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Itinerari / Ascesa al Cusna, una vetta libera fatta per sognare

di Lorenzo Guerrieri
Itinerari / Ascesa al Cusna, una vetta libera fatta per sognare

Dal 1988 questa zona fa parte dell’area protetta del Parco del Gigante, ideale per le escursioni

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Il Monte Cusna con i suoi 2121 metri di altezza è, dopo il Cimone, la seconda montagna più alta di tutto l’Appennino Settentrionale. A differenza del Cimone, che risulta una montagna abbastanza isolata, il gruppo del Cusna con le sue varie anticime (Sasso del Morto e La Piella) sembra una vera catena montuosa, ben visibile da tutta la Pianura Padana. Stranamente, come il suo fratello maggiore (il Cimone), anche il gruppo del Cusna non si trova sul crinale spartiacque che segna il confine regionale ma è posto più nord e quindi interamente in territorio emiliano.

Esso è molto frequentato, sia in estate che in inverno, da escursionisti e amanti della montagna in genere, anche grazie alla minore antropizzazione che lo caratterizza rispetto al Cimone (meno impianti sciistici e soprattutto nessuna caserma e niente tralicci o antenne sulla sua cima!). Dal 1988 questa zona fa parte dell’area protetta del Parco Regionale del Gigante, ora annesso al Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano.

La salita invernale dalla piccola frazione di Monte Orsaro rappresenta la via più facile e sicura per l’ascesa alla vetta e offre magnifiche visuali durante tutta la salita. Per questi motivi essa è ormai diventata una super-classica sia per quanto riguarda l’escursionismo su neve (ciaspole e/o ramponi) sia per gli amanti dello scialpinismo. Anche per chi volesse fare soltanto una semplice passeggiata ci sono delle ottime alternative alla vetta: si può ad esempio raggiungere in circa un’ora e mezza la grande piana nei pressi del Monte Bagioletto da cui si gode di un ottimo panorama.

La salita dal rifugio Monte Orsaro parte dolce e permette un buon riscaldamento lungo la bella e facile forestale che conduce al Passo della Cisa (da non confondersi con l’omonimo valico autostradale posto tra le provincie di Parma e Massa-Carrara); nella seconda parte, dopo una breve discesa, l’itinerario percorre invece l’ampia dorsale nord-est che sale abbastanza ripida fino in vetta. Da circa 1700 metri di quota termina la vegetazione e i panorami sulle montagne e sulle vallate circostanti si fanno via via sempre più ampi. Giunti ai piedi della cupola sommitale, a circa 2000 metri di quota, si aggira la cima sulla destra dove la pendenza risulta un po’ meno sostenuta e in poco tempo si arriva alla croce di vetta, che si presenta sovente incrostata di ghiaccio.

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La soddisfazione è tanta e da qui si può godere di un fantastico panorama a 360 gradi, dalle Alpi Apuane, che sembrano a due passi, fino al Mar Ligure e a buona parte della catena alpina, dalle Prealpi veronesi e Dolomiti fino al Monte Rosa se la visibilità lo consente!
La discesa si effettua di solito per l’itinerario di salita. In alternativa, in condizioni di neve sicura, si può scendere anche per il versante nord lungo il fosso del Prassordo che offre solitamente una bella e divertente sciata; per gli escursionisti a piedi è possibile percorrere la cresta nord compiendo così un bel giro ad anello.

Naturalmente, come tutte le salite in alta montagna nel periodo invernale, è necessario essere adeguatamente equipaggiati; oltre alla dotazione antivalanga (Artva, pala e sonda) è sempre consigliabile avere con sé anche piccozza e ramponi, in quanto molto spesso in Appennino può capitare di trovare ghiaccio o neve molto dura. Anche l’abbigliamento deve essere adeguato: il vento forte è quasi sempre una costante.
 

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