Falsi permessi: gang prescritta
Dopo 8 anni, caso chiuso per quasi tutti, compreso un direttore postale. Uno solo andrà a processo
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L’accusa sostenuta dalla Procura, pm Claudia Natalini, era che i sette avessero creato a Modena un’associazione a delinquere per creare falsa documentazione per attestare l’attesa del permesso di soggiorno se il cliente clandestino fosse stato controllato. A otto anni dai fatti, ieri l’udienza preliminare si è conclusa con la constatazione del decesso di un imputato, un rinvio a giudizio, un patteggiamento e prescrizione per gli altri imputati.
La banda individuata nel corso delle indagini era composta da italiani e da una nigeriana. Uno di loro, M.C., all’epoca dei fatti era direttore dell’ufficio postale di Montecchio (Reggio Emilia). Tra questi c’era anche un ex avvocato carpigiano, P.A.G., nel frattempo deceduto: il giudice ha fatto archiviare il suo fascicolo.
L’indagine è stata condotta a tutto campo su un traffico di documentazione fasulla che circolava nel 2009 tra Modena e varie questure italiane in vista di un’imminente sanatoria.
Dalla ricostruzione dei fatti, risulta che il direttore delle poste avrebbe fornito numerose volte il cosiddetto “kit” che avrebbe permesso ai clandestini di avviare le pratiche per regolarizzarsi in Italia. I suoi avvocati ieri hanno avviato un processo abbreviato chiedendo l’assoluzione, ma la discussione è stata inutile: è subentrata la prescrizione (alla quale l’imputato non ha rinunciato).
Anche per gli altri imputati, tutti italiani tranne la donna nigeriana, molti dei quali residenti a Modena, è scattata la prescrizione. Solo uno è stato rinviato a giudizio. Infine, un imputato solo ha chiesto il patteggiamento terminato con una pena di due anni.
L’accusa contro di loro era di associazione a delinquere semplice per aver creato la rete per la falsa documentazione a scopo di lucro, falsi atti pubblici l’applicazione di sigillo attraverso una cooperativa che ufficialmente si occupava delle pratiche per extracomunitari da regolarizzare, oltre a fornire documentazione su attività lavorative in corso ad opera degli immigrati clandestini che sono poi risultate false.
Carlo Gregori
La banda individuata nel corso delle indagini era composta da italiani e da una nigeriana. Uno di loro, M.C., all’epoca dei fatti era direttore dell’ufficio postale di Montecchio (Reggio Emilia). Tra questi c’era anche un ex avvocato carpigiano, P.A.G., nel frattempo deceduto: il giudice ha fatto archiviare il suo fascicolo.
L’indagine è stata condotta a tutto campo su un traffico di documentazione fasulla che circolava nel 2009 tra Modena e varie questure italiane in vista di un’imminente sanatoria.
Dalla ricostruzione dei fatti, risulta che il direttore delle poste avrebbe fornito numerose volte il cosiddetto “kit” che avrebbe permesso ai clandestini di avviare le pratiche per regolarizzarsi in Italia. I suoi avvocati ieri hanno avviato un processo abbreviato chiedendo l’assoluzione, ma la discussione è stata inutile: è subentrata la prescrizione (alla quale l’imputato non ha rinunciato).
Anche per gli altri imputati, tutti italiani tranne la donna nigeriana, molti dei quali residenti a Modena, è scattata la prescrizione. Solo uno è stato rinviato a giudizio. Infine, un imputato solo ha chiesto il patteggiamento terminato con una pena di due anni.
L’accusa contro di loro era di associazione a delinquere semplice per aver creato la rete per la falsa documentazione a scopo di lucro, falsi atti pubblici l’applicazione di sigillo attraverso una cooperativa che ufficialmente si occupava delle pratiche per extracomunitari da regolarizzare, oltre a fornire documentazione su attività lavorative in corso ad opera degli immigrati clandestini che sono poi risultate false.
Carlo Gregori
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