Gazzetta di Modena

Modena

PATTEGGIANO SEI coNTABILI 

Facevano fallire aziende a Lisbona e le spolpavano

di Carlo Gregori
Facevano fallire aziende a Lisbona e le spolpavano

Si è chiusa con sei patteggiamenti l’inchiesta della guardia di finanza e della Procura di Modena chiamata “Barqueiro”: da un accertamento su un fallimento avvenuto a Modena nel 2013 si è arrivati a...

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Si è chiusa con sei patteggiamenti l’inchiesta della guardia di finanza e della Procura di Modena chiamata “Barqueiro”: da un accertamento su un fallimento avvenuto a Modena nel 2013 si è arrivati a scoprire una vasta rete di aziende decotte fatte “spiaggiare” e morire a Lisbona nello studio del commercialista Marco Pasquali, 57 anni, originario di Reggio e residente a Parma, con uno studio a Parma e altri a Reggio e Bergamo. Proprio Pasquali, difeso dall’avvocato Stefania Gandini, ha patteggiato la pena più alta per l’associazione a delinquere e i reati fiscali contestati che costituiscono un gravissimo danno all’erario: la pena per lui è di 3 anni e 4 mesi di carcere; se passerà in giudicato, andrà in carcere.
Le altre pene sono variate da due anni a un anno e 2 mesi. Un anno e 8 mesi è la pena per il secondo degli imputati principali, il professionista reggiano Paolo Guidetti che risulta responsabile finanziario di una delle aziende del gruppo Giacomelli coinvolte nell’inchiesta. E infine la Polizia Tributaria delle fiamme gialle modenese ha estradato dall’Albania proprio il carpigiano Stefano Giacomelli, ritenuto dal pm Marco Imperato (titolare dell’indagine) il deus ex machina delle operazioni che facevano capo a Pasquali nella suo Studio F di Lisbona. In questo modo si chiude uno dei più grossi casi di frode fiscale emersi nel nord Italia. Un caso che coinvolge i cosiddetti “colletti bianchi”, come si chiamano in gergo investigativo i criminali e delinquenti che appartengono al ceto delle libere professioni. Pochi ma dannosissimi per l’intero tessuto economico di un territorio: in questo caso per aver sottratto i beni ai creditori delle aziende fatte fallire in Portogallo e per i falsi crediti sulle imposte venduti ad altre aziende che li sfruttavano indebitamente. Proprio da Modena è partita l’inchiesta che si è allargata a macchia d’olio a Reggio, Parma, Bologna, Firenze, Milano, Bergamo, Como, Monza-Brianza, Udine, Perugia, Venezia, Padova ed Agrigento. Un sistema collaudato e perfezionato su una strategia di frode già praticata da altri: deviare all’estero i dissesti aziendali per evitare conseguenze penali e civilistiche ma soprattutto per accaparrare denaro e beni che andrebbero ai creditori. Il curatore del fallimento Giaco Trade (Ge Trade) di Modena - parte civile assistita dall’avvocato Luca Scaglione - si era accorto dello “svuotamento” e ha segnalato le irregolarità in Procura.
Il pm Imperato ha ottenuto dal gip sei misure di custodia cautelare e sequestrato un patrimonio, tra beni mobili e immobili, del valore di circa 11 milioni di euro. Circa 40 le perquisizioni in diverse regioni e all’estero, che hanno visto coinvolti oltre 100 finanzieri, e le forze di polizia di Portogallo, Slovenia e Spagna, con il supporto di Eurojust, Agenzia dell’Ue.

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