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Platel rilegge con Mahler l’epoca caotica d’inizio 900 In scena a Modena “Nicht Schlafen”

di Maria Vittoria Melchioni
Platel rilegge con Mahler l’epoca caotica d’inizio 900 In scena a Modena “Nicht Schlafen”

MODENA. Al Teatro Storchi  “Nicht Schlafen”: suona come un monito, un avvertimento a non lasciarsi andare all'abbandono del sonno mentre fuori il caos rutilante impera in un'epoca di poche certezze

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MODENA. “Nicht Schlafen” suona come un monito, un avvertimento a non lasciarsi andare all'abbandono del sonno mentre fuori il caos rutilante impera in un'epoca di poche certezze se non quella dell'irrequietezza. E già in questo titolo così duro, come solo un imperativo può essere, si può cogliere quanto Alain Platel abbia voluto esprimere in questa sua nuova produzione che andrà in scena  il 10 marzo alle 21 e l'11 marzo, alle 20 al Teatro Storchi. Il geniale coreografo belga torna in città con la compagnia “Les ballets C de la B” e ha parole molto gratificanti per Modena: «Amo molto questa città il cui pubblico è colto e preparato, ma soprattutto ha una mentalità aperta, pronta a cogliere nuovi linguaggi espressivi senza pregiudizi. Ed è molto simpatico e rassicurante da un lato, incontrare persone che con il tempo sono divenute facce a me note». “Nicht Schlafen” si basa su alcune opere del compositore austriaco Gustav Mahler che sono state la colonna sonora di un'epoca per certi versi non dissimile a quella in cui viviamo oggi, fatta di tensioni, nervosismo, aggressività, ma anche tanta passione e bramosia verso un'armonia ormai perduta. «Ammetto che con Mahler non c'è stato il colpo di fulmine che ho avuto per altri compositori come Bach - spiega Platel - non avvertivo affinità con il mio sentire e quello che la sua musica esprimeva. Era immerso in quell'epoca caotica che ha preceduto il primo conflitto mondiale, con una tensione interna inverosimile. Poi, dopo aver letto il libro di Philipp Blom “The Vertigo Years” (un ambizioso volume sui cambiamenti socio-culturali nei primi anni del Novecento) ho trovato una stimolante chiave di lettura di questa musica, apprezzandola in pieno. Mahler è riuscito a creare un concreto parallelismo tra la quotidianità del suo tempo e la sua produzione. Questa tensione, questa insoddisfazione ma anche la voglia di ritrovare un equilibrio era la combinazione esatta che stavo cercando come immagine espressiva del mio nuovo lavoro». La violenza della musica di Mahler si traduce nei movimenti al limite del crudele che i nove ballerini (otto uomini e una donna) portano in scena. Il ritmo sincopato della musica mahleriana è stato “interrotto” da incursioni nelle stringhe barocche di Bach (compositore “feticcio” per Platel che lui stesso ha definito come il suo Hitchcock personale che fa piccole comparsate in ogni sua coreografia) e mescolato ai suoni della natura o ai canti dei Pigmei abilmente campionati dal compositore belga Steven Prengels, con il quale Platel ha già collaborato. «L'elemento di rottura rappresentato dalla musica tribale africana è un discorso che ho voluto riprendere dalla mia precedente produzione “Coup Fatale” - dice il coreografo - perché incarna perfettamente il contrasto che volevo esprimere, un contrasto che è sì rottura, ma funzionale alla nascita di qualcosa di nuovo». Un'atmosfera straziante, com'è giusto quello che precede un conflitto di portata mondiale, si fa concreta nei corpi dei ballerini, spesso paragonati ai cadaveri che si lascia dietro una guerra, ma anche agli annichiliti esseri che popolano le nostre città sempre più in balia di una realtà virtuale e succubi di una situazione caotica in cui l'arroganza regna sovrana. Non resta che lanciare un disperato monito per salvarsi: “Nicht Schlafen”, non dormite, state allerta.

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