Via La Marmora e via Cialdini: «Velocità folli, servono i dissuasori»
Solo per fortuna l’altro giorno non ci sono state vittime. I residenti: «Mettano bande rumorose e misuratori di velocità»
MODENA. L’ultimo incidente non è diventato una tragedia per puro caso ma forse è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Dopo lo schianto alla rotonda che fa da filtro tra la tangenziale e il cavalcavia Cialdini, sono molti nel quartiere a invocare una maggior sicurezza tra l’incrocio delle vie La Marmora e Cialdini con via Staffette Partigiane e via delle Suore.
Nessuno chiede altri fotored o autovelox fissi nel chilometro che separa l’immissione dal cavalcavia della tangenziale, a poca distanza dal carcere, con quello successivo a due passi dai direzionali che ospitano gli uffici del Comune.
L’unico semaforo esistente è già presidiato dalla macchinetta sparamulte, poi non esistono altre aree di sosta a eccezione di quella del distributore Total Erg. «In effetti - conferma Marcello Morelli, gestore dell’area di servizio a fianco dell’ex Cie - in passato qui si fermavano spesso i vigili urbani e montavano l’autovelox per pizzicare chi superava la velocità consentita».
Con quattro corsie di scorrimento che partono da prima della tangenziale (più due di soccorso), il chilometro lanciato trasforma le strettoie del Canaletto in una quasi autostrada che finisce in bocca alla città, in mezzo a una zona industriale. «Ogni lunedì e venerdì - continua Morelli - vuoi per il mercato o per la preghiera in moschea, la circolazione in zona diventa quasi impossibile. L’altro giorno non ci è scappato il morto per puro caso; va bene, andavano piano e pare ci sia stata una concomitanza di distrazioni, ma forse sarebbe ora di pensare a qualche avviso in più per chi scende dal Cavalcavia del Canaletto. Loro sì che arrivano in velocità!»
«Il nodo è proprio quello - conferma un commerciante che è un poco la memoria storica del quartiere - Chi arriva dalla strada che viene dalla Bassa, molto spesso non si ferma in città. Quel rettilineo, che dopo viale Storchi porta verso viale Italia, è un unico lungo corridoio che sbuca direttamente quasi sulla Giardini tagliando fuori la viabilità di Modena. È scontato che diventi un asse di scorrimento per gli automobilisti e i camion di passaggio».
«Non capisco le scelte fatte qui alla Sacca ma del resto è successo anche lungo la via Emilia a Est e Ovest, verso Reggio o Bologna - conferma un amico al suo fianco - quelle che erano campagne sono state riempite di capannoni per fare le zone industriali e a fianco ci sono le case. Così, per fare respirare il traffico hanno chiesto e speso miliardi su miliardi di lire e il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi. Per spostarsi in giro per Modena camioncini, furgoni e Tir girano avanti e indietro sulle stesse strade dove si spostano i pendolari».
Due quindi paiono le questioni scottanti. Da un lato l’innesto della tangenziale sulla strada del Canaletto, con due flussi di traffico importanti, specie nelle ore di punta. Dall’altra, poco più avanti, il raccordo con il traffico cittadino e il lungo rettilineo intervallato da sette semafori per quattro arterie di grande traffico, dalla via Emilia alla Giardini.
Le soluzioni possibili? «Mi rendo conto che in Comune non vogliono sentirci - dice un pensionato che in passato ha contattato più volte gli assessorati di via Santi - Ma perché a Modena non si possono mettere delle bande rumorose che rallentano i veicoli e comunque ricordano anche ai distratti che si arriva in un punto pericoloso. Non è un caso che i punti critici del traffico sono anche quelli più distanti dalle case e quindi i residenti non ne avrebbero danni per l’aumentata rumorosità. Magari potrebbero alternare l’asfalto più ruvido, ad alta aderenza, con quello normale, in modo da garantire sicurezza attiva e passiva. Domando: sono misure correnti in tutte le autostrade e si trovano anche nelle province vicine, perché non si può spendere qualcosina anche a Modena per migliorare il traffico anzichè usare i problemi per far cassa e non risolverli mai?».
Un ultimo consiglio per lo staff del sindaco è corale tra gli interpellati. «In giro per le frazioni di Modena e negli altri comuni vicini - dicono gli intervistati - ci sono i segnalatori di velocità, che ricordano a chi passa la velocità. Funzionano bene, nel senso che tutti rallentano perché gli automobilisti toccano con mano il superamento dei limiti e non costringono a frenate improvvise, pericolose, chi guida. Che si aspetta?»
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