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«8 marzo, le donne sono le più sacrificate sui luoghi di lavoro» 

di Martina Stocco
«8 marzo, le donne sono le più sacrificate sui luoghi di lavoro» 

Ester Rizzo ha presentato un libro sulle origini della festa che ricorda il sacrificio di 146 operaie tessili americane

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«L'8 marzo, Giornata internazionale della donna, è una data scelta in modo convenzionale». A raccontarne le origini, ieri mattina a La Tenda, c'era Ester Rizzo.
È lei l'autrice del libro “Camicette bianche. Oltre l'8 marzo”. L'incontro è stato il primo di una serie di eventi previsti per celebrare la ricorrenza.
Nelle pagine di ricerca storica sull'argomento sono raccontate le storie delle protagoniste di una tra le più importanti tragedie del secolo passato: quella riguardante l'incendio avvenuto il 25 marzo 1911 alla “Triangle Shirtwaist Company” di New York. Nel rogo della fabbrica tessile persero la vita 146 persone, la maggior parte delle quali donne. Tra loro, molte giovani donne erano nostre connazionali. «Questa è una delle vicende che si ricordano nell'8 marzo - ha spiegato Rizzo - ma non ha dato origine alla ricorrenza stessa. Inoltre, va precisato che erroneamente si attribuisce l'intero accaduto all'incendio della fabbrica Cotton, ma questo luogo non è mai esistito».
Perché approfondire la vicenda?
«Quando succedono tragedie simili tutte le morti si accomunano - spiega la scrittrice - e si parla delle vittime in modo generico. Nella realtà ognuna di loro ha affetti, speranze e sogni che spariscono con la morte. Mi è sembrato giusto ridare identità, nome, età e volto, dov'è stato possibile, alle ragazze coinvolte nella tragedia della Triangle Company».
Dalla storia si è poi passato a parlare di attualità. È stato, perciò, inevitabile un confronto con la tragedia avvenuta in un altro luogo di lavoro, dove persero la vita cinque donne, la più giovane di soli 14 anni.
Il crollo della palazzina a Barletta è avvenuto nel 2011, esattamente un secolo dopo il rogo nella Grande Mela. Fu definita una «tragedia annunciata» perché l'edificio era stato dichiarato «pericolante».
Nonostante ciò nel palazzo lavoravano, in nero, operaie tessili. «Sono sempre le donne a pagare - spiega Rizzo - perché nel ramo tessile sono quelle principalmente coinvolte. Oltre a loro, vanno ricordate le centinaia di donne impiegate nelle fabbriche di manifattura del Sud-Est asiatico, che lavorano nelle stesse condizioni in cui si trovano le nostre emigrate più di cento anni fa».
Anche l'immigrazione è un tema appartenente al passato, ma oggi fortemente presente.
«Le italiane che erano andate a lavorare in America erano fuggite dalla fame - spiega Rizzo - e dalla miseria. Avevano affidato il loro destino alle acque dell'oceano, come succede oggi nel Mediterraneo. Avevano sfidato la sorte e i pregiudizi, erano state molto coraggiose. Con quella scelta dimostrarono coraggio e voglia di riscatto. Credo, dunque, che nel rogo della fabbrica tessile, andò in frantumi non solo il sogno di una vita dignitosa, ma anche il sogno dell'emancipazione femminile. Lavorare significava essere indipendenti ed emancipate, anche se, in quegli anni, non avevano ancora il diritto di voto e molte di loro non potevano nemmeno iscriversi ai sindacati».

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