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Stalking a Modena e minacce di morte all’ex fidanzata incinta

di Carlo Gregori
Stalking a Modena e minacce di morte all’ex fidanzata incinta

Sentenza nel Giorno della donna: otto mesi a un 38enne che perseguitava una modenese in attesa della loro figlia. Il processo partito a sei anni dai fatti sarà prescritto in Appello

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MODENA Nel giorno della Festa della Donna, il Tribunale di Modena ha condannato un uomo per stalking e percosse alla sua ex convivente, quando lei aspettava un figlio avuto con lui. Otto mesi di carcere è la condanna inflitta dal giudice Andrea Scarpa dopo poche udienze nelle quali ha esaurito tutti i testimoni. Purtroppo però la velocità del giudice è servita a poco: il processo è iniziato sei anni dopo i fatti e si prescriverà tra sei mesi: la difesa, avvocato Antonietta Baffa Scirocco, ha già annunciato il ricorso in appello e in questo modo il caso si chiuderà con un nulla di fatto.


Il processo interessava un marocchino 36enne residente a Modena, oggi regolare e con un lavoro fisso, ma la denuncia risale addirittura al 2010. L’uomo, allora 30enne, aveva una relazione con una giovane modenese. Un rapporto tempestoso durato alcuni mesi al termine del quale lei è rimasta incita di lui. Proprio quando era già in stato interessante la giovane ha deciso di lasciarlo, perché, pur volendo tenere la bambina, lo giudicava non adatto nel ruolo di padre.


La decisione ha scatenato la rabbia dell’uomo. Quando lei lo ha allontanato da casa sua (abita in un Comune vicino a Modena) lui ha iniziato a minacciarla e perseguitarla con frasi pesantissime.
Telefonate su telefonate fatte di offese e insulti proprio al suo ruolo di donna. «Ti ucciderò - le ha anche detto - ti pianto un coltello nella pancia». La stessa pancia dove si trovava il bambino che stavano per avere.
Non riusciva a pensare con lei un rapporto alla pari. La chiamava senza problemi «la mia schiava».
A volte le telefonava per annunciarle che sarebbe passato a bruciarle la casa. Un’altra volta le ha detto senza mezzi termini che l’avrebbe raggiunta e avrebbe ucciso lei e il suo eventuale nuovo amante. Da allora ha iniziato a molestarla un numero sempre maggiore di volte nell’arco di una singola giornata. Chiamate e sms fino a trenta volte al giorno e anche più.


La donna ha riferito anche che una volta sono andati via in auto insieme. Durante il viaggio, diretti verso l’Appennino per una gita, tra loro è scoppiato un forte litigio e lui l’ha picchiata con calci e pugni per tutto il tragitto, una trentina di chilometri di botte insomma. Un episodio che lei ha riferito ma che non ha trovato riscontri precisi. Mentre ne ha trovati un altro episodio di botte e maltrattamenti che lei aveva raccontato dal momento che è rimasta traccia scritta: un referto del pronto soccorso con escoriazioni ed ematomi diffusi su gambe e braccia anche sul tronco con una prognosi refertata di cinque giorni. Queste aggressioni avvenivano ormai a ogni occasione, ha raccontato la donna, dal momento che l’ex convivente e futuro padre della figlia la seguiva e l’aspettava sotto casa. A volte suonava il campanello del citofono a lungo.
Tutto questo è avvenuto durante la gravidanza di lei.

Poi un giorno ha chiesto aiuto alla polizia di stato e ha sporto denuncia avviando un’indagine che però è arrivata in udienza preliminare solo nel 2014. A sua volta l’udienza preliminare è terminata con il rinvio a giudizio due anni dopo, nel giugno 2016. E dopo un’udienza a vuoto, il giudice Scarpa, in autunno, ha avviato il processo portandolo presto a conclusione ieri. Ma era troppo tardi.

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