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Modena. Inps, i colleghi di Alfonso Giglio attoniti: «In moto era prudente Un incidente assurdo»

Modena. Inps, i colleghi di Alfonso Giglio attoniti: «In moto era prudente Un incidente assurdo»

La famiglia Giglio chiusa nel dolore assieme ai parenti  Amici e vicini non si danno pace. Funerali ancora da fissare 

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MODENA. «Siamo sconvolti. Facciamo fatica anche a renderci conto di quello che è accaduto. Ieri lo abbiamo salutato come sempre e oggi la sua scrivania è vuota, non lo vedremo più».
Con gli occhi lucidi e la voce rotta dall’emozione una collega da voce al sentimento dei colleghi di Alfonso Giglio, il dipendente Inps morto tragicamente a poca distanza da dove abitava, travolto da un furgone mentre stava rientrando a casa martedì pomeriggio.

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Sulla dinamica sono in corso le indagini della Municipale, per accertare la catena di responsabilità che hanno portato, nella rotatoria tra via Canaletto e via Finzi, prima all’urto, poi alla caduta di Giglio che era in sella al suo scooter. A quel punto era troppo tardi per tentare ogni manovra: il pesante mezzo gli è finito sopra, senza riuscire a evitarlo.

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Nel condominio dove abitava assieme alla moglie Monica e ai due figli di sei e quattro anni c’è un silenzio irreale. Anche gli altri inquilini si stringono attorno alla famiglia, sgomenti per il lutto che ha colpito una famiglia modello.
«Gente in gambissima. Lui era sempre gentile con tutti, una persona sportiva e appena rientrava a casa dopo il lavoro andava a prendere i bambini nell’asilo qui vicino».
Pochissimi i commenti dei vicini, che passano silenziosi, sgomenti, davanti alla palazzina con i mattoni faccia a vista. Anche sul campanello c’è il biglietto che chiede di suonare a un vicino di casa.
La famiglia si è chiusa nel dolore. La moglie, che lavora in banca a Modena, è stata raggiunta dalla sorella e dal fratello che vivono in altre città e così pure sono arrivati i suoceri da Salerno, la città di cui Giglio era originario e dove aveva vissuto sino alla laurea in Giurisprudenza.

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Per i funerali non c’è ancora un’indicazione definitiva visto che la salma è a disposizione di Medicina Legale per alcuni controlli di rito.
«Alfonso Giglio era un collega squisito, sempre disponibile e pronto a dare la sua collaborazione, in ogni situazione»: così lo descrivono i colleghi di lavoro che si stanno organizzando per ricordarlo degnamente e per essere vicini alla famiglia nella maniera più discreta possibile. A 43 anni era un punto di riferimento per quanti lavoravano con lui. Proveniva dagli organici dell’Inpdap, l’ente previdenziale che si occupava dei dipendenti pubblici e che sei anni fa è confluito nell’Inps.


Anche nel nuovo ente unificato era rimasto a occuparsi di una materia che conosceva molto bene. «La sua esperienza e il suo senso pratico risolvevano spesso tante pratiche» sottolinea un collega.
Metodico ma anche vivace, in grado di risolvere un’incomprensione con una battuta per sdrammatizzare. Ma anche prudente con lo scooter, una piccola passione che gli permetteva comunque di avere un mezzo più pratico nel tragitto dal lavoro a casa.


Questo il ritratto di chi lo conosceva e che ancora non sa darsi pace per l’accaduto. «Lo aspettavo per prendere i bimbi all’asilo e invece è arrivata quella notizia» dice un genitore della scuola per l’infanzia frequentata dai figli.
Per quanto riguarda le indagini si stanno vagliando le deposizioni del guidatore del furgone, di nazionalità turca e residente a Bastiglia, che era alla guida dell’automezzo intestato alla ditta edile “Yigit Costruzioni”.
La sua versione è stata sommaria, prevedibilmente sotto shock. «Io venivo da via Finzi - ha detto in buona sostanza agli agenti - lui da via Canaletto e mi ha urtato. Non ho potuto fare nulla».
Si vedrà. Ora toccherà al giudice dire la parola finale per le indagini. Sulla data e il luogo dei funerali non ci sono ancora certezze. Bisognerà aspettare il responso di Medicina Legale che dovrà anche certificare il rapporto causale tra l’incidente e il decesso di Giglio.
Saverio Cioce

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