La denuncia della Fiab: «A Modena rubate quattromila biciclette all’anno»
di Gabriele Farina
Il fenomeno non si arresta e la Federazione Amici della Bici denuncia: «Targatura e mercato sicuro: il Comune non fa nulla»
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«In città vengono rubate circa quattromila bici all’anno».
È la stima effettuata dalla Fiab a Modena. La Federazione italiana amici della bicicletta ha segnalato più volte il problema. Una questione acuita da altri punti, come la scarsa propensione alla denuncia. «A livello nazionale la percentuale si attesta intorno al 25% - hanno spiegato dalla sigla - e ciò inficia alla base il sistema di valutazione».
Come si procede allora? La Federazione prende in esame il numero di bici nuove comprate ogni anno attraverso i canali ufficiali: sono circa cinquemila. Considerano un altro dato, quello sulla popolazione, sostanzialmente stabile negli ultimi anni. Dall’incrocio con i dati nazionali deriva una stima «molto provvisoria». Esiste un’altra criticità: la ricettazione. «Il volume di biciclette usate rubate è enorme e incalcolabile - hanno denunciato dalla Fiab - e forse supera le cinquemila all’anno. Nel mercato ufficiale nove bici su dieci sono nuove e c’è pochissimo usato. Di fatto, non sono concorrenziali ai ricettatori». Cosa si può fare? Per la Federazione una strada era stata trovata una decina di anni fa. «Tra il 2007 e il 2008 il Comune ha promosso l’iniziativa “Targa la tua bici” - hanno ripreso dall’associazione - proponendo ai cittadini una scelta di bici sicura. Allora si superarono le molte migliaia di iscritti. Tuttavia, dalla gestione Sitta in poi non è stata fatta più alcuna promozione». Un salto olimpico nel tempo in avanti e arriviamo al 2012. «Abbiamo lanciato una grande campagna, sostenuta dal Comune, per proteggere le biciclette dai furti - hanno aggiunto dalla Federazione - per rilanciare ai cittadini i comportamenti adeguati, la targatura e l’acquisto a un prezzo calmierato di antifurti di media qualità». Nello stesso anno, la Fiab ha ricordato di aver compiuto un giro tra le forze dell’ordine per rilanciare il progetto e chiedere la diffusione di maggiori informazioni sui furti. «Da allora il Comune è fermo - hanno spiegato con rammarico - e questo impaludamento di un’iniziativa molto originale va a colpire il circuito economico. Il progetto è complesso, ma è molto più lungimirante delle telecamere e degli agenti in borghese. Ci sarebbe la possibilità per la finanza e le forze di polizia di concentrarsi sui rivenditori che non entrerebbero in una rete di usato sicuro. Così coloro che vende bici derivanti dal circuito della ricettazione sarebbe molto esposto. Invece, le forze dell’ordine mantengono la pressione per tenere sott’occhio la stazione, la Delfini e le zone più critiche. Così anche le vittime dei furti vanno a comprare bici di certa provenienza clandestina».
Perché non cambiare? «O non ci siamo riusciti a far capire - hanno risposto dalla Fiab - oppure non ci si crede. Nel marzo 2012 il prefetto ha detto che avrebbe convocato a breve un comitato con Fiab e il Comune. Purtroppo, il terremoto ha interrotto tutto, nonostante abbiamo scritto ripetutamente dopo».
Forza Italia ha appena presentato un ordine del giorno: «Non siamo schierati - hanno concluso - ma speriamo cambi qualcosa».
È la stima effettuata dalla Fiab a Modena. La Federazione italiana amici della bicicletta ha segnalato più volte il problema. Una questione acuita da altri punti, come la scarsa propensione alla denuncia. «A livello nazionale la percentuale si attesta intorno al 25% - hanno spiegato dalla sigla - e ciò inficia alla base il sistema di valutazione».
Come si procede allora? La Federazione prende in esame il numero di bici nuove comprate ogni anno attraverso i canali ufficiali: sono circa cinquemila. Considerano un altro dato, quello sulla popolazione, sostanzialmente stabile negli ultimi anni. Dall’incrocio con i dati nazionali deriva una stima «molto provvisoria». Esiste un’altra criticità: la ricettazione. «Il volume di biciclette usate rubate è enorme e incalcolabile - hanno denunciato dalla Fiab - e forse supera le cinquemila all’anno. Nel mercato ufficiale nove bici su dieci sono nuove e c’è pochissimo usato. Di fatto, non sono concorrenziali ai ricettatori». Cosa si può fare? Per la Federazione una strada era stata trovata una decina di anni fa. «Tra il 2007 e il 2008 il Comune ha promosso l’iniziativa “Targa la tua bici” - hanno ripreso dall’associazione - proponendo ai cittadini una scelta di bici sicura. Allora si superarono le molte migliaia di iscritti. Tuttavia, dalla gestione Sitta in poi non è stata fatta più alcuna promozione». Un salto olimpico nel tempo in avanti e arriviamo al 2012. «Abbiamo lanciato una grande campagna, sostenuta dal Comune, per proteggere le biciclette dai furti - hanno aggiunto dalla Federazione - per rilanciare ai cittadini i comportamenti adeguati, la targatura e l’acquisto a un prezzo calmierato di antifurti di media qualità». Nello stesso anno, la Fiab ha ricordato di aver compiuto un giro tra le forze dell’ordine per rilanciare il progetto e chiedere la diffusione di maggiori informazioni sui furti. «Da allora il Comune è fermo - hanno spiegato con rammarico - e questo impaludamento di un’iniziativa molto originale va a colpire il circuito economico. Il progetto è complesso, ma è molto più lungimirante delle telecamere e degli agenti in borghese. Ci sarebbe la possibilità per la finanza e le forze di polizia di concentrarsi sui rivenditori che non entrerebbero in una rete di usato sicuro. Così coloro che vende bici derivanti dal circuito della ricettazione sarebbe molto esposto. Invece, le forze dell’ordine mantengono la pressione per tenere sott’occhio la stazione, la Delfini e le zone più critiche. Così anche le vittime dei furti vanno a comprare bici di certa provenienza clandestina».
Perché non cambiare? «O non ci siamo riusciti a far capire - hanno risposto dalla Fiab - oppure non ci si crede. Nel marzo 2012 il prefetto ha detto che avrebbe convocato a breve un comitato con Fiab e il Comune. Purtroppo, il terremoto ha interrotto tutto, nonostante abbiamo scritto ripetutamente dopo».
Forza Italia ha appena presentato un ordine del giorno: «Non siamo schierati - hanno concluso - ma speriamo cambi qualcosa».
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