’omologa del concordato, quindi gennaio 2018, gli arretrati debbano essere saldati e adesso ci viene ancora chiesto di andare oltre l’estate dell’anno venturo. E poi non si deve dimenticare che, aldilà del fatto che ci sia un commissario responsabile del concordato, la proprietà e la guida aziendale siano sempre nelle mani delle stesse persone che hanno portato Gardenia Orchidea nello stato attuale. Non possiamo di certo essere tranquilli». All’azienda ora il compito di tranquillizzare i lavoratori con argomenti solidi sulle prospettive di Gardenia.
Stefano Turcato
L’azienda ceramica fioranese è in regime di concordato in continuità, che il tribunale ha omologato nel gennaio scorso. Da una parte l’azienda diffonde periodicamente comunicati in cui sottolinea gli sforzi compiuti per reggere sul mercato e per soddisfare le esigenze determinate dalla procedura stessa di concordato. Dall’altra i lavoratori, attualmente sono circa 250, che manifestano le loro perplessità per le ripetute richieste di rinunce e sacrifici ma senza le necessarie garanzie in prospettiva, quantomeno stando alle loro esternazioni: «Prima ci hanno chiesto di rinunciare al 10-15 per cento degli stipendi - affermano all’unisono in un numero consistente rispetto alla forza lavoro complessiva - e non potevamo accettare. Abbiamo accettato sei mesi di cassa integrazione, motivati con la riorganizzazione di Bi-Tech ma in realtà non si è visto nulla se non quello che tutti noi ci abbiamo rimesso come cassintegrati. Poi c’è il problema di tutte le spettanze arretrate e pochi giorni fa ci è stato addirittura chiesto di prorogare di sette-otto mesi il termine di legge che consentirebbe di avere gli arretrati. Le norme prevedono che un anno dopo l’omologa del concordato, quindi gennaio 2018, gli arretrati debbano essere saldati e adesso ci viene ancora chiesto di andare oltre l’estate dell’anno venturo. E poi non si deve dimenticare che, aldilà del fatto che ci sia un commissario responsabile del concordato, la proprietà e la guida aziendale siano sempre nelle mani delle stesse persone che hanno portato Gardenia Orchidea nello stato attuale. Non possiamo di certo essere tranquilli». All’azienda ora il compito di tranquillizzare i lavoratori con argomenti solidi sulle prospettive di Gardenia.
Stefano Turcato
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