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CASO SI COBAS 

Milani: «Piccinini? Sapevo bene chi era»

Milani: «Piccinini? Sapevo bene chi era»

«Io non sono un corrotto e non sono uno stupido. La vicenda si è svolta in questi termini: noi avevamo in corso una vertenza non con i Levoni, ma con la Bellentani un’azienda sempre del settore delle...

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«Io non sono un corrotto e non sono uno stupido. La vicenda si è svolta in questi termini: noi avevamo in corso una vertenza non con i Levoni, ma con la Bellentani un’azienda sempre del settore delle carni, dove questo Piccinini (quello della bustarella) concorre con altri due fornitori per questa azienda».
Così comincia una lunga intervista ad Aldo Milani pubblicata sul sito del sindacato del quale è leader, Si Cobas. Un ‘intervista nella quale esamina in dettaglio la vicenda che ha portato al suo arresto e alla successiva scarcerazione con l’accusa di tentata estorsione e che ora lo vede con la misura di obbligo di dimora confermata dal Tribunale del Riesame. Ora ad accusarlo è anche Daniele Piccinini, il “mediatore” ferrarese che ha preso la busta con i 5mila euro dalle mani di uno dei Levoni durante la trattativa per i 55 esuberi Alcar Uno, filmata dalla polizia di Modena. In una intercettazione Piccinini afferma che era stato incaricato sì dai Levoni ma poi si era accordato con Milani. Milani continua a negare totalmente. Anzi, nell’intervista ricostruisce i suoi rapporti con Piccinini.
«Al nostro coordinatore in luogo Piccinini era stata presentato come un “lavoratore buono”; io invece in un’assemblea generale dissi che Piccinini non era poi tanto buono perché era già stato condannato ad 1 anno e 8 mesi in seguito a denunce fatte da noi e il suo capo era stato condannato a 7 anni e 8 mesi. Quindi la mia posizione su questo signore era abbastanza chiara. Essendo venuto a sapere dai delegati che mi ero espresso in questi termini, mi scrisse una mail dicendo che lui era cambiato dopo questa esperienza fatta 4 anni prima, e che aveva messo in piedi un’associazione di sostegno ai bambini siriani colpiti dalla guerra, che non era un eroe ma che, in piccolo, anche lui faceva delle cose». «Piccinini concorreva anche per l’appalto alla Levoni, dove erano stati licenziati 55 operai della cooperativa precedente. Per questo i lavoratori, non io, gli chiesero se, nel caso l’avesse vinto, avrebbe assunto i licenziati. Piccinini disse di si, ma chiese che anche i lavoratori facessero un po’ di pressioni con Levoni perché lui ricevesse l’appalto. Noi rispondemmo che Levoni non voleva parlare con noi, che facesse lui pressione per ottenere almeno un incontro coi lavoratori». Sulle ragioni di quella che considera una trappola con l’accusa di prendere bustarelle, spiega: «Immaginavo che i miei compagni avessero capito la trappola che mi avevano teso e pensavo che avrebbero reagito all’attacco all’organizzazione. Non è tanto un problema di prove, ritengo che vogliano cercare di limitare l’attività del sindacato e questo comporterà, secondo me, che andranno fino in fondo su questa linea».
«Il motivo è che noi siamo andati a rimestare sul serio nella m.... Nella regione i Ds hanno i nervi scoperti. Perché Modena rappresenta il centro in cui sono presenti tutti i settori industriali, dalla carne (5.000 dipendenti che ci lavorano), ai mattoni, alle porcellane, ai metalmeccanici ecc. All’interno di questi settori, nei mesi precedenti, ci sono state almeno una ventina di scioperi - anche della Cgil – nel settore delle carni, e non hanno concesso né a noi né a loro il contratto di categoria».

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