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IL CASO/ Lama Mocogno, morì nel dirupo: è giallo La famiglia: «Aiutateci»

di Daniele Montanari
IL CASO/ Lama Mocogno, morì nel dirupo: è giallo La famiglia: «Aiutateci»

Lama. La 76enne lombarda Antonietta Turri fu rinvenuta cadavere il 10 agosto L’autopsia non ha stabilito le cause del decesso. Appello per cercare testimoni

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LAMA MOCOGNO. Mistero assoluto, a più di sei mesi dal ritrovamento del corpo. E una famiglia che non si dà pace, incapace di rassegnarsi a una morte senza un perché. È un caso ancora più che mai aperto quello di Antonietta Turri (detta Bruna), la 76enne di Varedo (Monza Brianza) uscita da casa lo scorso 1 agosto per andare dal parrucchiere e rinvenuta cadavere il 10 agosto a 300 km di distanza, in un dirupo boscoso al lati della via Giardini all’uscita dell'abitato di Montecenere (Lama Mocogno).

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Un corpo fortemente decomposto, sul quale l’autopsia non è riuscita a identificare scientifiche cause di morte. Non potendo rimanere senza una risposta, la famiglia si è affidata a un legale, Claudia Iacopino del foro di Milano (figlia di Franco, ex storico segretario generale del Modena Calcio), per fare supplementi d’indagine temendo che l’inchiesta possa chiudersi con un’archiviazione. A cui ovviamente si opporrebbe, ma per farlo servono significativi elementi probatori. Di qui la ricerca in questo momento soprattutto di testimonianze, di qualcuno che possa averla vista nel suo incredibile vagare in auto: «Vi preghiamo, aiutateci a capire come è morta mamma» è l’appello del genero Cesare Stagnaro.
«I famigliari vivono un momento terribile – sottolinea l’avvocato Iacopino – non riescono a darsi pace perché Bruna era madre e moglie esemplare, affezionatissima alla casa. A novembre avrebbe fatto 54 anni di matrimonio: era rarissimo che uscisse da sola, non faceva giri lunghi senza il marito. Era lucida, non aveva mai avuto problemi di disorientamento: l’unica criticità di salute era un’ulcera, ma da un anno non prendeva più farmaci».
Era uscita verso le 16 per andare dal suo parrucchiere al centro Carrefour di Paderno Dugnano (senza prendere il cellulare), ma non c’è mai arrivata: ha sbagliato a immettersi su una strada, si è fermata a chiedere informazioni a un benzinaio ma non ne è più venuta a capo. Ha preso l’autostrada A1 e ne è uscita all’1.36 di notte a Reggio Emilia, al casello di “Terre di Canossa-Campegine”. Poi ha vagato nell’Appennino reggiano e quindi in quello modenese. Finché non si è fermata (ma aveva ancora gpl nella sua Lancia Y) nella piazzola di fronte al civico 153 di Montecenere, presumibilmente di notte. È scesa con il borsello, e così è stata ritrovata cadavere ai margini del bosco.
«È stato un malore? È caduta? C’è stata una causa esterna? Non lo sappiamo – rimarca l’avvocato – perché l’autopsia ha dato un esito inaspettato: pensavamo facesse chiarezza e invece ci ritroviamo a un punto morto». Da cui si può uscire solo con l’aiuto di testimoni: «È impossibile che nessuno non l’abbia vista – rilancia - che non si sia fermata da nessuna parte a chiedere: lo ha pur fatto dal benzinaio di Baranzate! Per questo chiediamo a chiunque possa fornirci il più piccolo elemento di riferire, contattando me (lo studio Iacopino è allo 02 45397220, ndr) o i carabinieri. Anche solo un avvistamento, una battuta scambiata dal finestrino... Qualsiasi particolare. I famigliari non cercano nessun risarcimento, sia chiaro. È solo un’esigenza affettiva nei confronti di una persona amata: vogliono rendere giustizia alla sua fine. Aiutateci, prima che si chiudano le indagini».

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