Problema primarie, Modena è già divisa
Sono cominciate le grandi manovre e la mappa dei posizionamenti è chiara: Renzi perde pezzi, Bonaccini resiste ancora
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Il congresso del Pd entra nel vivo: ieri, come previsto dal regolamento, si è chiuso il tesseramento per gli iscritti che potranno fare la prima selezione dei candidati con il voto nei circoli. I dati dovrebbero essere in linea con quelli del 2016, tra i 370mila ed i 400mila iscritti, garantiscono al vertice dem escludendo emorragie post-scissione. In provincia, in questo senso, i numeri non dovrebbero risentire di scossoni. Ma in realtà tutti e tre i maggiori candidati Renzi, Emiliano e Orlando stanno già guardando alla vera sfida, le primarie del 30 aprile, dalle quali dipendono sia il vincitore sia gli equilibri dell'Assemblea nazionale chiamata a votare il segretario nel caso in cui nessun candidato superasse il 50 per cento. E i territori, Modena in primis, hanno già iniziato ad organizzarsi. La mappa si è già costituita in modo chiaro, con un primo dato forse scontato per il momento che si sta vivendo: Renzi perde sostegno, dalla città alla provincia, dove la squadra di Andrea Orlando si è andata a costituire proprio nelle ore in cui Bersani imperversava a Modena Est con gli scissionisti.
Due ore di riunione per mettere in fila la vecchia macchina da guerra del partito. Chi sta con Orlando? Sopra tutti c’è il senatore Stefano Vaccari, capofila insieme a Davide Baruffi della mozione Orlando su Modena. Non si può certo dire che i due siano stati renziani, ma uomini di governo sì. E oggi che Renzi non è più al governo possono liberamente defilarsi senza troppe remore. E come loro anche altri. Alla riunione dell’altra sera hanno partecipato consiglieri regionali come Luciana Serri e Luca Sabattini, sindaci come Roberto Solomita (Soliera) e Maino Benatti (Mirandola). E ancora Luca Prandini (Concordia) e Filippo Molinari (Medolla). C’è una buona componente di giovani, rappresentata dalla consigliera comunale Federica Venturelli e dal segretario Gd a Modena Grigorij Filippo Calcagno. Su Modena anche Giulio Guerzoni e Antonio Carpentieri. E ci sono anche nomi che vengono da diverse esperienze della città: Cristina Cavani, una vita nella macchina organizzativa Pd, e i ritorni in pista di Fabio Rossi (ex renziano della primissima ora) e Antonino Marino, entrambi senza cariche politiche.
Dall’altra parte il clima è più complicato, perché adesso i renziani vanno alla conta e tanti che avevano fatto finta di esserlo ora si potranno sfilare almeno da ruoli attivi. Stefano Bonaccini come potrebbe dire di «no» a Renzi? Chi sta dall’altra parte, coloro con i quali ha vissuto gran parte del suo percorso politico, gli stanno chiedendo di convergere su Orlando, ma il governatore è blindato sul sostegno all’ex premier. Con lui c’è Matteo Richetti, che deciderà come muoversi col suo gruppo nelle prossime ore. Tra i sindaci Maria Costi (Formigine) e Fabio Braglia (Palagano), dalla provincia anche Stefania Gasparini (Carpi) e Giulia Pigoni (Sassuolo), in città Ludovica Carla Ferrari, un battitore libero come Paolo Negro, la presidente del consiglio comunale Francesca Maletti, il consigliere regionale Giuseppe Boschini e anche Giuditta Pini: l’onorevole ha seguito Orfini nella spaccatura della corrente dei Giovani Turchi, ed è andata in direzione Renzi. Situazione comunque “molto fluida”, come va di moda dire adesso, e in continua evoluzione, a Roma come a Modena dove, ad esempio, non è detto che in prima linea si vedranno i segretari Bursi e Bortolamasi, o il sindaco Muzzarelli. I giochi, però, sono iniziati.
Davide Berti
Due ore di riunione per mettere in fila la vecchia macchina da guerra del partito. Chi sta con Orlando? Sopra tutti c’è il senatore Stefano Vaccari, capofila insieme a Davide Baruffi della mozione Orlando su Modena. Non si può certo dire che i due siano stati renziani, ma uomini di governo sì. E oggi che Renzi non è più al governo possono liberamente defilarsi senza troppe remore. E come loro anche altri. Alla riunione dell’altra sera hanno partecipato consiglieri regionali come Luciana Serri e Luca Sabattini, sindaci come Roberto Solomita (Soliera) e Maino Benatti (Mirandola). E ancora Luca Prandini (Concordia) e Filippo Molinari (Medolla). C’è una buona componente di giovani, rappresentata dalla consigliera comunale Federica Venturelli e dal segretario Gd a Modena Grigorij Filippo Calcagno. Su Modena anche Giulio Guerzoni e Antonio Carpentieri. E ci sono anche nomi che vengono da diverse esperienze della città: Cristina Cavani, una vita nella macchina organizzativa Pd, e i ritorni in pista di Fabio Rossi (ex renziano della primissima ora) e Antonino Marino, entrambi senza cariche politiche.
Dall’altra parte il clima è più complicato, perché adesso i renziani vanno alla conta e tanti che avevano fatto finta di esserlo ora si potranno sfilare almeno da ruoli attivi. Stefano Bonaccini come potrebbe dire di «no» a Renzi? Chi sta dall’altra parte, coloro con i quali ha vissuto gran parte del suo percorso politico, gli stanno chiedendo di convergere su Orlando, ma il governatore è blindato sul sostegno all’ex premier. Con lui c’è Matteo Richetti, che deciderà come muoversi col suo gruppo nelle prossime ore. Tra i sindaci Maria Costi (Formigine) e Fabio Braglia (Palagano), dalla provincia anche Stefania Gasparini (Carpi) e Giulia Pigoni (Sassuolo), in città Ludovica Carla Ferrari, un battitore libero come Paolo Negro, la presidente del consiglio comunale Francesca Maletti, il consigliere regionale Giuseppe Boschini e anche Giuditta Pini: l’onorevole ha seguito Orfini nella spaccatura della corrente dei Giovani Turchi, ed è andata in direzione Renzi. Situazione comunque “molto fluida”, come va di moda dire adesso, e in continua evoluzione, a Roma come a Modena dove, ad esempio, non è detto che in prima linea si vedranno i segretari Bursi e Bortolamasi, o il sindaco Muzzarelli. I giochi, però, sono iniziati.
Davide Berti
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