Fimar Carni, stop alla produzione Quindici operai in ferie forzate
Castelvetro. Crisi nella storica azienda alle prese con problemi di liquidità: 27 dipendenti a rischio Il sindacato: «Serve l’immediato avvio degli ammortizzatori sociali». La proprietà: «No comment»
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CASTELVETRO. È un momento difficile quello che stanno vivendo i lavoratori della Fimar Carni di Solignano.
«È ormai il terzo giorno che l’azienda ha obbligato in ferie i 15 operai dello stabilimento di Solignano - spiega il sindacato Flai Cgil -, realizzando di fatto la chiusura dei reparti produttivi. Abbiamo già offerto le prestazioni lavorative dei dipendenti (una raccomandata in cui gli operai rifiutano le ferie e chiedono di proseguire a lavorare, ndr) e chiediamo all’azienda l’immediata apertura degli ammortizzatori sociali».
Fimar Carni spa è una storica azienda della famiglia Fiandri specializzata nel disosso e nella rifilatura di prosciutti. Fattura 85 milioni di euro e occupa attualmente 27 dipendenti diretti.
«In seguito alle vicende legate alla revoca del concordato Parmacotto - prosegue il sindacato -, la società ha subito una contrazione dell’attività produttiva che ha reso necessaria una ristrutturazione aziendale che però non ha risolto i problemi di liquidità. Oggi la mancanza di commesse ha messo in crisi tutti i reparti produttivi e quindi anche l’occupazione dei 27 lavoratori diretti e di un’altra trentina di lavoratori somministrati o in appalto». La situazione della Fimar è ovviamente preoccupante: «La direzione aziendale ci ha aggiornato sulla situazione di difficoltà, ma non è sufficiente – dichiara Marco Bottura della Flai-Cgil di Modena - Stiamo parlando di un sito produttivo moderno ed efficiente che deve trovare una continuità produttiva e occupazionale. Al momento non ci sono molte informazioni su quale possa l’evoluzione della situazione. La comunicazione delle ferie forzate, che riguarda solo gli operai, è arrivata a fine febbraio. Noi sapevamo che c’erano dei problemi di liquidità, nonostante un fatturato importante da 85 milioni di euro, ma non crediamo che la soluzione possano essere le ferie forzate». Dei 27 dipendenti diretti della Fimar, solo i 15 operai sono in ferie forzate: «È una situazione anomala, si tratta della chiusura dei reparti produttivi. Per quanto concerne i restanti dipendenti, i 12 impiegati, è stato comunicato loro che c’è la possibilità di svolgere alcune attività su base volontaria per mandare avanti le normali mansioni commerciali dell’azienda. Ovviamente a subire le conseguenze della crisi sono anche i lavori interinali e quelli di una società cooperativa». I contatti tra sindacato e proprietà vanno avanti da tempo: «Ci hanno sempre comunicato come non ci fosse nulla di definitivo per risolvere i problemi aziendali: né acquisizione, né fusione o anche riorganizzazione aziendale. Ci sono stati abboccamenti senza arrivare ad una soluzione. Si è così arrivati al blocco della produzione. Un blocco che non si può risolvere con le ferie forzate, ma con degli ammortizzatori sociali: non escludiamo nei prossimi giorni mobilitazioni più importanti». L’azienda, contattata, ha preferito non commentare per la situazione. (gib)
«È ormai il terzo giorno che l’azienda ha obbligato in ferie i 15 operai dello stabilimento di Solignano - spiega il sindacato Flai Cgil -, realizzando di fatto la chiusura dei reparti produttivi. Abbiamo già offerto le prestazioni lavorative dei dipendenti (una raccomandata in cui gli operai rifiutano le ferie e chiedono di proseguire a lavorare, ndr) e chiediamo all’azienda l’immediata apertura degli ammortizzatori sociali».
Fimar Carni spa è una storica azienda della famiglia Fiandri specializzata nel disosso e nella rifilatura di prosciutti. Fattura 85 milioni di euro e occupa attualmente 27 dipendenti diretti.
«In seguito alle vicende legate alla revoca del concordato Parmacotto - prosegue il sindacato -, la società ha subito una contrazione dell’attività produttiva che ha reso necessaria una ristrutturazione aziendale che però non ha risolto i problemi di liquidità. Oggi la mancanza di commesse ha messo in crisi tutti i reparti produttivi e quindi anche l’occupazione dei 27 lavoratori diretti e di un’altra trentina di lavoratori somministrati o in appalto». La situazione della Fimar è ovviamente preoccupante: «La direzione aziendale ci ha aggiornato sulla situazione di difficoltà, ma non è sufficiente – dichiara Marco Bottura della Flai-Cgil di Modena - Stiamo parlando di un sito produttivo moderno ed efficiente che deve trovare una continuità produttiva e occupazionale. Al momento non ci sono molte informazioni su quale possa l’evoluzione della situazione. La comunicazione delle ferie forzate, che riguarda solo gli operai, è arrivata a fine febbraio. Noi sapevamo che c’erano dei problemi di liquidità, nonostante un fatturato importante da 85 milioni di euro, ma non crediamo che la soluzione possano essere le ferie forzate». Dei 27 dipendenti diretti della Fimar, solo i 15 operai sono in ferie forzate: «È una situazione anomala, si tratta della chiusura dei reparti produttivi. Per quanto concerne i restanti dipendenti, i 12 impiegati, è stato comunicato loro che c’è la possibilità di svolgere alcune attività su base volontaria per mandare avanti le normali mansioni commerciali dell’azienda. Ovviamente a subire le conseguenze della crisi sono anche i lavori interinali e quelli di una società cooperativa». I contatti tra sindacato e proprietà vanno avanti da tempo: «Ci hanno sempre comunicato come non ci fosse nulla di definitivo per risolvere i problemi aziendali: né acquisizione, né fusione o anche riorganizzazione aziendale. Ci sono stati abboccamenti senza arrivare ad una soluzione. Si è così arrivati al blocco della produzione. Un blocco che non si può risolvere con le ferie forzate, ma con degli ammortizzatori sociali: non escludiamo nei prossimi giorni mobilitazioni più importanti». L’azienda, contattata, ha preferito non commentare per la situazione. (gib)
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