Querzè: «Insieme a Mdp solo se si va contro il Pd»
di Davide Berti
L’ex candidata sindaco di Per Me Modena è la più corteggiata per allargare il nuovo gruppo: «In maggioranza luogotenenti tristi e l’opposizione è stanca»
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Adriana Querzè oggi è fuori dalla scena politica di primo piano. Uscita dal consiglio comunale dopo essere stata candidata sindaco con Per Me Modena, ha certamente anticipato, almeno in città, la scissione della Sinistra. Una scommessa che le diede ragione e la portò ad ottenere uno straordinario risultato, quasi il 7 per cento.
Adriana Querzè, si può dire che lei l’aveva prevista questa scissione?
«L'uscita dal Pd di importanti esponenti politici è una buona notizia, per altro attesa. Attesa per la storia personale di coloro che sono confluiti nel Movimento dei Democratici e Progressisti. Attesa come logica conseguenza delle critiche rivolte alle politiche su lavoro e giovani del governo Renzi. Attesa per l'insofferenza espressa verso le caratteristiche di personalità del segretario ritenuto inadatto a una gestione inclusiva del Pd e delle sue differenze interne; attesa per lo sconcerto più volte manifestato sul modo del leader, francamente indegno di chiunque si atteggi a statista, di liquidare segretari di partito e presidenti del consiglio. In poche parole, era ora. Come era ora che si iniziasse a ragionare sulla costruzione di un “campo della sinistra” in un Paese che ormai della sinistra, intesa come equità, uguaglianza, democrazia ha perduto le parole e quindi anche i pensieri».
Cosa si aspetta succeda con questo quadro politico?
«Quella del “campo della sinistra” è una scommessa di lungo periodo perché nel breve, sia a livello nazionale che a livello locale la costituzione del Mdp ha privato il Pd di un pezzo di sinistra spostando gli equilibri interni verso il centro-destra. Ma tant'è: era ora, almeno di provarci. C'è però un aspetto che, a mio parere, condanna questa operazione ad una partenza col piede sbagliato».
Dica.
«L’affrettata rassicurazione pervenuta dai fuorusciti, di appoggiare il governo nazionale e, per quanto riguarda Modena, anche quello locale. Un'operazione di rottura che nasce con una dichiarazione di continuità e sostegno a ciò che si è criticato, rischia di ridursi a una “Sinistra italiana bis” che prima fa lo strappo e poi si comporta come se lo strappo non ci fosse stato. Delle due infatti l'una: o nel Pd ci si riconosce e quindi ci si riconosce anche nei governi che esprime o, al contrario, non ci si riconosce e diventa inopportuno appoggiare l'azione governativa. Spero che chi si è assunto l'onere di fondare un Movimento a sinistra del Pd abbia il coraggio di andare fino in fondo».
L’esperienza di Per me Modena con lei candidata sindaco fu il primo cantiere di una sinistra stanca del Pd: lo rifarebbe?
«Penso che Per me Modena abbia rappresentato un bell'esempio, anche in termini di risultato, di come si possa dare risposta a chi non si riconosce nel Pd. Quindi sì, rifarei l'esperienza perché oggi, come tre anni fa, occorre rispondere all’amarezza e alla delusione verso politiche fatte di slogan e verso riforme che non incidono sui problemi e che finiscono per mostrare la loro vera natura: pensiamo alla questione dei voucher, solo per fare un esempio. Oggi, come tre anni fa, c'è bisogno di mettere in moto i cervelli, di sperimentare soluzioni innovative, di trovare forme di partecipazione non risolvibili nell'ascolto bensì nel coinvolgimento diffuso nei processi decisionali e nella verifica delle azioni politiche intraprese. A tutto ciò la politica italiana è semplicemente estranea».
Quanto c'è di Querzè ancora oggi dentro Per Me Modena?
«Per Me Modena si esprime oggi sul piano istituzionale con i suoi consiglieri. È inevitabile che si determinino a volte differenze di vedute tra chi siede in consiglio e chi ha deciso di non esserci».
Presto, quindi, per vedere Querzè e Trande dentro lo stesso gruppo?
«La condizione per militare nello stesso gruppo è una sola: l'opposizione chiara alle politiche di un governo sostenuto da questo Pd che continua a legarsi a gruppi economici e di potere, che rinnova la propria classe dirigente scegliendo gli yes men, che si imparenta con quanto c'è di più lontano da quella che una volta si chiamava la base del partito».
Dica la verità: nella situazione di oggi un po' le dispiace non essere più in Consiglio...
«Francamente no. La situazione nazionale è sicuramente più interessante perché, sebbene frammentata, è più mobile e quindi più ricca di possibilità, ma il consiglio comunale di Modena è un luogo di dibattito molto povero nel quale si svolge spesso il gioco delle parti. I consiglieri di maggioranza sono i luogotenenti tristi, addetti alla approvazione delle delibere di giunta e quelli di opposizione appaiono francamente molto stanchi e logorati. Chi detiene il ruolo di primo attore non coinvolge nemmeno la sua maggioranza nelle decisioni, figuriamo che spazio ha chi sta all’opposizione».
Adriana Querzè, si può dire che lei l’aveva prevista questa scissione?
«L'uscita dal Pd di importanti esponenti politici è una buona notizia, per altro attesa. Attesa per la storia personale di coloro che sono confluiti nel Movimento dei Democratici e Progressisti. Attesa come logica conseguenza delle critiche rivolte alle politiche su lavoro e giovani del governo Renzi. Attesa per l'insofferenza espressa verso le caratteristiche di personalità del segretario ritenuto inadatto a una gestione inclusiva del Pd e delle sue differenze interne; attesa per lo sconcerto più volte manifestato sul modo del leader, francamente indegno di chiunque si atteggi a statista, di liquidare segretari di partito e presidenti del consiglio. In poche parole, era ora. Come era ora che si iniziasse a ragionare sulla costruzione di un “campo della sinistra” in un Paese che ormai della sinistra, intesa come equità, uguaglianza, democrazia ha perduto le parole e quindi anche i pensieri».
Cosa si aspetta succeda con questo quadro politico?
«Quella del “campo della sinistra” è una scommessa di lungo periodo perché nel breve, sia a livello nazionale che a livello locale la costituzione del Mdp ha privato il Pd di un pezzo di sinistra spostando gli equilibri interni verso il centro-destra. Ma tant'è: era ora, almeno di provarci. C'è però un aspetto che, a mio parere, condanna questa operazione ad una partenza col piede sbagliato».
Dica.
«L’affrettata rassicurazione pervenuta dai fuorusciti, di appoggiare il governo nazionale e, per quanto riguarda Modena, anche quello locale. Un'operazione di rottura che nasce con una dichiarazione di continuità e sostegno a ciò che si è criticato, rischia di ridursi a una “Sinistra italiana bis” che prima fa lo strappo e poi si comporta come se lo strappo non ci fosse stato. Delle due infatti l'una: o nel Pd ci si riconosce e quindi ci si riconosce anche nei governi che esprime o, al contrario, non ci si riconosce e diventa inopportuno appoggiare l'azione governativa. Spero che chi si è assunto l'onere di fondare un Movimento a sinistra del Pd abbia il coraggio di andare fino in fondo».
L’esperienza di Per me Modena con lei candidata sindaco fu il primo cantiere di una sinistra stanca del Pd: lo rifarebbe?
«Penso che Per me Modena abbia rappresentato un bell'esempio, anche in termini di risultato, di come si possa dare risposta a chi non si riconosce nel Pd. Quindi sì, rifarei l'esperienza perché oggi, come tre anni fa, occorre rispondere all’amarezza e alla delusione verso politiche fatte di slogan e verso riforme che non incidono sui problemi e che finiscono per mostrare la loro vera natura: pensiamo alla questione dei voucher, solo per fare un esempio. Oggi, come tre anni fa, c'è bisogno di mettere in moto i cervelli, di sperimentare soluzioni innovative, di trovare forme di partecipazione non risolvibili nell'ascolto bensì nel coinvolgimento diffuso nei processi decisionali e nella verifica delle azioni politiche intraprese. A tutto ciò la politica italiana è semplicemente estranea».
Quanto c'è di Querzè ancora oggi dentro Per Me Modena?
«Per Me Modena si esprime oggi sul piano istituzionale con i suoi consiglieri. È inevitabile che si determinino a volte differenze di vedute tra chi siede in consiglio e chi ha deciso di non esserci».
Presto, quindi, per vedere Querzè e Trande dentro lo stesso gruppo?
«La condizione per militare nello stesso gruppo è una sola: l'opposizione chiara alle politiche di un governo sostenuto da questo Pd che continua a legarsi a gruppi economici e di potere, che rinnova la propria classe dirigente scegliendo gli yes men, che si imparenta con quanto c'è di più lontano da quella che una volta si chiamava la base del partito».
Dica la verità: nella situazione di oggi un po' le dispiace non essere più in Consiglio...
«Francamente no. La situazione nazionale è sicuramente più interessante perché, sebbene frammentata, è più mobile e quindi più ricca di possibilità, ma il consiglio comunale di Modena è un luogo di dibattito molto povero nel quale si svolge spesso il gioco delle parti. I consiglieri di maggioranza sono i luogotenenti tristi, addetti alla approvazione delle delibere di giunta e quelli di opposizione appaiono francamente molto stanchi e logorati. Chi detiene il ruolo di primo attore non coinvolge nemmeno la sua maggioranza nelle decisioni, figuriamo che spazio ha chi sta all’opposizione».
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