Orfini ai volontari: «Restate con noi»
di Gabriele Farina
Confronto tra il presidente “Dem” e chi medita la scissione: «Facciamo fatica a coinvolgere i giovani». «La festa si farà»
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«A Modena c’era sofferenza: per questo sono venuto a parlare con i volontari».
Matteo Orfini, segretario reggente del Partito Democratico, era ieri a Ponte Alto. Ha incontrato il cuore pulsante della Festa dell’Unità in un’assemblea a porte chiuse perché così (ha sostenuto Orfini) «è stato possibile parlare più francamente tra di noi». Il segretario reggente ha ascoltato critiche e preoccupazioni lasciando la sala poco dopo le 21.
«Abbiamo ragionato su come far funzionare nel 2017 il Pd - ha spiegato Orfini - e come potrebbe essere tutti i giorni. Vorremmo che il partito funzionasse tutti i giorni come durante la Festa dell’Unità».
Una manifestazione sul cui futuro sono veleggiate ombre negli ultimi giorni. «Abbiamo discusso su come preservarla - ha ammesso Orfini - perché è un patrimonio di questa città. Sono stato tante volte ospite, è una festa a cui la gente vuole bene. Anche nei più critici è emersa la volontà di non disperdere questo patrimonio della tradizione».
«I volontari hanno detto quello che pensavano - ha replicato il responsabile Eudes Canali, responsabile dell’evento - Sarà un anno più difficile degli altri; se non riusciamo a metterci in carreggiata è dura. La festa però si fa di sicuro: l’appuntamento rimane, come gli altri anni».
Orfini è intervenuto sulla scissione. «Già in queste ore si dimostra come uscendo dal Pd non c’è alternativa riformista - ha dichiarato il segretario - ma una chiusura settaria, minoritaria. Quelli che sono usciti perché dicevano che eravamo troppo tiepidi sul governo (che non è vero), una settimana dopo iniziano a mettere in discussione il governo, dicendo che valuteranno le scelte per decidere se sostenerlo. Uscendo dal cuore del riformismo italiano c’è il radicalismo, c’è una sinistra che perde la vocazione maggioritaria».
Qualche esponente di Articolo 1 - Movimento Democratici e Progressisti farà passi indietro dopo le primarie?
«Spero di sì - replica Orfini - ma c’è bisogno di discutere e cercare di convincere tutti».
Il Pd non sarà più così forte? «Ogni abbandono dispiace - ha ammesso Orfini - ma il Pd è il più grande partito della sinistra europea e lo resta». Appena lunedì è nato il comitato modenese in sostegno della candidatura di Andrea Orlando, ministro della Giustizia che non corre ufficialmente per l’incarico di premier.
«Quando uno vince un congresso con le primarie in cui votano milioni di persone è, indipendentemente dallo statuto, il leader del partito - ha replicato Orfini - e nella nostra democrazia è anche chi guida una sfida di governo. È una distinzione molto politicista».
Però l’ha detto Orlando… «Lo diceva anche Cuperlo - ha ribadito il segretario - Quattro anni fa in un libro ho scritto che i due ruoli devono coincidere. È chiaro che se uno diventa presidente del Consiglio deve scegliere le modalità di gestione del partito, per non essere abbandonato. Se però fai le primarie e ti votano milioni di persone sei il leader».
Ribadito che l’Emilia Romagna resterà una roccaforte del Pd, occorre conquistare i giovani. «Dobbiamo interrogarci su perché facciamo così fatica a coinvolgerli - ha concluso Orfini - e forse dipende da come funziona il Pd. Più che attardarci in un dibattito teorico dovremo capire cosa vogliono i nostri elettori (e i nostri giovani elettori) per partecipare. Forse l’offerta di partecipazione organizzata attuale non li attrae: è un problema nostro, non dei giovani».
Matteo Orfini, segretario reggente del Partito Democratico, era ieri a Ponte Alto. Ha incontrato il cuore pulsante della Festa dell’Unità in un’assemblea a porte chiuse perché così (ha sostenuto Orfini) «è stato possibile parlare più francamente tra di noi». Il segretario reggente ha ascoltato critiche e preoccupazioni lasciando la sala poco dopo le 21.
«Abbiamo ragionato su come far funzionare nel 2017 il Pd - ha spiegato Orfini - e come potrebbe essere tutti i giorni. Vorremmo che il partito funzionasse tutti i giorni come durante la Festa dell’Unità».
Una manifestazione sul cui futuro sono veleggiate ombre negli ultimi giorni. «Abbiamo discusso su come preservarla - ha ammesso Orfini - perché è un patrimonio di questa città. Sono stato tante volte ospite, è una festa a cui la gente vuole bene. Anche nei più critici è emersa la volontà di non disperdere questo patrimonio della tradizione».
«I volontari hanno detto quello che pensavano - ha replicato il responsabile Eudes Canali, responsabile dell’evento - Sarà un anno più difficile degli altri; se non riusciamo a metterci in carreggiata è dura. La festa però si fa di sicuro: l’appuntamento rimane, come gli altri anni».
Orfini è intervenuto sulla scissione. «Già in queste ore si dimostra come uscendo dal Pd non c’è alternativa riformista - ha dichiarato il segretario - ma una chiusura settaria, minoritaria. Quelli che sono usciti perché dicevano che eravamo troppo tiepidi sul governo (che non è vero), una settimana dopo iniziano a mettere in discussione il governo, dicendo che valuteranno le scelte per decidere se sostenerlo. Uscendo dal cuore del riformismo italiano c’è il radicalismo, c’è una sinistra che perde la vocazione maggioritaria».
Qualche esponente di Articolo 1 - Movimento Democratici e Progressisti farà passi indietro dopo le primarie?
«Spero di sì - replica Orfini - ma c’è bisogno di discutere e cercare di convincere tutti».
Il Pd non sarà più così forte? «Ogni abbandono dispiace - ha ammesso Orfini - ma il Pd è il più grande partito della sinistra europea e lo resta». Appena lunedì è nato il comitato modenese in sostegno della candidatura di Andrea Orlando, ministro della Giustizia che non corre ufficialmente per l’incarico di premier.
«Quando uno vince un congresso con le primarie in cui votano milioni di persone è, indipendentemente dallo statuto, il leader del partito - ha replicato Orfini - e nella nostra democrazia è anche chi guida una sfida di governo. È una distinzione molto politicista».
Però l’ha detto Orlando… «Lo diceva anche Cuperlo - ha ribadito il segretario - Quattro anni fa in un libro ho scritto che i due ruoli devono coincidere. È chiaro che se uno diventa presidente del Consiglio deve scegliere le modalità di gestione del partito, per non essere abbandonato. Se però fai le primarie e ti votano milioni di persone sei il leader».
Ribadito che l’Emilia Romagna resterà una roccaforte del Pd, occorre conquistare i giovani. «Dobbiamo interrogarci su perché facciamo così fatica a coinvolgerli - ha concluso Orfini - e forse dipende da come funziona il Pd. Più che attardarci in un dibattito teorico dovremo capire cosa vogliono i nostri elettori (e i nostri giovani elettori) per partecipare. Forse l’offerta di partecipazione organizzata attuale non li attrae: è un problema nostro, non dei giovani».
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