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Caso Zanoli, perito del giudice: "Baggiovara non fornì assistenza adeguata"

di Carlo Gregori
Caso Zanoli, perito del giudice: "Baggiovara non fornì assistenza adeguata"

Nella causa civile sul caso dell'anziano degente scomparso e ritrovato cadavere due anni e mezzo dopo dentro l'ospedale di Modena, il perito medico-legale del giudice afferma che per proteggere il paziente non furono adottate tutte le attenzioni che richiedeva la situazione. Intanto si attende la decisione del gip: la Procura vuole archiviare il caso per la seconda volta, la famiglia chiede di tenerlo aperto

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MODENA. Svolta nel caso Zanoli, il paziente modenese scomparso all’ospedale di Baggiovara alla fine del 2011 e ritrovato cadavere due anni e mezzo dopo mummificato in fondo a un cavedio. Mentre si attende ancora la decisione del gip Paola Losavio in merito al secondo tentativo dei familiari di impedire l’archiviazione chiesta dal pm Luca Guerzoni, ieri in sede civilistica è emerso un nuovo elemento importante.

Nel corso dell’udienza al processo civile è stata infatti depositata la consulenza tecnica chiesta dal giudice De Borrello a un medico legale di Bologna. Nella relazione conclusiva si legge che secondo il perito l’ospedale di Baggiovara non adottò tutte le misure per il paziente ricoverato, sia per la sia sicurezza (per impedire che deambulasse) che sul piano farmacologico. È un fattore nuovo finora completamente ignorato.

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La famiglia di Zanoli - parte offesa seguita dall’avvocato Lorenzo Muracchini e attore della causa civile - aveva chiesto a più riprese di analizzare le cartelle cliniche e la diaria, ma allo stato attuale risulta che questo accertamento medico non è stato svolto. L’importanza della perizia civile consiste nel fatto che la notte in cui sparì, tra il 30 e il 31 dicembre 2011, Primo Zanoli era ricoverato a Baggiovara per un intervento. Quando si è alzato nel cuore della notte, nessuno può dirlo con precisione: ci si è accorti della sua assenza dal letto quando era ormai sparito per sempre. E in ogni caso non è stato possibile accertare se Zanoli, persona sottoposta a una terapia farmacologica, fosse in grado di “autodeterminarsi”, come si dice in gergo, oppure se avesse la mente offuscata dai farmaci mentre deambulava nei corridoi ospedalieri vuoti fino ad arrivare a quell’ala ancora accantierata, teoricamente chiusa al pubblico, nella quale è entrato senza alcun ostacolo finendo pere precipitare nel buco del cavedio e morendo lì sotto.

La causa civile è arrivata insomma a un punto nuovo nella ricostruzione di questo incredibile caso di decesso in un ospedale, risolto solo dopo due anni e mezzo dalla agenzia di investigazioni modenese “Sheridan”, incaricata dalla direzione generale dell’Ausl su richiesta dei parenti.
La prossima udienza della causa civile - seguita per la famiglia Zanoli dall’avvocato Alfredo Zucchi - si terrà in ottobre.
Intanto resta sospesa la possibilità di chiudere o mantenere in vita l’inchiesta della Procura. Per la seconda volta è stata infatti chiesta l’archiviazione. Un solo indagato in questa seconda ricognizione: un geometra dell’Ausl. Intanto sono passati più di sei anni e la famiglia resta in attesa di una risposta.

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