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“In trasferta” da Vignola l’uomo della rapina con gli spari 

“In trasferta” da Vignola l’uomo della rapina con gli spari 

Nella sua cantina c’era il revolver che ha esploso i colpi per bloccare il tabaccaio sfuggito all’agguato Trovati anche un fucile a canne mozze e i proiettili. Caccia al complice, spunta il nome di un basista

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SERRAMAZZONI. Il nome di Ferdinant Xhasana compare nelle inchieste su molte rapine cruente commesse nel modenese, anche in Appennino. Eppure il 40enne albanese fino a l’altro ieri era un libero cittadino, regolarmente residente con tanto di famiglia. Uno che spesso se l’è cavata, nei processi che hanno fatto seguito a quelle rapine. Ha provato a cavarsela anche giovedì notte, quando il capitano Puccinelli di Pavullo e i suoi carabinieri gli sono piombati in casa, nell’appartamento del palazzo di via Plessi a Vignola.
Ferdinant ha raccontato che lui con la rapina fallita poco prima a Serra non c’entrava nulla.
A tentarla - come abbiamo riferito ieri - due uomini, col volto travisato dal passamontagna.
Hanno atteso che il tabaccaio Luca Veroni uscisse dal suo negozio. E che, come ogni sera, prendesse a piedi la strada verso Piazza Tasso, per depositare alcune migliaia di euro nella cassa continua della filiale della Banca Popolare. Ferdinant era in auto con il complice, nel parcheggio centrale, sulla Fiesta rubata proprio a Vignola il 19 febbraio.
Alle 19.40 hanno affiancato Veroni, sono scesi con una sola parola: «Fermo». Veroni ha invece avuto una reazione istintiva: è fuggito verso l’altra piazza, fino a rifugiarsi al bar Autolineee, gridando. Sconcertante la reazione dei banditi, che hanno subito esploso tre colpi di arma a tamburo all’indirizzo del negoziante. Luca nella fuga non ha potuto comprendere se lo avessero mirato, o se abbiano sparato in aria. Per ore, con le torce, parte dei carabinieri hanno cercato i bossoli in piazza, mentre i colleghi seguivano la pista della seconda auto, notata da alcuni cittadini. E sulla quale i due, fallita la rapina, si sono allontanati.
A casa di Ferdinant i carabinieri hanno scoperto che è stata usata un’arma da professionista, di quelle che i bossoli non li lasciano a terra. Una pistola a tamburo, calibro 38. Arma vera, micidiale. Altro che giocattolo...
Ferdinant ai carabinieri aveva anche assicurato di non avere armi. C’è voluta solo l’esperienza e la pazienza dei militari frignanesi per scovare in una cantina del palazzo non una, ma due armi. Ovvero il revolver in questione, con i colpi in canna. Tutti tranne tre, guarda caso. La pistola era stata rubata a Lama cinque anni fa, giusto per dare l’idea di quali personaggi - e di quale rete addentrata nel territorio - i carabinieri si siano trovati di fronte.
Nella cantina c’era anche un fucile “fantasma” a canne mozze, anche questo pronto a sparare. E poi, nello stesso zaino, sciarpe, berretti, passamontagna, guanti, proiettili a volontà e l’attrezzatura in uso ad esperti banditi. Oltre a molti soldi. Alla fine, di front all’evidenza, Ferdinant un nome lo ha fatto: quello di un presunto basista residente a Serra, un altro immigrato. Ma, trattandosi di un esperto “depistatore”, i militari non gli hanno creduto del tutto. E il complice lo stanno ancora cercando.
Nel frattempo, su disposizione del pm, dottoressa Natalini, l’albanese è finito in cella.
Formalmente per possesso di armi rubate e modificate. Ma si fa fatica - davvero tanta - a non identificarlo con uno dei due della tentata rapina con spari, così come delle ricettazioni di armi e auto rubate. In attesa delle decisioni dei giudici, una cosa è certa: l’eccezionalità investigativa dei militari di Serra, di Pavullo, della Radiomobile, soprattutto del Nucleo operativo della compagnia di Pavullo. I banditi che si avventurano da queste parti corrono un rischio evidente: vengono spesso scoperti. E in fretta. Ferdinant e predecessori l’hanno sperimentato a loro spese. Spese legali, più che galera. Ma oggi va di moda così...
Alberto Setti

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