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Caso Cardiologia. Prof. Modena, i giudici: non c’è prova contro di lei

di Carlo Gregori
Caso Cardiologia. Prof. Modena, i giudici: non c’è prova contro di lei

Le motivazioni che hanno portato alla sua parziale assoluzione in Appello «Le accuse non sono supportate da fatti, Rossi l’ha accusata pe risentimento»

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Le accuse contro la professoressa Mraia Grazia Modena non sono provate: non sono supportate da fatti. È scarsa l’attendibilità di testi che l’hanno accusata. Ed è inattendibile il cardiologo Rosario Rossi, mosso da risentimento professionale contro di lei. La Modena non solo non ha commesso i reati che le sono stati imputati ma non ha partecipato ad alcuna associazione a delinquere.
Le ottanta pagine di motivazioni depositate ieri dai giudici della Corte d’Appello di Bologna sono pesanti come pietre per l’inchiesta “Camici sporchi”. Se in primo grado, al termine di un processo con rito abbreviato durante l’udienza preliminare, la docente universitaria e cardiologa era stata condannata a 4 anni di carcere e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici (compreso l’insegnamento), ora l’appello l’ha riconosciuta colpevole solo per il falso riguardante la comunicazione di due lettere. Riducendo così la pena a otto mesi in tutto. Una sentenza che ha fatto scalpore a quattro anni abbondanti di distanza dal suo arresto con quello di altri otto medici e professionisti del suo staff alla Struttura complessa del Policlinico e dall’indagine condotta dai Nas di Parma e dal pm Marco Niccolini. Per questo le motivazioni erano attese. Restava la forte curiosità di capire perché la pena avesse subito una riduzione così drastica attraverso l’assoluzione per i principali capi di accusa.
I giudici partono dalla constatazione che le accuse sono state mosse da colleghi e conoscenti che risultano poco affidabili alla prova dei fatti. Inattendibile, secondo loro, è Rosario Rossi, il cardiologo del Policlinico che aveva occupato “pro tempore” la direzione dell’Emodinamica. Quando la professoressa Modena ha chiamato Sangiorgi e l’ha nominato direttore, Rossi l’avrebbe presa male: i giudici ritengono infatti che le sue accuse siamo state mosse da un risentimento.
Passando ai reati, colpisce subito che secondo i giudici di secondo grado non esista alcuna prova dell’associazione a delinquere tra la Modena e gli altri imputati. Secondo i magistrati la cardiologa, in qualità di direttrice della struttura, non ha partecipato a fatti comportanti un tale reato. I giudici avevano gli elementi e la documentazione per decidere (anche se il caso era per forza di cose scollegato dal processo in corso) e secondo loro la prova non si è formata. Per questo motivo l’hanno assolta per insufficienza delle prove.
Caduto questo importante caposaldo dell’indagine su di lei, secondo loro anche le due accuse de corruzione non reggono al vaglio della prova. Non regge neppure l’accusa di abuso d’ufficio. Non solo secondo loro non esistono prove che lo confermino ma vengono esclusi possibili danni da tale attività criminosa.
Infine, resta in piedi solo il falso per le due lettere. In questo caso i giudici l’hanno condannata applicando l’attenuante generica per la tenuità del fatto.
Data la loro certezza categorica sulla mancanza di prova per l’aver commesso i reati, le conclusioni alle quali sono arrivati i giudici di Appello sul caso Modena potranno influire sul maxi processo di Cardiologia in corso a Modena?
Certo, ciò che più colpisce è la svalutazione generale dei testimoni chiave dell’accusa, soprattutto del dottor Rossi.
Grande soddisfazione da parte della difesa, il professor Luigi Stortoni e l’avvocato Massimiliano Iovino. L’interessata ieri sera non rispondeva al telefono anche se aveva già avuto modo di esprimersi soddisfatta di questo esito.
Resta ora da capire se la Procura farà altri passi per continuare con questo spezzone dell’inchiesta. Nessun commento dal procuratore capo Lucia Musti, unico autorizzato a parlare per la Procura.

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