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Modena, lettera di un autista:«È troppo chiedere al direttore di Seta di non infangarci?»

Modena, lettera di un autista:«È troppo chiedere al direttore di Seta di non infangarci?»

«Svolgo questo lavoro da vent’anni. Io e i miei colleghi abbiamo accompagnato i modenesi in tutto l’iter scolastico, dalle elementari alle università, dai concerti allo stadio». Comincia così l’accora...

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«Svolgo questo lavoro da vent’anni. Io e i miei colleghi abbiamo accompagnato i modenesi in tutto l’iter scolastico, dalle elementari alle università, dai concerti allo stadio».
Comincia così l’accorata lettera di un autista di Seta che interpella il direttore dell’azienda, Badalotti, sulle accuse continue e generiche verso la categoria a cui appartiene. Anzi, contro gli stessi dipendenti dell’azienda che lui stesso amministra. «Siamo sempre stati presenti ma all’improvviso, a causa del contrasto con i sindacati - continua - eccomi additato come un criminale, un cancro da estirpare e questo da parte di chi dovrebbe sostenere il mio operato. Ad esempio, in due anni sono stato assente solo per due giorni: non può capitare un’influenza».
Il guidatore poi replica alle accuse arrivate dal vertice Seta: «Badalotti dice ancora che il problema del sovraffollamento viene dagli zaini degli studenti - aggiunge - Ma se nelle ore di punta ci sono tanti studenti che servono le corse bis come fa a ridurre la questione agli zaini? E ancora, lo sblocco delle porte ai capolinea per avere una maggiore sosta: ma se la stessa Seta ha detto che solo 2 corse su 100 passano in anticipo come si può dire una cosa simile».
Infine l’autista di Seta che vuole essere citato solo con la sua matricola («Sono il guidatore 07084, per questi dirigenti siamo solo numeri e non persone») mette sul tavolo il sistema dei controlli asfissianti e gli straordinari resi obbligatori a suon di minacce.
«L’azienda - sottolinea - ci ha comunicato che a casa di un evento imprevedibile, un virus, eravamo obbligati a fare straordinari obbligatori per garantire il servizio. Ma questo non dovrebbe essere il risultato di un accordo tra azienda e lavoratori? La legge prevede questa opzione a causa di fattori di natura straordinaria o imprevedibile. È stato il caso ad esempio della nevicata del 2003 in cui moltissimi di noi rientrarono in deposito con ore di ritardo. Oppure per il concerto, sospeso improvvisamente per un lutto in famiglia dell’artista, per cui andammo tutti a prendere gli spettatori al Ponte Alto. Oppure ancora il servizio agli sfollati effettuato nei giorni dopo il terremoto. Ma se ci si ammala d’inverno questo non è un evento statisticamente prevedibile?»
«Negli ultimi tempi - conclude l’autista - siamo controllati dalla centrale operativa, da telecamere a bordo, da controllori chiamati apposta da Reggio. Tutto questo apparato per cosa? Per verificare abbigliamento, orari e la guida senza auricolari, anche solo portati nel taschino, anche se consentiti dal Codice della Strada. Ebbene direttore sa come la pensiamo io e i miei colleghi? Siamo l’ultima ruota del carro, però su di noi pesa tutto il sistema. Spero che questa voce possa far capire che il male peggiore non è costituito dagli autisti che si svegliano presto ogni mattina per compiere il loro dovere ma per chi infanga gratuitamente l’operato di lavoratori onesti».
Sulla stessa lunghezza d’onda, ma su un piano più giuridico, l’esposto inviato dal sindacato Usb alla regione, alla Procura e ad altri sei enti. «L’impiego forzato degli autisti su una mole enorme di straordinari - riassume in buona sostanza il segretario Sebastiano Taumaturgo - viola tutte le leggi di settore che Seta richiama a ogni piè sospinto. E lo stesso accade per i contratti e le norme. Dunque si mettono a rischio le condizioni di sicurezza. Perchè nessuno interviene?»

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