Gazzetta di Modena

Modena

La festa della donna tra mimose, eventi e uno sciopero... rosa 

di Serena Fregni
La festa della donna tra mimose, eventi e uno sciopero... rosa 

Manifestazione contro la violenza: «Non c’è rispetto delle regole». Al consultorio per un messaggio di libertà

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Uno slogan nato dalle donne argentine “Ni una menos” diventato virale in tutto il mondo come movimento per affermare i diritti delle donne e contro le violenze di genere. “Non una di meno” è diventato lo slogan ufficiale dell'8 marzo insieme a “lotto marzo” e Modena ha partecipato con eventi e iniziative. Uno sciopero nazionale indetto da Usi, Usb, Cobas, Confederazione dei comitati di base, Sial e Slai Cobas, Usi-ait, sindacato generale di base. A prendere parte anche Flc-Cgil (lavoratori della conoscenza settore della scuola), e Cgil Modena che ha approvato il sostegno alla mobilitazione con una campagna di assemblee sulla violenza e rivendicazioni di genere. A Modena Rete IoDecido, D.i.Re, Udi e Casa delle donne insieme ad associazioni e movimenti tra cui Libera, Spazio Sociale Stella Nera, Guernica e altre realtà del territorio hanno preso parte alle iniziative. Tante donne e uomini con indosso qualcosa di nero e fucsia, colori del movimento, slogan come “Fate la rivoluzione e non fate la dieta” e tante matriosche, simbolo della battaglia, tutti insieme davanti al Tribunale per un corteo che ha toccato poi il consultorio di Via Molza e l'Accademia Militare. Luoghi scelti per portare avanti gli otto punti su cui fa leva il movimento e sul perché dello sciopero che sono stati ribaditi questa mattina davanti al Tribunale: «Come risposta alla violenza e l'autonomia delle donne; senza effettività di diritti non c'è giustizia e libertà per le donne; sui nostri corpi, salute e piacere decidiamo noi; se le nostre vite non valgono, non produciamo; vogliamo essere libere di muoverci e di restare, contro ogni frontiera; distruggere la violenza con la formazione; fare spazio ai femminismi e costruire spazi politici e fisici transfemministi e antisessisti e rifiutiamo i linguaggi misogini e sessisti». Punti che sono ripresi e rimarcati più volte per continuare questa battaglia come racconta Elena Montorsi di Casa delle donne: «La violenza è la conseguenza di un sistema generale a cui fa comodo alla fine che le donne siano sottomesse e subiscano violenza. Il nostro primo riconoscimento della lacuna che c'è in Italia è la carenza di rispetto delle regole e per questo il primo step è proprio il Tribunale». Femminicidi ma anche violenze a cui si deve dire basta, come spiega una signora del gruppo Non una di meno: “Combattiamo la violenza, oggi e sempre, unite”. Poi è stata la volta del consultorio, dove le libertà delle donne spesso non vengono ascoltate: «La violenza che le donne subiscono sui propri corpi è inaccettabile – continua Elena – a volte devono subire esami molti intimi senza che nessuno spieghi loro niente». La mattinata si è conclusa con la fine del corte davanti all'Accademia Militare, per ribadire ancora una volta le lotte del movimento.

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