Pavullo. Cadavere in un bagagliaio, i vicini: «Non crediamo al suicidio»
di Daniele Montanari
«Aveva appena ristrutturato casa: perché avrebbe dovuto togliersi la vita?»
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PAVULLO. La tragica morte di Anthony Collinssplatt ha spiazzato tutti nei dintorni del civico 3 di via Filippo Turati, la palazzina bifamiliare dove viveva nella zona artigianale di Budria, periferia sud di Pavullo.
l vicini non riescono a spiegarsi come un uomo estremamente tranquillo e sereno, anche se un po’ riservato, possa aver pensato un giorno di farla finita. Soprattutto perché non pare esserci stato nessun recente sconvolgimento nella vita, per quanto solitaria, che conduceva da quasi vent’anni, pur tra le difficoltà quotidiane legate alle protesi a gamba e braccio legate a un grave incidente in passato. Non è stato possibile però sentire la voce di chi gli abitava di fianco, perché per tutto il giorno la coppia che vive nel lato sinistro della palazzina (una donna di colore e il compagno) sono rimasti fuori casa, forse scossi dal trambusto della giornata di venerdì, conclusasi dopo tutti i rilievi della polizia con un recupero della salma a notte fonda da parte delle onoranze di Renzo Badiali. Tra le case vicine, nessuno si sarebbe aspettato questo epilogo. «Io abito di fronte a lui da 15 anni – ricorda Vincenzo Vitiello – e l’ho sempre conosciuto come una persona molto tranquilla e disponibile: spesso si fermava anche a giocare con mio figlio. Dicono che si è suicidato: non si spiega però un fatto del genere». «Ci sono rimasto molto male – sottolinea Vittorio Grandi – anche perché l’avevo visto ieri l’altro mentre tornava a casa dopo aver fatto come al solito la spesa all’Ecu qua dietro. Aveva una Micra bianca che lo rendeva perfettamente autonomo. Non avrei mai detto che potesse fare questa fine». «È un po’ strano il suicidio – commenta il giovane Marco Capoti – io mi alzo alle 5 e dalla finestra l’ho sempre visto in piedi anche lui a quell’ora, a volte già con le protesi addosso. Difficile pensare che uno così mattiniero sia stanco della vita. Soprattutto perché fino all’8 marzo aveva in casa degli operai per fare dei lavori, con tanto di betoniera fuori: strano che uno che ha intenzione di suicidarsi pensi due giorni prima a ristrutturare casa. A dire il vero degli operai attorno ce ne aveva spesso, per dei lavoretti in giardino e delle pulizie che lui con le protesi non riusciva a fare. Teneva alle sue cose, non sembrava affatto uno che volesse mollare. Poi si sa, nella vita può succedere di tutto». «Lo vedevamo spesso fuori con il suo cagnolino chiaro, un meticcio, a cui era molto affezionato – rimarcano Renato Pettazzoni e Sara Cioni – una persona tranquilla, anche se riservata, certo: non capitava di scambiare molte parole». «L’ho visto anch’io tante volte in giro con la sua bici Graziella modificata con due ruote dietro per trasportare una persona invalida – ricorda Alessandra Roggiani – era un uomo abbastanza attivo». «Faceva spesso dei lavoretti in garage e poi curava l’orto – nota Vecesu Goropceanu – era una persona a cui piaceva fare. Però neanch’io gli ho mai parlato tanto, non conosco la sua storia anche se sapevo che era straniero. Comunque ci si salutava sempre quando ci si incontrava». «L’ho sempre visto vivere da solo – aggiunge una vicina che preferisce non lasciare il nome – ma come carattere era una persona molto disponibile con gli altri e gentile».
l vicini non riescono a spiegarsi come un uomo estremamente tranquillo e sereno, anche se un po’ riservato, possa aver pensato un giorno di farla finita. Soprattutto perché non pare esserci stato nessun recente sconvolgimento nella vita, per quanto solitaria, che conduceva da quasi vent’anni, pur tra le difficoltà quotidiane legate alle protesi a gamba e braccio legate a un grave incidente in passato. Non è stato possibile però sentire la voce di chi gli abitava di fianco, perché per tutto il giorno la coppia che vive nel lato sinistro della palazzina (una donna di colore e il compagno) sono rimasti fuori casa, forse scossi dal trambusto della giornata di venerdì, conclusasi dopo tutti i rilievi della polizia con un recupero della salma a notte fonda da parte delle onoranze di Renzo Badiali. Tra le case vicine, nessuno si sarebbe aspettato questo epilogo. «Io abito di fronte a lui da 15 anni – ricorda Vincenzo Vitiello – e l’ho sempre conosciuto come una persona molto tranquilla e disponibile: spesso si fermava anche a giocare con mio figlio. Dicono che si è suicidato: non si spiega però un fatto del genere». «Ci sono rimasto molto male – sottolinea Vittorio Grandi – anche perché l’avevo visto ieri l’altro mentre tornava a casa dopo aver fatto come al solito la spesa all’Ecu qua dietro. Aveva una Micra bianca che lo rendeva perfettamente autonomo. Non avrei mai detto che potesse fare questa fine». «È un po’ strano il suicidio – commenta il giovane Marco Capoti – io mi alzo alle 5 e dalla finestra l’ho sempre visto in piedi anche lui a quell’ora, a volte già con le protesi addosso. Difficile pensare che uno così mattiniero sia stanco della vita. Soprattutto perché fino all’8 marzo aveva in casa degli operai per fare dei lavori, con tanto di betoniera fuori: strano che uno che ha intenzione di suicidarsi pensi due giorni prima a ristrutturare casa. A dire il vero degli operai attorno ce ne aveva spesso, per dei lavoretti in giardino e delle pulizie che lui con le protesi non riusciva a fare. Teneva alle sue cose, non sembrava affatto uno che volesse mollare. Poi si sa, nella vita può succedere di tutto». «Lo vedevamo spesso fuori con il suo cagnolino chiaro, un meticcio, a cui era molto affezionato – rimarcano Renato Pettazzoni e Sara Cioni – una persona tranquilla, anche se riservata, certo: non capitava di scambiare molte parole». «L’ho visto anch’io tante volte in giro con la sua bici Graziella modificata con due ruote dietro per trasportare una persona invalida – ricorda Alessandra Roggiani – era un uomo abbastanza attivo». «Faceva spesso dei lavoretti in garage e poi curava l’orto – nota Vecesu Goropceanu – era una persona a cui piaceva fare. Però neanch’io gli ho mai parlato tanto, non conosco la sua storia anche se sapevo che era straniero. Comunque ci si salutava sempre quando ci si incontrava». «L’ho sempre visto vivere da solo – aggiunge una vicina che preferisce non lasciare il nome – ma come carattere era una persona molto disponibile con gli altri e gentile».
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