Guercino, tele esposte a Piacenza
Alla mostra anche tre opere modenesi. Quadro ritrovato: l’attesa continua
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Mentre il Guercino con la "Madonna in trono e santi" di San Vincenzo, ritrovato alcuni giorni fa in Marocco, continua a restare sostanzialmente nascosto all'opinione pubblica italiana e quella del paese nordafricano, a Piacenza si organizza una mostra dove sono presenti tre opere del grande artista seicentesco.
L'opera è in condizioni conservative che, stando alle ultime voci marocchine, sarebbero ben peggiori di quanto comunicato negli ultimi giorni.
Ma anche le autorità italiane non ne sanno tanto di più, come spiega Pietro Paolo Proto, "Premier secrétaire" dell'ambasciata d'Italia a Rabat.«Le autorità marocchine - spiega il funzionario del ministero degli Esteri - ci hanno comunicato che sono in corso di svolgimento le indagini giudiziarie di rito. Nel frattempo il Nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio artistico e culturale e il personale della nostra Ambasciata hanno rappresentato la disponibilità a collaborare per le successive fasi, non appena le autorità del Marocco avranno ultimato tali adempimenti. Per parte nostra, siamo in contatto costante con le pertinenti istanze locali che ci stanno tenendo informati sui possibili sviluppi».
In attesa di comprendere quando l'opera tornerà in Italia e quanto costerà il restauro - che gli Amici della Galleria Estense, tramite la Gazzetta, hanno detto di voler finanziare - gli appassionati di Guercino possono recarsi a Piacenza.
Qui c'è la possibilità di salire sugli affreschi di Guercino che adornano la cattedrale piacentina e di vedere a Palazzo Farnese la mostra “Guercino a Piacenza tra sacro e profano” che resterà aperta da oggi al 4 giugno, curata da Daniele Benati e Antonella Gigli. Tra la ventina di capolavori del maestro ferrarese ci sono tre opere modenesi che il pubblico potrà ammirare. Si tratta di “Apollo e Marsia” del 1619-1620 di proprietà della Bper, della “Madonna col Bambino e san Lorenzo” del 1624 del Seminario di Finale, la “Vergine Assunta” del 1657 del Museo Civico di Modena.
Infine c’è “L’ortolana” del 1655, appartenente a una collezione privata presentata dall'antiquario Pietro Cantore; il catalogo della mostra attribuisce non solo al Guercino ma lo indica come una tela realizzata a quattro mani assieme al fratello più giovane, Paolo Antonio Barbieri. Di quest'ultima opera Daniele Benati scrive: «L'esempio scelto è dei più significativi, perché vede impegnato, accanto al fratello Paolo Antonio, specializzatosi in natura morta, il Guercino in persona. Gli studi moderni hanno a più riprese rimarcato il carattere modernamente imprenditoriale della bottega organizzata dal pittore centese, di cui siamo in grado di conoscere l'andamento attraverso il Libro dei Conti che a partire dal 1629 tenne Paolo Antonio, registrandovi con cura quanto guadagnato attraverso la vendita dei dipinti del fratello e propri».
Stefano Luppi
L'opera è in condizioni conservative che, stando alle ultime voci marocchine, sarebbero ben peggiori di quanto comunicato negli ultimi giorni.
Ma anche le autorità italiane non ne sanno tanto di più, come spiega Pietro Paolo Proto, "Premier secrétaire" dell'ambasciata d'Italia a Rabat.«Le autorità marocchine - spiega il funzionario del ministero degli Esteri - ci hanno comunicato che sono in corso di svolgimento le indagini giudiziarie di rito. Nel frattempo il Nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio artistico e culturale e il personale della nostra Ambasciata hanno rappresentato la disponibilità a collaborare per le successive fasi, non appena le autorità del Marocco avranno ultimato tali adempimenti. Per parte nostra, siamo in contatto costante con le pertinenti istanze locali che ci stanno tenendo informati sui possibili sviluppi».
In attesa di comprendere quando l'opera tornerà in Italia e quanto costerà il restauro - che gli Amici della Galleria Estense, tramite la Gazzetta, hanno detto di voler finanziare - gli appassionati di Guercino possono recarsi a Piacenza.
Qui c'è la possibilità di salire sugli affreschi di Guercino che adornano la cattedrale piacentina e di vedere a Palazzo Farnese la mostra “Guercino a Piacenza tra sacro e profano” che resterà aperta da oggi al 4 giugno, curata da Daniele Benati e Antonella Gigli. Tra la ventina di capolavori del maestro ferrarese ci sono tre opere modenesi che il pubblico potrà ammirare. Si tratta di “Apollo e Marsia” del 1619-1620 di proprietà della Bper, della “Madonna col Bambino e san Lorenzo” del 1624 del Seminario di Finale, la “Vergine Assunta” del 1657 del Museo Civico di Modena.
Infine c’è “L’ortolana” del 1655, appartenente a una collezione privata presentata dall'antiquario Pietro Cantore; il catalogo della mostra attribuisce non solo al Guercino ma lo indica come una tela realizzata a quattro mani assieme al fratello più giovane, Paolo Antonio Barbieri. Di quest'ultima opera Daniele Benati scrive: «L'esempio scelto è dei più significativi, perché vede impegnato, accanto al fratello Paolo Antonio, specializzatosi in natura morta, il Guercino in persona. Gli studi moderni hanno a più riprese rimarcato il carattere modernamente imprenditoriale della bottega organizzata dal pittore centese, di cui siamo in grado di conoscere l'andamento attraverso il Libro dei Conti che a partire dal 1629 tenne Paolo Antonio, registrandovi con cura quanto guadagnato attraverso la vendita dei dipinti del fratello e propri».
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