Lavoratori irregolari: Modena è la peggiore
Nella provincia raggiunti picchi nel trasporto e nel magazzinaggio con l'85,26% Male anche nei settori immobiliare e agricolo. Tendenza negativa in regione
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Peggiorano ancora i dati dei controlli ispettivi sul lavoro in Emilia Romagna: alla data del primo marzo sono stati accertati 7.470 lavoratori irregolari, con picchi nel Modenese, area in cui nel trasporto e magazzinaggio si arriva all'85,26% di irregolarità. In calo il numero degli ispettori e anche le ispezioni, che nel 2016 in regione sono state 11.166, vale a dire 519 in meno del 2015 (164 in meno solo nel Modenese).
Crescono, sia in Italia sia in regione, i dati sulle irregolarità. I dati sono stati diffusi dal sindacalista Franco Zavatti, coordinatore legalità e sicurezza di Cgil Emilia-Romagna, che rilancia i numeri del Rapporto nazionale sulle ispezioni e chiede di discutere il tema in tavoli territoriali e nei consigli comunali di tutta la regione.
Nel 2016, evidenzia Zavatti, l'Emilia Romagna è quarta, dopo Lombardia, Lazio, Campania, per il maggior numero di lavoratori irregolari (7.470).
Il trend emiliano-romagnolo delle irregolarità accertate è significativo: era il 53% nel 2014, passato al 58,3% l'anno dopo e 62,7% nell'ultimo anno. Modena è comunque la provincia peggiore perché supera le medie regionali nei settori del trasporto e magazzinaggio con 85,26% di irregolarità, poi l'attività immobiliare col 66,7% e l'agricoltura con il 60%. Numeri che suscitano «sconcerto e rabbia, con il lavoro nero e irregolare in settori sensibili e socialmente delicati - dice il sindacalista- sanità ed assistenza privata con 73%, istruzione con 83%,attività professionali con 66,8% di irregolarità».
Tra i dati allarmanti che riguardano la regione, Zavatti elenca 3.322 lavoratori in totale nero, con le province peggiori nell'ordine: Bologna, Reggio Emilia, Modena, Rimini.
L'Emilia Romagna è anche quinta in Italia per i casi di "interposizione illegale di manodopera", anche caporalato, arrivando a 1.097 denunce effettuate (+254%). Sono in crescita le violazioni lavorative così gravi da assumere "rilievo penale": si tratta di 1.605 casi nel biennio. Poi «si aggrava il picco delle false cooperative di servizi per le imprese, con appalti illeciti o affitto abusivo di lavoratori, per l'80% non aderenti alle storiche centrali coop». Il report segnala che nelle ispezioni emergono sempre più imprese che «applicano contratti di lavoro sottoscritti da sindacati non rappresentativi, cioè sindacati di comodo nel 20% dei rilievi».
Crescono, sia in Italia sia in regione, i dati sulle irregolarità. I dati sono stati diffusi dal sindacalista Franco Zavatti, coordinatore legalità e sicurezza di Cgil Emilia-Romagna, che rilancia i numeri del Rapporto nazionale sulle ispezioni e chiede di discutere il tema in tavoli territoriali e nei consigli comunali di tutta la regione.
Nel 2016, evidenzia Zavatti, l'Emilia Romagna è quarta, dopo Lombardia, Lazio, Campania, per il maggior numero di lavoratori irregolari (7.470).
Il trend emiliano-romagnolo delle irregolarità accertate è significativo: era il 53% nel 2014, passato al 58,3% l'anno dopo e 62,7% nell'ultimo anno. Modena è comunque la provincia peggiore perché supera le medie regionali nei settori del trasporto e magazzinaggio con 85,26% di irregolarità, poi l'attività immobiliare col 66,7% e l'agricoltura con il 60%. Numeri che suscitano «sconcerto e rabbia, con il lavoro nero e irregolare in settori sensibili e socialmente delicati - dice il sindacalista- sanità ed assistenza privata con 73%, istruzione con 83%,attività professionali con 66,8% di irregolarità».
Tra i dati allarmanti che riguardano la regione, Zavatti elenca 3.322 lavoratori in totale nero, con le province peggiori nell'ordine: Bologna, Reggio Emilia, Modena, Rimini.
L'Emilia Romagna è anche quinta in Italia per i casi di "interposizione illegale di manodopera", anche caporalato, arrivando a 1.097 denunce effettuate (+254%). Sono in crescita le violazioni lavorative così gravi da assumere "rilievo penale": si tratta di 1.605 casi nel biennio. Poi «si aggrava il picco delle false cooperative di servizi per le imprese, con appalti illeciti o affitto abusivo di lavoratori, per l'80% non aderenti alle storiche centrali coop». Il report segnala che nelle ispezioni emergono sempre più imprese che «applicano contratti di lavoro sottoscritti da sindacati non rappresentativi, cioè sindacati di comodo nel 20% dei rilievi».
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