Gazzetta di Modena

Modena

Vescovo, rabbino e imam «Possiamo convivere» 

di Elena Iacuzio
Vescovo, rabbino e imam «Possiamo convivere» 

Messaggio di pace di Monsignor Cavina, Beniamino Goldstein e Youssef Sbai  «Serve dialogo e la libertà non è fare ciò che si vuole, ma accettare gli altri» 

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È possibile, al giorno d’oggi, una vera e propria interazione e collaborazione tra le differenti religioni e culture, qualcosa che superi la semplice sopportazione tra esse?
Tema più attuale che mai, che ha visto riunirsi nell’aula magna del polo scolastico di Sassuolo il vescovo di Carpi monsignor Francesco Cavina, il rabbino della comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia Rav Beniamino Goldstein, ed il vicepresidente dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia Youssef Sbai, per discuterne in una tavola rotonda.
La risposta alla domanda precedente viene individuata dai tre religiosi in una soluzione semplice, quanto difficile: il dialogo.
«Cos’ha da offrire il cristianesimo?», chiede provocatoriamente il vescovo della diocesi di Carpi. «La sua grande ricchezza è quella di cercare relazioni personali, che permettano realmente di comunicare con gli altri. Gesù è venuto umilmente, senza discriminare nessuno ed è questo il rapporto che la chiesa cerca di instaurare con il prossimo».
Allo stesso modo la pensa il professor Sbai: «Il rapporto che noi abbiamo con i giovani è singolare. È importante che possano parlare di sè e della propria esperienza, mettendosi in gioco in prima persona, è in questo modo che vengono abbattute le barriere culturali: conoscendosi. Dio stesso disse di aver creato uomini donne e tribù diverse perchè potessero conoscersi ed interagire».
«Parlando invece di libertà - domanda il professor Nicolussi - in che modo le religioni influenzano le libertà personali o le tutelano?»
«Dobbiamo entrare nell’ottica in cui libertà non è solo fare quello che vogliamo - interviene il rabbino Goldstein - ma anche un dovere verso gli altri».
In questo senso, la libertà è anche accettare di dipendere da qualcuno: «Nessuno si è fatto da sé - conferma il vescovo - e legarci a qualcuno ci impedisce di cadere nella sregolatezza». Libertà è davvero un termine troppo vago per essere definito: «Noi stessi ci limitiamo, c’imponiamo ed accettiamo le convenzioni sociali, altresì necessarie per vivere bene in comunità, - prosegue il professor Sbai - bisogna riuscire a preservare la propria libertà senza eccedere e danneggiare quella degli altri». Questo è un primo ed importante passo verso l’abbattimento di questi muri che, negli anni, hanno portato solo a guerre e conflitti, ma sin dall’antichità ci sono stati numerosi casi in cui religioni e culture, oltre a convivere insieme pacificamente, collaboravano arricchendosi l’un l’altra: «La convivenza è possibile, - dice il rabbino - in città europee come Sarajevo queste religioni si affiancano così bene che, in meno di un chilometro quadrato, troviamo diverse moschee, affiancate da chiese». Il vescovo conclude dicendo che, in generale, «le religioni non si avvalgono di forze politiche per imporre la pace, ma fanno sentire in pace il cuore delle persone, scongiurando i conflitti».

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