La lezione francese per le scuole: «Prima di migranti si è persone»
Così Fabien, un attore francese della rappresentazione, vuol iniziare l’intervista con Voci dal Branco
MODENA «Prima di essere migranti, si è persone». Così Fabien, un attore francese della rappresentazione, vuol iniziare l’intervista con Voci dal Branco: evidenziando l’essenza dello spettacolo.
Infatti Modena nei giorni scorsi ha ospitato l’associazione “France Theatre”, che ogni anno propone un argomento diverso alle scuole d’Italia.
Quest’anno la scelta è ricaduta sull’argomento più trattato dell’ultimo periodo, ovvero i rifugiati.
«Tra canzoni, immagini, risa e pianti l’associazione è riuscita ad entrare nel cuore degli spettatori, sensibilizzando i futuri adulti. Purtroppo lo spettacolo servirebbe anche agli adulti odierni», spiega Aurélien.
«Vogliamo solo mostrare come queste persone abbiano bisogno di noi, dal momento che finora purtroppo non sono stati assistiti dalla fortuna», prosegue Julien.
Con queste parole il messaggio che ci arriva è forte e chiaro: non giriamoci dall’altra parte se chiedono aiuto, non associamo un viso scuro alla criminalità, perché «si tende troppo spesso a dare la colpa alla minoranza».
«La verità è che si ha sempre paura di ciò che non si conosce. Quindi affrontiamola questa paura chiedendo, ascoltando, ma sopratutto mettendoci nei panni di chi, e qui siate sinceri con voi stessi, non ci vuole rubare sicuramente il lavoro di spazzino o lavapiatti, ma piuttosto di chi è alla ricerca di un futuro migliore mosso dal proprio istinto di sopravvivenza».
Lo spettacolo fa riferimento alla “giungla” di Calais confrontata alla presa della Bastiglia: contrapponendo le due differenti situazioni, ci si rende conto di come anche i migranti avrebbero bisogno di una rivoluzione per riacquistare diritti, ma nel corso della recita si è arrivati alla conclusione che l’unica rivoluzione necessaria si può ottenere solo parlando e conoscendo le nuove culture che ci affiancano, vivendo la civiltà.
Bisogna però ricordare che la civiltà si fa in due. Gli europei, gli italiani, i modenesi sono pronti ad accettarli e ad aprire loro la porta di casa? I profughi sono pronti per varcare la nostra soglia e a comportarsi anche loro in modo rispettoso nei nostri confronti? La risposta è “dipende”, ma nel momento in cui ci si rende conto di essere davanti ad una vera forma di civiltà e di rispetto reciproco, allora è segno di far entrare in casa nostra chi come noi vuole l’integrazione.
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